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Questa sezione è dedicata alle riflessioni

Votare SI', perchè no?

Written by marisa sitta On Lunedì, 14 Settembre 2020

parlamentodeserto

Ricevo e pubblico, nello spirito pluralista di Albicokka, un contributo per il SI' al referendum sul taglio dei Parlamentari.

Non suscita entusiasmo questo referendum sulla legge che riduce il numero dei parlamentari, ma a votare è sempre giusto andarci, secondo me, e fare la propria scelta.

Ho letto diversi interventi di persone competenti, alcune a favore del sì, altre del no e alla fine gli argomenti per il sì mi sono sembrati più chiari e convincenti.

Ne elenco alcuni:

- La legge sul taglio dei parlamentari è stata approvata circa un anno fa dal Parlamento quasi all’unanimità e molti che l’hanno votata subito dopo si sono attivati per indire il referendum abrogativo. Non è serio.

- E’ dai lontani tempi della bicamerale di D’Alema che aspetto invano, come tanti cittadini, una riforma sensata del nostro sistema istituzionale che non funziona e va sempre più degenerando.

La riduzione del numero tocca solo un aspetto e da sola sicuramente non basta, ma è un inizio concreto che dovrebbe spingere i nostri rappresentanti ad altre necessarie modifiche.

- E’ vero che il risparmio previsto è piccolo, ma poco è meglio di niente.

- Riducendone il numero, si può sperare (forse illudersi) che i parlamentari futuri siano scelti dai partiti anche per competenza ed onestà e non solo per fedeltà al capo; inoltre i lavori in aula e nelle commissioni potrebbero essere organizzati in modo più snello ed efficiente.

La garanzia che questo succederà non c’è, ma la desolazione dello spettacolo dei lavori parlamentari a cui assistiamo legittima il tentativo di ridurre il male.

- Non vedo nella riduzione dei nostri rappresentanti a 400 deputati e 200 senatori i grandi rischi per la democrazia paventati dai dai sostenitori del no.

Finora abbiamo sperimentato che non è la quantità a garantire una efficace rappresentanza.

Marisa Sitta

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Elogio dell'indipendenza

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 07 Agosto 2020

giovannicaboto

Tanto tempo fa fui assunto in un’azienda prestigiosa, in una posizione qualificata. In seguito a questo venni avvicinato da una persona che conoscevo in quell’ambiente ed egli mi pose la seguente domanda: “Tu, di chi sei?”…

Io ero giovane e mi ci volle un po’ a comprendere il significato di quella richiesta, perché la preoccupazione di questa persona non era comprendere la mia linea filosofica, il mio pensiero politico o la mia fede religiosa, ma la banda a cui appartenevo.

Alla mia risposta, che mi parse ovvia: “Di nessuno”, il suo volto si allargò in un sorriso di compatimento: “Vedi, non è possibile da queste parti, o mi racconti una bugia oppure, semplicemente, non te lo hanno ancora rivelato”.

E’ una storia vera e chiarisce quanto in questa città conti l’appartenenza familistico-clientelare. Un tempo essa ebbe contaminazioni ideologiche, ma adesso è mutuata in una ragnatela di interessi che vedono ancora la famiglia, nel senso romano di gens, come perno del sistema. La questione del nomen gentilitium, della cordata competitiva, è un “mood” che connatura e avvelena la nostra convivenza civile ed economica.

Se la marchetta la fanno gli altri, sono disonesti, ma se metti la firma (o il tuo voto) su un progetto discutibile, ma dove partecipano anche i tuoi o le tue associazioni e aziende "di area", fossi anche Torquemada, scatta subito l’indulgenza plenaria e il “caso di necessità” diventa occasione di autoassoluzione.

Questo lo dico ai miei amici, sempre presi dall’ansia dei risultati e della concretezza, anche nell’ambito del sociale. Come non sapessero che per qualunque proposizione, anche rendere vincente una squadra di calcio, occorrono anni, a parità di condizioni (perché i soldi per comprare Cristiano Ronaldo non ce li abbiamo).

