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In questi giorni di emergenza, tra i tanti aspetti che emergono dal mare ritirato della socialità, c’è la figura del deficiente prossimo.

A partire dai pretoriani di facebook che distribuiscono consigli alla ca**o. Tipo quelli che invitavano ad accalcarsi in piscina “perché c’è il cloro” in piena emergenza, dimenticando che esistevano gli spogliatoi e i bar interni (purtroppo) aperti.

Segue quello che va in gita al supermercato con tutta la famiglia, in gemellaggio, nella stupidità, con chi lo fa entrare con il pullman. Ci sono supermarket che, in seguito a segnalazioni e per senso di responsabilità, hanno operato secondo le regole ed altri che sono stati più laschi sulle distanze, per usare un eufemismo.

Parliamo del ristoratore che tenne aperto oltre le 18.00 facendosi beffe delle normative, assieme a numerosissmi clienti semi-deficienti che, alla vista dei carabinieri, non addusse alcuna motivazione di ignoranza legis, ma: “Qua semo a Verona e mi fasso quel che voi mi!”.

Un accenno al bar sport dei giardini, dove semi-anziani convinti di essere Bruce Willis, celebre il suo film “umbreakable” dedicato ad un supereroe incolume alle disgrazie, discorrono come beghine a mezzo metro di distanza, scatarrando, ma solo in caso di necessità.

Una particolare menzione al tizio che, adducendo il controllo delle analisi, si presenta in ambulatorio con una tosse "fine di mondo”, fottendosene allegramente della possibilità di contagiare dottori, segretaria e decine di persone al seguito.

Poi ci sono gli inconsapevoli, questa mattina (giuro) ho visto una signora di mezza età che camminava con quattro strappi di carta igienica sulla bocca, in vece dell’introvabile mascherina. 

Perciò bene i tricolori, il blu dipinto di blu e lo smartworking (concetto più articolato che lavorare da casa), ma molto meglio se, di fronte al virus dell’imbecillità, interveniamo tutti/e, denunciando, rimproverando e, se necessario, alzando la voce.

Senza rivendicarne alcun merito, potremmo salvare una vita. 

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