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braccianti

In questi giorni, non molto lontano da casa mia, è scoppiato un incendio, conseguenza di un probabile cortocircuito.

Ho letto a questo proposito sui social dei commenti degni del “Manifesto della difesa della razza” del 1938, perché in queste case abitano degli stranieri e a loro, anzi alla loro “sciatteria”, veniva attribuita tutta la “colpa”. Pubblico ministero, giudici e giuria. Per fortuna dopo poche ore il post è stato cancellato, con tutti i suoi osceni commenti.

Un breviario di luoghi comuni che si riferivano a case tenute come porcili, di taniche di benzina nei garage, fili scoperti e tutto l’armamentario che ebbi modo di sentire a proposito dei nostri emigrati in Germania negli anni ’50, che avrebbero tenuto: “La Capra nella vasca da bagno”. Come se le case non avessero dei locatari, per i quali la parola "manutenzione" non è stata bandita dal vocabolario.

So bene che nelle nostre città vi sono case fatiscenti, affittate a gruppi di stranieri che si ammassano in pochi metri quadrati.

Il mio primo pensiero però non va al loro vivere sotto il limte dell’accettabile per i nostri standard di igiene e convivenza, ma a chi profitta sulla loro necessità con una pigione esorbitante, a chi li sfrutta nei campi o nei cantieri, ai loro caporali.

Gli stranieri che vivono ai margini della nostra società sono esseri umani nè migliori nè peggiori degli altri, ma meritevoli degli stessi diritti e doveri, non so se alcuni speculano sulla bontà di coloro che li aiutano nella quotidianità, so però che è nel mio interesse fare in modo che nessuno possa vivere in quelle condizioni e, se qualcuno ne approfitta, deve essere prontamente perseguito.

So bene che alcuni/e mi diranno che sono belle parole, che i diritti sindacali per chi lavora nelle cooperative per modo di dire o solo a giornata, dove capita, sono i soliti discorsi, da "anima bella" per non dire di peggio. 

Forse queste persone non potrebbero permettersi altro, si può dire che qualcosa è meglio di niente almeno per chi vive nell'ombra, ma se la nostra “ospitalità” di sussistenza è questa, io mi chiedo cosa si intenda oggi con la parola accoglienza.

Mi è capitato di trovarmi in paesi lontani e di cogliere le evidenti incongruenze di certa cooperazione, solerte nell’aiuto nella quotidianità, quanto potente nel co-gestire l’economia di interi territori.

Là non ho colto alcun interesse nel sostenere la presa di coscienza civile, l'autonomia economica di prossimità e politica dei locali, almeno per chi aspirava all'emancipazione, in luoghi dove parole come queste si viene gettati in prigione, “perché questo crea conflitto”, sì con il regime.

Ritengo che il conflitto con gli approfittatori, siano essi trafficanti, proprietari di tuguri, “capo-omeni” o latifondisti non sia solo utile, ma necessario se vogliamo parlare di cooperazione, sostegno e integrazione, appena moderni.

Regolarizzare tutti i braccianti agricoli, senza codici e codicilli che lo rendano impraticabile, è un dovere civile per chi ha un minimo di coscienza.

Lo hanno appena fatto, mi direte, ma siamo sicuri?

Ci siamo chiesti perchè il 21 maggio, le Ombre, sciopereranno?

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