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solitudine

La solitudine può essere peggio della morte, perché ti priva della memoria degli altri.

Forse si può pensare che questo sia un argomento “alto”, ma basta guardarsi intorno, anzi ascoltare il proprio intorno, per capire che si tratta di un’emergenza sociale.

Il “distanziamento” è diventato la sublimazione di qualcosa che si respirava già nei nostri quartieri, da tempo, ma ha trovato il suo punto critico durante l’emergenza pandemica, specialmente per chi era già in difficoltà.

Se della fame ci si vergogna, dell’isolamento ci si ammala. Non parlo degli altri con tono moralistico, parlo di me. Si può pensare che dovrei stare zitto: pratico una buona professione, ho una famiglia unita, degli amici, eppure sono solo.

Questo perché abito in un posto che non riconosco, con il quale, malgrado tanti anni di convivenza, non ho stretto alcun legame stabile, empatico.

Io ho avuto la ventura di sperimentare la differenza tra abitare e vivere un luogo.

Sulla montagna da cui provengo, chiunque fosse accettato nel cerchio comunitario veniva identificato con una serie di attributi sociali riconoscibili. Di lui si sapeva tutto, a volte anche troppo e a sproposito, ma chiunque tu fossi, eri “qualcuno”.

Parafrasando Zygmunt Bauman io sono un esempio degli "sradicamenti" degli individui dalle comunità naturali e dei "reimpiantamenti" in comunità fittizie, periferie cresciute in fretta per supportare una industrializzazione prepotente (allora). L'epoca attuale, poi, ha fatto il resto: all'insegna del disimpegno, della flessibilità e dell'outsourcing (anche nella gestione del potere) ha distrutto completamente una seppur precaria sicurezza e un sistema minimo di certezze.

Non ci sono più, infatti, punti di orientamento che indichino un ambiente sociale "stabile", e avanza così la tendenza a non mettere le radici in nessun dove: una strana forma moderna, di "cosmopolitismo" che nega a priori la comunità.

Non vorrei che alla fine rimanesse solo qualche fotografia, come quando ho vuotato la casa dei mei.

E questo mi terrorizza.

  

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