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fratellitutti1

Ho una preghiera per gli amici cattolici veronesi. Vi prego di risparmiarmi le numerose tiritere sugli “stili di vita” che ho dovuto subire dopo l’uscita della Enciclica “Laudato si'”. Questa volta leggiamola con onestà, non potremo sfuggire, per dirla con Jorge Maria Bergoglio, Vescovo di Roma: alla “Realtà stessa che geme e si ribella “.

A Verona esiste un cattolicesimo conservatore e vandeano, mani giunte e pellegrinaggi balcanici, miracolistico, antiscientifico e autoritario il giusto. Negli ultimi anni ha conquistato spazi su spazi e questi cavalieri pre-conciliari li possiamo trovare ovunque: determinati e privi di qualsivoglia dubbio.

Ne esiste poi un altro, “democratico” moderno e filo-calvinista, che vive il cristianesimo come una sorta di stato d’animo, un percorso new age, dotato di una visione estetica della fede; è tollerante, caritatevole, benestante, si abbevera mitizzante ai Teologi a partita Iva e come gli altri di cui ho accennato prima non ha dubbi, ma nel senso che non se li pone.

Questi due filoni, nun unici ma insieme maggioritari, non differiscono poi tanto nel rapporto con il potere, semmai il loro punto di attrito consiste nel confronto con la modernità.

Temo che Francesco anche questa volta non verrà capito, rifiutato come "comunista" dai primi, banalizzato in una ridotta buonista dai secondi.

Una frase però, di questa nuova enciclica dovrebbe inchiodarli entrambi: “Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà”.

E poi il passaggio sul “conflitto inevitabile”, “Il rispetto umano non porti a venir meno alla fedeltà in ossequio a una presunta pace familiare o sociale”.

Nel Vangelo di questa settimana ci sono spunti assai interessanti al proposito. E’ celebre per via della Parabola dove gli invitati alla festa non si presentano e allora vengono chiamate persone “comuni” dai “crocicchi delle strade”. La traduzione però, secondo alcuni teologi, appare lacunosa, si tratterebbe di quei luoghi dove le strade terminano e iniziano i sentieri. Oggi li chiameremmo i “Capolinea”, o meglio ancora le Periferie.

Se questa persona venuta dall’Argentina rende cardinale il vescovo di Agrigento e non quello di Milano forse vorrà dirci qualcosa...

E poi la figura del tizio che si presenta alla festa senza veste nuziale, cioè senza una conversione radicale del proprio essere, omettendo una revisione che spezza il principio della doppia morale. Egli non prova nemmeno a tracciare un modello di società alternativa, il punto di arrivo, appunto il capolinea, della Storia, ma desidera soltanto attovagliarsi.

Bergoglio ci dice che se rescindiamo il nostro rapporto vitale con il territorio e con le nostre Comunità native e sociali (quante volte ha usato nell’Enciclica questa parola, Comunità) noi cessiamo semplicemente di esistere e così, per chi si dice cristiano, se aboliamo la percezione di una dimensione trascendente che ci strappa alle nostre piccole necessità umane, alle nostre uscite laterali e sotterfugi, ci limitiamo ad un atteggiamento, una postura. Lumen Fidei, Laudato si' e poi Fratelli tutti, chiudono il cerchio di un cristianesimo compiuto: dimensione spirituale, dimensione vitale, dimensione umanistica.

Per quel che mi riguarda noterei che, tra un cristianesimo cattivista ed uno buonista, ci sarebbe necessità di un cristianesimo realista. Nel periodo storico dove la narrazione favolistica ha preso il posto della realtà, sarebbe nostro dovere leggere le carte (come avviene questi giorni in Vaticano a proposito dei 30 denari) e raccontare come stanno veramente le cose. Invece noto tanta voglia di zittire, di sopire e di edulcorare.

Che Peccato (con la maiuscola)...

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