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Questa sezione è dedicata alle riflessioni

Sorprendenti Beghine

Written by marisa sitta On Sabato, 28 Marzo 2020

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Peccato che anche Angelo Jasmeno abbia usato il termine "beghine" nel suo recente scritto sui Corona-Pirlus con il tono spregiativo legittimato dal vocabolario.

Come la quasi totalità delle persone, non poteva sapere che dietro questo nome, BEGHINE, c'è la storia silenziata di un movimento di donne che nel XII e XIII secolo nel cuore dell'Europa hanno aperto una strada nuova e feconda, quella della "santificazione nella libertà".

Le Beghine erano donne religiose che, non volendo essere né spose né monache, hanno scelto di vivere in modo radicale i valori evangelici affrancate dalla tutela maschile. Fuori dal sistema clericale e senza rompere il legame con il mondo.

Hanno dato vita ad un movimento che ha raggiunto grandi numeri (circa duecentomila in Germania la metà del Trecento) strutturato in modi variabili, senza una fondatrice, senza una regola unica; donne libere di gestire i loro beni, di lavorare per mantenersi, abitando nella propria casa o in quartieri a loro riservati vicino a una chiesa.

L'autorità nelle comunità era affidata a una "Maestra" o "Grande dama" eletta per periodi brevi; la rotazione dell'autorità e delle responsabilità era un principio importante.

La loro vita era fatta di preghiera e di lavoro: davano assistenza ai malati e ai bisognosi, facevano scuola a bambini poveri e a ragazze anche di famiglie nobili ; praticavano la musica e le arti.

Leggevano e commentavano i testi sacri in lingua volgare.

Facile immaginare che siano state viste con diffidenza dalle autorità clericali, sospettate di eresia, qualcuna bruciata sul rogo e, col tempo, ricondotte a modalità più consone al sistema di controllo ecclesiastico.

Conveniva al sistema di potere religioso lasciar cadere la memoria di queste scomode donne; connotare il loro nome col discredito e la derisione si è rivelata una strategia utile a cancellarne la memoria.

Per saperne di più c'è un libretto prezioso e di facile lettura intitolato BEGHINE scritto dalla storica Silvana Panciera edito da Il Segno dei Gabrielli.

 

La Pace è un tentativo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 04 Gennaio 2020

Ho partecipato ad alcune marce della pace, pur non essendo pacifista nel modo in cui molti veronesi declinano questo termine.

Mi ha colpito, durante queste iniziative, la latitanza dell’oggi, quasi un rifiuto di affrontare la complessità contemporanea, come se bandiere colorate e inni di lode rappresentassero un antico rito apotropaico.

Oggi il mondo non è sull’orlo di una guerra, il mondo è in guerra permanente e per le solite cose, ma con armi molto più sofisticate. Il dramma della violenza lo avvolge, le contromisure sono difficili, il rischio della vacuità di certe iniziative, altissimo...

La Pace non è un mestiere che garantisce vitalizi, la Pace è un tentativo doloroso che ogni volta va adeguato ai tempi ed al progresso. La Pace non è immobile, né si può custodire dentro un mobile di casa, in un cassetto impolverato come una banconota destinata a finire fuori corso. E questo riguarda anche il movimento verde diversamente declinato che porta diritto all’eredità di Alex Langer, lui che alla successione di famiglia volle rinunciare...

Il movimento ecologista e pacifista a Verona dovrebbe sì rimettersi in marcia, ma sull'attualità; nel piccolo contestando le politiche inquinanti “centovetrine” della matassa consociativa che domina città e provincia, nel grande sulla comprensione dei fenomeni, che non sempre rispondono "amen" alla litania del “cessate il fuoco”, come sulla questione Curda.

“Certo, un'azione di forza per ristabilire un minimo di legalità internazionale può essere solo un primo passo, pre-condizione di ogni ulteriore soluzione politica”.

Sono parole di Alex Langer, in un articolo del 1995 nel quale chiese, fuor di metafora, un intervento armato della NATO in Bosnia montivandolo con la difesa dei più deboli, a qualunque etnia essi appartenessero.

Io penso che il migliore alleato della Pace sia il dubbio, il porsi domande alle quali abbiamo paura di rispondere, non basta più sventolare buoni propositi su strade fredde in faccia ai volti assenti dei passanti...

  
Langer - Tuzla

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Buon Natale, Raminghi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

Mi rendo conto che per molti concittadini/e questo blog è un atto di superbia, per loro ciascuno deve posizionarsi là dove il destino, il censo, o i “capi” hanno deciso.

I Raminghi come me, e come una parte rilevante di voi che mi leggete di nascosto, non hanno mai avuto un luogo “assegnato”, anzi siamo aberrazioni che non dovrebbero nemmeno presentarsi.

La città di Verona è attraversata da un narrazione di sé che mi fa, sinceramente, ribrezzo. Nella vulgata è la città dell’amore: opulenta, tranquilla, paciosa. Ma noi Granpassi la scorgiamo da tutt’altra angolazione e non possiamo distogliere lo sguardo, per citare Tolkien, dall’occhio di Sauron e dalla sua dimora nella Terra di Mezzo. Non è poi così difficile distinguere, se ci si affida ad uno sguardo sincero, la torre fiammeggiamente di Barad-dûr.

Lui ci vede e noi lo vediamo, ma molti amici e amiche preferiscono ignorarne l’esistenza ed esserne, a sua volta, ignorati.

Che io sia matto è chiaro come il sole oppure, ribaltando il punto di vista, Lo sono quelli che hanno una risposta per tutto, un cassettino o un mantra dietro al quale nascondere ogni questione irrisolta, coloro che non tollerano contraddizioni, conflitti, o cambiamenti. Citando un poeta greco: i tiranni li odio tanto, tanto quanto ho schifo di loro.

Ritengo pertanto di avere diritto di scrivere quello che penso, anche se non ho il timbro del Ministero della Cultura Popolare, anzi esattamente in virtù di questo.

Solo dalle periferie esistenziali, dalle marginalità della Contea, potranno giungere pensieri innovativi, ma è anche compito di ciascuno/a di noi mettere da parte il Ramingo che siamo finiti/e per diventare e assumerci la responsabilità di ciò che siamo nati per essere.

    linkarancio
granpasso  raminghi

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