Nessun progetto ha fondamenta resistenti, se si velocizza grazie alla “generosità” pelosa di un ”pater familias”, di qualunque natura esso sia.

Rivedo sui volti di alcune persone, che peraltro mi vogliono bene, la stessa espressione di quell’antico interlocutore, perché di qualcuno dovrò pur essere e se mai non lo fossi la cosa risulterebbe preoccupante. Avrebbero riposto fiducia in un sognatore inaffidabile, convinto che oltre l'oceano si celino cieli nuovi e terre nuove da esplorare, mentre lo sanno tutti che la Terra è piatta!

La risposta è sempre quella di trenta anni fa perciò rassegnatevi, si può vivere raminghi, con un po’ di fatica e accettando i compromessi strettamente necessari per prendere il mare, ma sempre da uomini liberi.

Nella foto Giovanni Caboto, esploratore e icona del Blog di Albicokka...

 

Anima Grigia

Written by angelo jasmeno On Domenica, 14 Giugno 2020

animagrigia

Quando scrissi Anima Grigia nel 2006 e ne parlò la stampa veronese, un politico locale, adesso importante, lo definì un: “Romanzo di Fantascienza”.

Forse leggendo l'Espresso di oggi potrebbe ricredersi, ma la storia travalica “la città dell'amore”, cercando di cogliere i nodi di un potere che buca la narrazione penetrando inopinatamente nella realtà.

Scelgo di riproporlo adesso perchè è ora e lo faccio in uno di quei siti lillipuziani che sostengo con contenuti e risorse mie (Damanto) nei quali, con argomenti ed ascolti diversi, dibattiamo di politica, religione e letteratura.

Mi rendo conto che la “legittimazione sociale” sia di ostacolo a una loro diffusione più capillare, io non vado in televisione né ho migliaia di follower, anche per gli argomenti che tratto, ma vi sento molto presenti nelle visualizzazioni e potrebbe capitare, un giorno o l'altro, che cominciaste a condividere con altri/e quella che non è autopromozione ma un semplice desiderio di confronto e verità.

Il protagonista di questo romanzo, Angelo Jasmeno, è un giornalista del sud che potrebbe somigliare a Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso nel gennaio 1979 dai corleonesi, perchè fiutava una pista buona e ne scriveva senza ritegno.

Lui aveva capito come funzionava, era un ottimo analista sociale che si peritava di mettere insieme indizi, rivelazioni, carte giudiziarie e amministrative e imbastirci una storia.

Quello che non capiscono molti amici e amiche è quanto sia importante regalare una contro-narrazione agli eventi delle nostre città, proporre nuovi personaggi, idee, fascinazioni...

La retorica del “Noi non siamo come loro” o “Noi lo faremmo meglio” non regge se i nostri racconti, i nostri sogni, non si discostano dai "loro".

Ho scelto la strada di un Podcast, semplice, originale e multistrato che può essere ascoltato agevolmente puntata dopo puntata ed evocare sentimenti e contesti che in molti sentiremo risuonare come i "nostri".

Ringrazio che mi ha voluto aiutare, prima passando la storia alla radio ed ora, riveduta nei modi e nei tempi su una piattaforma più adatta allo Smartphone.

Cosa c'entra Albicokka? Beh senza Angelo e le sue avventure semplicemente essa non esisterebbe.

 
 podcast

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Flavio e noi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 07 Giugno 2020

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Io ritengo che Flavio Tosi sia un politico scaltro e moderno, ma egli rappresenta, per i progetti urbanistici che ha portato avanti e le persone che si è scelto come sodali, l’antitesi del mio modo di intendere la politica e la vita.

