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fabbrica

Io non faccio il virologo, né sparo puttanate pseudo scientifiche, ma leggo i giornali.

Tutti i telegiornali ripetono che i runner (quelli che fanno footing) portano sfiga e il 40% delle persone, incurante di ogni allarme, continua a spostarsi. Il punto è che tanti/e lo fanno non perché amanti dello sport all’aria aperta, ma perché vanno semplicemente a lavorare.

Dal momento che ci piacciono gli inglesismi il Lock Down vuole dire chiudere tutto, a parte i servizi essenziali di approvvigionamento: sanità, sicurezza, credito, energia, trasporti, ma non è quello che sta succedendo. E’ vero che le filiere sono complesse, occorre tenere presente i fornitori, ma sa il Signore cosa succede nelle Aziende, dove per amore o per forza si lavora a strettissimo contatto e non si può fare "on line".

Chi è stato in fabbrica sa che la sicurezza non è il fulcro dell'attività. Come si fa a parlare di dispositivi di autotutela se non li hanno nemmeno i dottori?

La metropolitana di Milano porta almeno 1.400.000 persone al giorno (wikipedia), se abbattiamo del 60% i transiti in periodo di pestilenza superiamo le 560.000 unità.

Qualche giorno prima del grande allarme mi ci sono trovato alle ore 18.00 di un giorno feriale, eravamo come sardine e una dolce signora che è inciampata nel mio Tolley per ringraziarmi mi ha soffiato in faccia.

Non siamo un sistema totalitario e non possiamo trasformarci nel Cile del 73 con i militari per strada, il punto è, come dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che: “abbiamo sbagliato anche noi, anche io” … “Eravamo preoccupati per il virus, ma anche per le attività economiche delle nostre città” ... “Ma quell’equilibrio non poteva reggere”.

Ora io credo che una zona grigia di questa crisi stia in una fase di minimizzazione che potrebbe costarci cara. Spicca una intervista al Presidente di Confidustria, Vincenzo Boccia, al Corriere della Sera del 27 febbraio, mentre infuriava la bufera.

Voleva subito un piano di “rilancio”, #ripartire. Verso dove?

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