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biomassa

Se parliamo di economia circolare è importante sapere che fine fanno gli alberi e le ramaglie abbattuti dalle tempeste o dagli esseri umani per fare spazio ai cantieri, all’interno della città di Verona.

La legislazione applicata è assai complessa e le norme italiane ed europee, come spesso avviene, sedimentano le une sulle altre, determinando una vera e propria “giungla legislativa” di interpretazioni in particolare per “rifiuti vegetali provenienti da aree verdi urbane, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” che sono spesso trattati come rifiuti.

La domanda che mi pongo è precisa: esiste un’economia parallela legata allo smaltimento delle piante cadute o abbattute nei cantieri e, quando si tratta di legno pregiato, esso viene conferito in discarica? Altrimenti, chiedo, esso finisce nel cosiddetto “cippato” valorizzato in biomassa, o nel Combustibile Solido Secondario, nelle Falegnamerie o presso qualche Legnaia?

Quanto costa il taglio al Comune, quanto il trasporto e quanto può ricavare il privato da un quintale di materiale, magari suddiviso tra legno pregiato e “ramaglie”?

Se esiste un valore aggiunto legato agli alberi caduti, allora si è creato un mercato. Ammesso e non concesso quanto appena affermato, una sorta di mano morta spingerebbe verso una maggiore caducità delle piante, in un tempo dove la “sicurezza” preventiva, per un albero magari recuperabile, può fare premio sulla salute collettiva, almeno nei tempi medi.

Sappiamo tutti che i grandi cantieri mal tollerano gli alberi e le loro radici. Tutto ciò che può essere asportato e valorizzato (ad esempio la ghiaia) talvolta prende strade impervie e sconosciute. Per questo va chiesto alle persone che si preoccupano del perché il platano davanti a casa è scomparso e alle associazioni che desiderano più equilibrio ambientale, di non limitarsi al climax (il taglio), ma di produrre uno sforzo di cultura e verità, guardando all'intero processo. Per dirla con Bergoglio nell'ultima enciclica, qui: “È la realtà stessa che geme e si ribella…”.

E se si risale alle origini del problema ci si potrebbe ritrovare tra le sterpaglie degli affari e magari imbattersi in qualche amico insospettabile. Siamo disposti ad entrare nei dettagli, a travalicare la semplice indignazione privata?

Vorrei si smettesse, per rispetto, di esaltare, nei nostri incontri, i difensori delle foreste in luoghi remoti, assassinati sistematicamente dai signori delle materie prime. Siamo disposti a pagare almeno un decimo del prezzo del loro sacrificio? No? Allora lasciamo perdere.

Con le mozioni dei buoni sentimenti non si muove una paglia, semmai, come ampiamente provato, la si lascia ardere il più a lungo possibile.

   

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