La sua esuberanza fisica (il bagno nel lago il primo dell’anno), la sua memoria fotografica (capace di ricordare il tuo nome a distanza di anni), l’abilità nell’entrare in empatia con discorsi facili e mirati praticamente con chiunque, lo hanno reso il beniamino di molti veronesi, ma in lui si specchia (è un'opinione politica) una platea in odore di nichilismo neoliberista, dove il “carpe diem” ha preso il posto di qualunque altra credenza.

Sui social locali, quando qualcuno si richiama alle regole e al senso comune, diversi concittadini rispondono: “Tu vivi male”. Lo capisco, il loro immaginario è un piccolo baule di pulsioni, accatastato tra il tinello e il cassonetto.

Un'inchiesta chiama in causa l’ex sindaco come indagato per peculato. Per me giudizio politico e giudizio penale sono cose diverse. Si vedrà, ma questa vicenda non aggiunge e non toglie nulla all’andazzo esistente, anche perché la città che conta, al solito, ha risposto con una scrollata di spalle.

Non vorrei che anche questa volta, fatta salva la presunzione d’innocenza, ci si fermasse sulla soglia del caso isolato, come è già avvenuto nel recente passato, mentre è un intero sistema, non solo di eletti ed elettori e non solo tosiano, che andrebbe messo in discussione.

Esiste una scuola, nel mondo della sinistra veronese, che insiste sulla necessità di trovare nella destra la sponda per arrivare al governo della città.

La domanda è: con le politiche ed il mondo di Tosi il centrosinistra si può alleare in modo strategico, come è avvenuto già in alcuni comuni della provincia?

Io non ho dimenticato, al proposito, l’endorsement dell’allora segretario nazionale democratico Matteo Renzi il 23 giugno del 2017 a Patrizia Bisinella, compagna e candidata sostenuta da Tosi alle ultime elezioni comunali.

La risposta dovrebbe venire naturale...

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A te che non sei più mia Sorella

Written by angelo jasmeno On Sabato, 23 Maggio 2020

radioaut

Cara sorella, ho saputo che ieri sei andata a rendere omaggio alla casa-museo di Peppino impastato. Bel gesto, complimenti, peccato che di quello che succede nella tua città, che non è Cinisi, tu non voglia accorgerti di nulla.

D’altra parte sei stata sempre la prima della classe, ossequiosa all'autorità. Ricordo il tuo astuccio così lindo e pulito da provocare invidia la mattina, prima di andare a scuola: colori a matita, pennarelli, matita, gomma, temperino, forbici, righello. Tutti gli oggetti al loro posto, tutto in ordine, mentre io faticavo a tenere insieme la mia roba, disordinato com’ero…

Delle cose che scrivo qui so che hai un certo ribrezzo, perché non ho nessuna certificazione del bel mondo che tanto ambisci a conquistare. Non ho la tessera di giornalista, la stessa che fu conferita a Peppino solo 20 anni dopo la sua morte.

Che razza di presunzione paragonarsi? Allora parliamoci chiaro: il Peppino Impastato in carne ed ossa, quello che venne infangato come terrorista, il “comunista”, quello che faceva casino su "Tano Seduto" nello stanzino di Radio Aut, tu a suo tempo non l’avresti nemmeno sfiorato, perché posti e persone come quelli rappresentano la tua antitesi morale.

Hai una profonda ansia di zittire tutto ciò che non si intona ai tuoi colori, perché altrimenti dovresti ammettere che ne esistono degli altri che nel tuo astuccio non ci entrano, nè ci vogliono entrare.

Quello che voglio suggerirti, e per l’ultima volta, è che loro, i criminali, sono qui, nel tuo perimetro di persona per bene. Tu che separi il secco dall’umido e ti dai dell’ambientalista, tu che popoli un IBAN e ti dai della volontaria. Loro ci parlano all’orecchio, continuamente e io percepisco il loro fetore, quel respiro gelido sulla nuca e mi domando: come fai a non accorgertene?

