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Ho appreso che nella Terza Circoscrizione di Verona, più precisamente al Saval, arriverà un finanziamento di quattro milioni di euro dedicati ad un progetto Europeo, “Urban innovative actions”, per la creazione di nuovi luoghi di incontro, incubatori di imprenditorialità, centri di riuso, formazione e informazione, spazi di vita condominiale per favorire rapporti di buon vicinato, così come di orientamento al lavoro.

Tutto il Piano si incardina attorno ad una casa colonica in disuso, ultimo lembo di un passato comunitario ormai dimenticato.

A qualcuno non fischiano le orecchie?

Questi argomenti sono stati affrontati a San Michele sulla questione dell’ex Tiberghien, ma lì la riposta è consistita in un respingimento (fatti salvi tre consiglieri circoscrizionali) e un muro di diffidenza, edificato anche dalle brave persone locali che ritenevano questi progetti “impossibili”, “troppo ambiziosi”, “presuntuosi”.

La capofila di questa iniziativa al Saval, una cooperativa bresciana di altissimo livello, l’avevamo invitata noi di Azione Comunitaria a Verona e i loro “ganci” locali sono persone che conosciamo assai bene.

Ora, che il disagio sia solo in Terza è una battuta, nè si immagina una espansione a macchia d'olio di questa esperienza. Il rischio elitario di un progetto ritagliato intorno al bando europeo è da valutare, aldilà della sua bella narrazione.

Le recenti leggi sul no profit hanno costruito un’autostrada per i progettisti dei grandi bandi, nazionali e internazionali, ma hanno ridotto al lumicino gli spiragli di partecipazione dal basso per le piccole realtà native. Quelli cioè che portano la carriola. Per loro è impraticabile mettere in piedi filiere che arrivino fino a Bruxelles, specialmente se desiderano tenersi le mani libere per criticare, proporre alternative, o chiedere un ruolo attivo nelle decisioni...

La questione che sollevo è la necessità di un protocollo grazie al quale la popolazione locale possa interagire con il Progetto, obiettivamente interessante, senza esserne solo i "beneficiari". Siano essi soggetti e non solo oggetti.

Perciò: felicitazioni al Saval, ma quelli che per tanti anni hanno usato il badile da volontari non si facciano chiudere fuori.

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