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avviso1La Fondazione Cariverona è l’entità socio/economica più importante sul Territorio veronese.

A differenza delle istituzioni locali, che sono sempre in bolletta, eroga oltre 50 milioni all’anno di Euro per svariati progetti culturali e sociali.

Solo per un terzo di chi tenta di partecipare vi è un esito positivo, ma coinvolgersi o proporre un progetto per la Fondazione è (giustamente) tutt'altro che facile.

Va detto che il Consiglio Generale è per la maggior parte di nomina politica, sono i primi cittadini ad indicarne i membri, poi i vescovi cattolici, le usl e le università…

Il punto è che nella gestione del patrimonio, sia mobiliare che immobiliare, la Fondazione è sottoposta ad alcuni vincoli di legge e di statuto. Le sue attività devono essere filantropiche.

Esiste un fondo, denominato Verona Property, che si avvale di alcuni asset immobiliari per un totale 40.000 mq circa nel centro storico di Verona e dintorni, per un valore complessivo di 180 milioni di euro riferibile alla Fondazione Cariverona.

Questo fondo oggi è in gestione a Patrizia Real Estate Investment Management S.à r.l., Provider di diritto lussemburghese che ha il compito di farlo fruttare.

E' in atto un progetto (il cosiddetto Piano Folin) che intende rigenerare l’attuale centro storico e in particolare il quadrilatero di edifici, delimitato dalle vie Garibaldi, Emilei, San Mamaso e Sant’Egidio, con finalità alberghiere di lusso, enogastronomiche, commerciale esclusivo, centri benessere e sale congressi. Robe da siori, no da “Savatoni”.

Se fosse vero che:

- Lo Statuto della Fondazione (così le leggi dello Stato) prevede finalità solidaristiche, cioè no profit, per gli interventi di questa importante istituzione sul Territorio.

- Uno dei suoi fondi, il Verona Property appunto, ha come sottostante gli immobili storici legati alle vicende della Cassa di Risparmio di Verona, si parla di 180 milioni di Euro.

- Un'entità terza, un Global Provider che ha sede in Lussemburgo, gestisce e deve “far fruttare” questo patrimonio grazie ad un piano dedicato a lussuose location che assicurerebbero un alto valore aggiunto.

In tutto questo corto circuito, il rischio, se non si calibrasse bene il proprio ruolo, sarebbe quello di evolversi in un soggetto politico ed economico "ibrido", in grado di determinare gli equilibri di potere nella città, senza doverne rispondere nè agli elettori, nè al mercato.

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