Non hanno il volto di Toto û Curtu, anzi, sono ineffabili e profumati colletti bianchi che hanno studiato nelle scuole migliori, conoscono ogni dettaglio della burocrazia e hanno una montagna di soldi, frutto di immani sofferenze umane, grazie ai quali drogano il mercato, scacciano le aziende buone praticando prezzi impossibili, sfruttano le debolezze di un sistema economico che verrà reso ancora più fragile dalla Pandemia.

Qui al nord non ammazzano, ma cancellano, come la tua gomma immacolata che ancora custodisci da qualche parte. Ti suggerico la lettura di ZERO ZERO ZERO di Roberto Saviano, anche se immagino tu preferisca qualcosa tipo ESSERE MIGLIORI di Vito Mancuso.

Quando verrà il mio momento, spero tardi e per cause naturali, non voglio il tuo nome sul necrologio, perché disconosco la nostra consanguineità.

Se qualcuno volesse conferirmi qualcosa gli suggerisco la maglia di Esteban Cambiasso, straordinario e sottovalutato centrocampista dell’Inter del Triplete, almeno lui, a differenza di te e del tuo mondo perfetto, mi ha dato qualche soddisfazione.

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Buona Pasqua Raminghi/e

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Aprile 2020

pasqua2020Che farò, che farò, alle tre del pomeriggio e poi... E' Pasqua! Dedico a tutti i gruppi di Albicokka, sulle diverse piattaforme digitali, una struggente canzone di Ivan Graziani 

Rifiuti Speciali

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Aprile 2020

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Vorrei condividere con voi il soggetto di un prossimo romanzo "Rifiuti Speciali" che potrebbe rappresentare la chiusura della trilogia di Griza, dopo "Anima Grigia" e "Piazza Vescovado".

SOGGETTO:

Nella periferia est della città di Griza appartenente alla opulenta regione di Vegonia, esiste una grande discarica che opera da decenni al riparo di ogni controllo, per il semplice motivo che i rifiuti sono un problema drammatico e nessuno sa dove metterli. Nel contempo si tratta di un affare miliardario e non vi è modo di sapere cosa si nasconda veramente sotto gli enormi teli verdi che ricoprono i cumuli di immondizia.

A dire la verità, un consigliere regionale è riuscito a recuperare alcuni 'X Files' che riporterebbero dati assai preoccupanti sul sito, ma giacciono dimenticati nel cassetto di qualche Procura.

Il management che gestisce l'impianto, costituito da colletti bianchi al di sopra di ogni sospetto e infarcito di relazioni a 360 gradi, sia nella politica che nella burocrazia, sa che la misura è colma e allora avvia un processo di ampliamento che porta la discarica ad oltre due milioni di metri cubi, in un'area fragile, carica di risorgive. Nel contempo però, a pochi metri, viene presentato un progetto parallelo di attività siderurgica per il recupero di materiali metallici pericolosi dai rifiuti e poi, guarda caso, dall'altra parte della strada è in ripristino un antico inceneritore dismesso dove, recuperato ciò che si può recuperare, si preparerà combustibile 'legale' da bruciare nei cementifici. Nel senso: 'Nel mio giardino no, ma nei tuoi pomloni, sì'. 

Jasmeno che ha un fiuto infallibile per le verità nascoste e i guai, anche perchè dotato di adeguate competenze finanziarie, non ci mette tanto a unire i fili dei tre progetti ed a capire che il punto debole sta nei controlli, nel senso che controllati e controllori appartengono alla stessa famiglia, intesa in senso lato.

Non si può partire dall'idea che il Padrone sia disonesto, ma si può certamente presumere che operi per il maggior profitto ed a questo servirebbero la politica e i servizi pubblici: a verificare, riequilibrare, mitigare, redistribuire...

