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Questa sezione è dedicata al Pianeta

La Resistenza di Adesso

Written by angelo jasmeno On Sabato, 25 Aprile 2020

sovranismo

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Io lo so cosa sia un nazista. Mi è stato spiegato per filo e per segno da mio padre, scampato per uno scherzo del destino alla strage di Lasa (Val Venosta) il 2 maggio del 1945, mentre i miei nonni in lacrime erano già convinti di averlo perduto a 16 anni.

Ci tenne, il mio compianto papà, appena avevo conquistato un barlume di ragione, a spiegarmi che cosa significasse trovarsi di fronte a quelle divise grigio-verdi, dell’assenza di vie di uscita o patteggiamenti possibili. Poi, e questo mi è rimasto impresso più di ogni cosa, mi spiegò a cinque anni che cosa avessi dovuto fare dell’ultimo colpo rimasto in canna, se circondato.

Sembra strano, o forse un po’ crudele raccontarlo ad un bambino, ma ho sempre avuto la sensazione che lui avesse l’urgenza, o temesse, che un giorno o l’altro, in una forma magari diversa, loro sarebbero ritornati.

Si fa un bel parlare di dopoguerra, ma non si può dimenticare che nella nostra bella Europa abbiamo vissuto diverse ostilità, alcune particolarmente sanguinose, dopo la seconda guerra mondiale. Come non ricordare i fatti di Ungheria e la Primavera di Praga, i conflitti Jugoslavi che hanno portato alla morte prematura di più di 130.000 persone, per non parlare dell’Ucraina (guerra del Dombass), del disfacimento cruento dell'impero Sovietico e degli irredentismi diffusi, cito su tutti quello Nordirlandese cagione, a suo tempo, di migliaia di morti che arde ancora sotto la cenere.

Il lato oscuro dell’Umanità si riorganizza sempre, questo forse voleva significare mio padre e occorre essere preparati, perché basta un inciampo della storia e forse uno ne stiamo vivendo proprio ora, a cambiare nel tempo di un amen le carte in tavola nelle vicende del Pianeta.

continuabk

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La Fase boh

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Aprile 2020

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Come ci racconta l’attore veneto Natalino Balasso siamo nell’era dell’enunciazione. Telegiornali, pubblicità, politici, attori, cantanti e comici toscani hanno iniziato la campagna promozionale: “Riapriamo l’Italia”.

Sono frastornato: il commissario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, che viene dalla Deloitte e non da un centro sociale afferma: “Senza la salute e la sicurezza la ripresa economica durerebbe come un battito di ciglia. Bisogna continuare a tenere in equilibrio questi due aspetti, alleggerire progressivamente le misure di contenimento, garantendo sicurezza e salute di un numero massimo di cittadini possibile. No a improvvisazioni ed estemporaneità”.

Ma noaltri gavemo Zaia e Mantoan e ad oggi è difficile capire cosa significhi che il lockdown, come dise el presidente: “Non esiste più”. Se è proprio così, possiamo organizzare un Party?

Eppure vi sono dottori sul territorio che, dopo 60 giorni di lotta contro il Corona Virus, il primo tampone l’hanno fatto ieri. Strano, in TV un mese fa si parlava della: “Campagna a Tappeto”…

Siamo nel regno dell’enunciazione ma, lasciatemi dire, se certi giornalisti si ponessero delle domande non potrebbero ripetere a nastro che si potrà lavorare in fabbrica: “Rispettando il distanziamento sociale e con gli adeguati dispositivi”. Hanno la minima idea di come sono fatte le fabbriche italiane?

Nelle grandi aziende dove il sindacato è ancora presente e conta qualcosa si prenderanno dei provvedimenti, ma nelle piccole e medie aziende, nei luoghi dove l’Imprenditore è anche Padrone (c’è una differenza tra essere l’uno o l’altro che si chiama responsabilità sociale) o nelle realtà sommerse del subappalto chi si farà carico degli eventuali controlli?

Ho l’impressione che per riaprire la “Stanza dei Schei” ci sia chi ha già messo in conto un prezzo umano molto alto, specialmente se a pagarlo saranno i poareti, mentre el sior si rifugia nel suo chalet di Zermatt.

Questo è sempre avvenuto e accadrà ancora, ma non può accadere per sempre...

