Main menu

  facebook  twitter2

giovannicaboto

Tanto tempo fa fui assunto in un’azienda prestigiosa, in una posizione qualificata. In seguito a questo venni avvicinato da una persona che conoscevo in quell’ambiente ed egli mi pose la seguente domanda: “Tu, di chi sei?”…

Io ero giovane e mi ci volle un po’ a comprendere il significato di quella richiesta, perché la preoccupazione di questa persona non era comprendere la mia linea filosofica, il mio pensiero politico o la mia fede religiosa, ma la banda a cui appartenevo.

Alla mia risposta, che mi parse ovvia: “Di nessuno”, il suo volto si allargò in un sorriso di compatimento: “Vedi, non è possibile da queste parti, o mi racconti una bugia oppure, semplicemente, non te lo hanno ancora rivelato”.

E’ una storia vera e chiarisce quanto in questa città conti l’appartenenza familistico-clientelare. Un tempo essa ebbe contaminazioni ideologiche, ma adesso è mutuata in una ragnatela di interessi che vedono ancora la famiglia, nel senso romano di gens, come perno del sistema. La questione del nomen gentilitium, della cordata competitiva, è un “mood” che connatura e avvelena la nostra convivenza civile ed economica.

Se la marchetta la fanno gli altri, sono disonesti, ma se metti la firma (o il tuo voto) su un progetto discutibile, ma dove partecipano anche i tuoi o le tue associazioni e aziende "di area", fossi anche Torquemada, scatta subito l’indulgenza plenaria e il “caso di necessità” diventa occasione di autoassoluzione.

Questo lo dico ai miei amici, sempre presi dall’ansia dei risultati e della concretezza, anche nell’ambito del sociale. Come non sapessero che per qualunque proposizione, anche rendere vincente una squadra di calcio, occorrono anni, a parità di condizioni (perché i soldi per comprare Cristiano Ronaldo non ce li abbiamo).

Nessun progetto ha fondamenta resistenti, se si velocizza grazie alla “generosità” pelosa di un ”pater familias”, di qualunque natura esso sia.

Rivedo sui volti di alcune persone, che peraltro mi vogliono bene, la stessa espressione di quell’antico interlocutore, perché di qualcuno dovrò pur essere e se mai non lo fossi la cosa risulterebbe preoccupante. Avrebbero riposto fiducia in un sognatore inaffidabile, convinto che oltre l'oceano si celino cieli nuovi e terre nuove da esplorare, mentre lo sanno tutti che la Terra è piatta!

La risposta è sempre quella di trenta anni fa perciò rassegnatevi, si può vivere raminghi, con un po’ di fatica e accettando i compromessi strettamente necessari per prendere il mare, ma sempre da uomini liberi.

Nella foto Giovanni Caboto, esploratore e icona del Blog di Albicokka...

 

e-max.it: your social media marketing partner