In questa vicenda sono implicati tanti uffici, tante competenze e codicilli che solo il 'De Santis' di turno, consigliere comunale che sta sveglio la notte per leggersi le carte, è in grado di controbattere alla batteria di avvocati e lobbisti che circondano questo costituendo 'Distretto dei Rifiuti'. La sua attività viene però vanificata da alcuni suoi colleghi politici, di maggioranza e opposizione, che non vedono l'ora di esaltare il sito come un 'modello europeo' e di farsi fotografare sul posto, meglio se in compagnia di qualche membro del governo in carica.

Jasmeno si illude di contare sulle associazioni locali per cercare la verità ma, appena mette il naso fuori, accadono eventi molto strani: un camion gli taglia la strada, nella casa dei suoi amici si verificano episodi di 'autocombustione', gli stessi comitati entrano in crisi iniziando a litigare, qualcuno chiude.

Il Climax della storia si verifica quando una delle persone di cui Jasmeno si fidava di più in realtà si mostra per quello che è, un Giuda, simpatico e affabile, ma sempre Giuda, un infiltrato del sistema che trafuga le sue carte e le consegna al 'nemico'.
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Il finale non ve lo dico, devo ancora scriverlo.

Si tratta di fantasia, non preoccupatevi, siamo tutti brave persone, di quelle che non si farebbero mai mettere una bomba ecologica sotto al culo senza emettere un fiato, pronte a marciare, in un garrire di bandiere, per un albero tagliato e la pace nel mondo. Sì, possiamo restarcene tranqulli, da noi le zone grigie non esistono.

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Sorprendenti Beghine

Written by marisa sitta On Sabato, 28 Marzo 2020

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Peccato che anche Angelo Jasmeno abbia usato il termine "beghine" nel suo recente scritto sui Corona-Pirlus con il tono spregiativo legittimato dal vocabolario.

Come la quasi totalità delle persone, non poteva sapere che dietro questo nome, BEGHINE, c'è la storia silenziata di un movimento di donne che nel XII e XIII secolo nel cuore dell'Europa hanno aperto una strada nuova e feconda, quella della "santificazione nella libertà".

Le Beghine erano donne religiose che, non volendo essere né spose né monache, hanno scelto di vivere in modo radicale i valori evangelici affrancate dalla tutela maschile. Fuori dal sistema clericale e senza rompere il legame con il mondo.

Hanno dato vita ad un movimento che ha raggiunto grandi numeri (circa duecentomila in Germania la metà del Trecento) strutturato in modi variabili, senza una fondatrice, senza una regola unica; donne libere di gestire i loro beni, di lavorare per mantenersi, abitando nella propria casa o in quartieri a loro riservati vicino a una chiesa.

L'autorità nelle comunità era affidata a una "Maestra" o "Grande dama" eletta per periodi brevi; la rotazione dell'autorità e delle responsabilità era un principio importante.

La loro vita era fatta di preghiera e di lavoro: davano assistenza ai malati e ai bisognosi, facevano scuola a bambini poveri e a ragazze anche di famiglie nobili ; praticavano la musica e le arti.

Leggevano e commentavano i testi sacri in lingua volgare.

Facile immaginare che siano state viste con diffidenza dalle autorità clericali, sospettate di eresia, qualcuna bruciata sul rogo e, col tempo, ricondotte a modalità più consone al sistema di controllo ecclesiastico.

Conveniva al sistema di potere religioso lasciar cadere la memoria di queste scomode donne; connotare il loro nome col discredito e la derisione si è rivelata una strategia utile a cancellarne la memoria.

Per saperne di più c'è un libretto prezioso e di facile lettura intitolato BEGHINE scritto dalla storica Silvana Panciera edito da Il Segno dei Gabrielli.

 

La Pace è un tentativo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 04 Gennaio 2020

Ho partecipato ad alcune marce della pace, pur non essendo pacifista nel modo in cui molti veronesi declinano questo termine.