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Sorry, We Missed You

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 20 Gennaio 2020

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Se decidete di andare a vedere l’ultimo film di Ken Loach portatevi il Maalox Plus.

Mi hanno colpito alcuni pensionati nostrani alla fine della proiezione, che tra di loro bofonchiavano: “Ma è una cosa possibile? Bah, forse solo in Inghilterra”…

Non si accorgevano di fare il verso ad una scena del film: la moglie del protagonista, pagata a cottimo per la cura degli anziani, alla dodicesima visita domiciliare sente la paziente affermare: “Ma l’orario di otto ore?”…

Senza rivelarvi la trama, posso dirvi che si tratta della storia di un povero cristo che, nel tentativo di sfilarsi di una vita di precarietà come muratore, giardiniere, idraulico partime, prova a “mettesi in proprio” comperando un furgone, lavorando per (loro dicono “con”) quella mega struttura logistica, ma anche politica, che è l’universo dell’acquisto on line.

Firma un contratto carico di “opportunità”, che richiede poi una disponibilità totale e dove i rischi (l’incidente, la malattia, il furto) sono scaricati su di lui, ecco cosa significa “autonomo” e non ci sono sindacati, partiti, istituzioni che lo difendano dal suo senso di inadeguatezza e da una fatica invalidante.

L’Italia è piena di queste situazioni, di imprenditori di se stessi sulla carta, di cui nessun telegiornale parla e mediatori che “distribuiscono lavoro” a pedaggio, in una giungla di subappalti.

E questo andazzo è accompagnato da depressione, orari impossibili, speranze vanificate, famiglie che vanno in pezzi sotto il peso della precarietà e dell’assenza.

Per consolarmi ho letto il Manifesto delle 6000 Sardine, ma di questi argomenti non ho trovato traccia, magari loro nuotano in un mare diverso...

Faccio parte di una generazione che mise in discussione le distorsioni della globalizzazione e fu “interrotta” alla scuola Diaz, il 21 luglio 2001.

I problemi sollevati dal regista inglese sono seri: Il fascismo, nella sua forma realizzata, è passato, mentre il "Moloch" si aggira sereno tra noi.

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Navi Cargo e pacchi regalo

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

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Nelle ultime settimane è stata citata la Nave come alternativa “ecologica” ad altri mezzi di trasporto pesante, ma è difficile immaginare stronzata più puntuale (a meno che non ci si riferisca a velieri e pedalò).

Secondo diverse fonti autorevoli (si consultino gli allegati in calce), un Cargo porta container consuma quanto milioni (sì, avete capito bene) di automobili, basta un centinaio di queste navi per inquinare più di tutto il parco auto mondiale.

Oggi, le navi Cargo continuano a solcare gli oceani sfruttando carburanti (olio pesante, bunker oil) il cui tenore di zolfo può raggiungere addirittura il 3,5%: a parità di distanza percorsa una nave da crociera emette inquinanti atmosferici pari a 5 milioni di automobili.

A Genova, ad esempio, sono state evidenziate concentrazioni molto elevate di particolato ultrafine, superiori addirittura a 40 volte quelle registrate in zone con aria pulita, mentre a Venezia, secondo l’Associazione “Cittadini per l’aria”, le emissioni di zolfo delle grandi navi arriva a 20 volte la quantità dello stesso inquinante prodotta dalle automobili nell’intera area comunale, Marghera e Mestre comprese.

E’ un problema molto serio, ma sul trasporto marittimo si basa una parte rilevante, se non strategica, dell’economia globale. Si produce a costi bassi, si trasporta a costi bassi, si rischia la vita a costi bassi, sia nelle fabbriche, magari situate in regioni remote e senza democrazia, sia sulle navi che affondano con una certa frequenza portandosi dietro i loro marinai.

Dunque quello splendido “crunch” che udiamo quando apriamo il pacco che un povero cristo ci consegna, smistato a tempo di record da un altro povero cristo, confezionato (può succedere) da una persona priva dei diritti più elementari non rappresenta sempre una “festa”, anzi, potrebbe essere l’ultima stazione di una filiera indecente.

Grandi esportatori internazionali, come la Maersk, si stanno ponendo il problema, ma la soluzione, purtroppo, non è ancora dietro l'angolo.

     

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