Mi ha colpito, durante queste iniziative, la latitanza dell’oggi, quasi un rifiuto di affrontare la complessità contemporanea, come se bandiere colorate e inni di lode rappresentassero un antico rito apotropaico.

Oggi il mondo non è sull’orlo di una guerra, il mondo è in guerra permanente e per le solite cose, ma con armi molto più sofisticate. Il dramma della violenza lo avvolge, le contromisure sono difficili, il rischio della vacuità di certe iniziative, altissimo...

La Pace non è un mestiere che garantisce vitalizi, la Pace è un tentativo doloroso che ogni volta va adeguato ai tempi ed al progresso. La Pace non è immobile, né si può custodire dentro un mobile di casa, in un cassetto impolverato come una banconota destinata a finire fuori corso. E questo riguarda anche il movimento verde diversamente declinato che porta diritto all’eredità di Alex Langer, lui che alla successione di famiglia volle rinunciare...

Il movimento ecologista e pacifista a Verona dovrebbe sì rimettersi in marcia, ma sull'attualità; nel piccolo contestando le politiche inquinanti “centovetrine” della matassa consociativa che domina città e provincia, nel grande sulla comprensione dei fenomeni, che non sempre rispondono "amen" alla litania del “cessate il fuoco”, come sulla questione Curda.

“Certo, un'azione di forza per ristabilire un minimo di legalità internazionale può essere solo un primo passo, pre-condizione di ogni ulteriore soluzione politica”.

Sono parole di Alex Langer, in un articolo del 1995 nel quale chiese, fuor di metafora, un intervento armato della NATO in Bosnia montivandolo con la difesa dei più deboli, a qualunque etnia essi appartenessero.

Io penso che il migliore alleato della Pace sia il dubbio, il porsi domande alle quali abbiamo paura di rispondere, non basta più sventolare buoni propositi su strade fredde in faccia ai volti assenti dei passanti...

  
Langer - Tuzla

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Buon Natale, Raminghi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

Mi rendo conto che per molti concittadini/e questo blog è un atto di superbia, per loro ciascuno deve posizionarsi là dove il destino, il censo, o i “capi” hanno deciso.

I Raminghi come me, e come una parte rilevante di voi che mi leggete di nascosto, non hanno mai avuto un luogo “assegnato”, anzi siamo aberrazioni che non dovrebbero nemmeno presentarsi.

La città di Verona è attraversata da un narrazione di sé che mi fa, sinceramente, ribrezzo. Nella vulgata è la città dell’amore: opulenta, tranquilla, paciosa. Ma noi Granpassi la scorgiamo da tutt’altra angolazione e non possiamo distogliere lo sguardo, per citare Tolkien, dall’occhio di Sauron e dalla sua dimora nella Terra di Mezzo. Non è poi così difficile distinguere, se ci si affida ad uno sguardo sincero, la torre fiammeggiamente di Barad-dûr.

Lui ci vede e noi lo vediamo, ma molti amici e amiche preferiscono ignorarne l’esistenza ed esserne, a sua volta, ignorati.

Che io sia matto è chiaro come il sole oppure, ribaltando il punto di vista, Lo sono quelli che hanno una risposta per tutto, un cassettino o un mantra dietro al quale nascondere ogni questione irrisolta, coloro che non tollerano contraddizioni, conflitti, o cambiamenti. Citando un poeta greco: i tiranni li odio tanto, tanto quanto ho schifo di loro.

Ritengo pertanto di avere diritto di scrivere quello che penso, anche se non ho il timbro del Ministero della Cultura Popolare, anzi esattamente in virtù di questo.

Solo dalle periferie esistenziali, dalle marginalità della Contea, potranno giungere pensieri innovativi, ma è anche compito di ciascuno/a di noi mettere da parte il Ramingo che siamo finiti/e per diventare e assumerci la responsabilità di ciò che siamo nati per essere.

    linkarancio
granpasso  raminghi

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