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Perchè lo fai?

Written by angelo jasmeno On Sabato, 12 Ottobre 2019

perchelofai

opinionibianche

In un lontano Sanremo del 1991 Marco Masini interpretò una canzone difficile: “Perché lo fai?”

Questa è la domanda che intendo sottoporre ad alcuni amici perduti rispetto alle colate di cemento e il “metodo” che attraversa Verona, fatto di buone relazioni e scambi di cortesie che essi non disdegnano affatto.

Io condivido un’idea ispirata dall’interpretazione teologica del biblista Alberto Maggi; occorre fare attenzione a non diventare: “Una cricca che si autoprotegge dagli altri, che esclude il prossimo e che bada soltanto ai propri interessi”.

Poco tempo fa ho parlato di consiglieri comunali pronti ad alzare la mano con la maggioranza sul Tiberghien e qualcuno ha gridato alla fake news. Sareste credibili se non aveste presentato, l'11 luglio scorso, un emendamento che chiedeva più spazio per il commerciale della stessa Giunta, 9000 metri, un'enormità e un Museo non meglio identificato, non la Sala Civica che il quartiere aspetta dal dopoguerra.

1322 persone, protocollate, avevano chiesto ben altro e la stessa Settima Circoscrizione, seppur tra mille se e ma, aveva votato per uno spazio condiviso e dinamico.

Siamo onorati dalla maestria di persone, finanziate da meritorie istituzioni cittadine, che ci raccontano com’era bello il passato nei luoghi critici, suscitando nostalgie, discorsi ufficiali, consegne di mazzi di fiori e tazze di camomilla: ma se "il domani" poi "diventa mai?"

L’emendamento a cui facevo riferimento (il 1383) poi è stato pudicamente ritirato. Non faccio il nome del consigliere, per il semplice motivo che non mi piace esporre le persone al pubblico ludibrio, ridicolizzarle o isolarle.

La domanda è rivolta ai mentori del “riformismo”, alle sedi di partito afone, agli organizzatori di incontri sul Creato che poi propugnano 200.000 metri cubi di cemento in mezzo ad un quartiere congestionato senza uno straccio di valutazione d'impatto ambientale.

Perciò ve lo chiedo di nuovo, perché lo fate?

JASMENO

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Uragano: nuovo nemico, nuova difesa

Written by marisa sitta On Domenica, 08 Settembre 2019

eschimesi

opinionibiancheIl presidente delle Bahamas ha detto angosciato davanti all'uragano Dorian: "Il nemico sta arrivando e non abbiamo armi per difenderci".

Già, l'umanità ha davanti un "nemico" spaventoso, che colpisce quando vuole, senza badare ai confini, e mette a nudo l'impotenza degli esseri umani. Il cambiamento climatico con i suoi spaventosi effetti mette a rischio il presente e il futuro dell'umanità, ma sembra che se ne rendano conto solo i ragazzi come Greta, o un profeta largamente detestato come Papa Francesco.

Quasi tutti gli Stati continuano a investire cifre pazzesche nell'acquisto di armamenti "per la difesa del paese". E i disastri insensati causati dello strapotere delle armi in giro per il mondo sono sotto gli occhi di tutti. Non ci si impegna neanche più a far finta di trovare giustificazioni morali ai conflitti. Business is business. Ma quando ai disastri delle guerre si aggiungono le catastrofi causate dal cambiamento climatico c'è da temere per l'esistenza stessa della specie umana.

L'ONU dovrebbe proporre a tutti gli Stati di dimezzare l'acquisto di armi (così restano tutti nello stesso rapporto di forze) e di costituire con le cifre enormi risparmiate un fondo per affrontare con una strategia planetaria a guida ONU il cambiamento climatico e i disastri annunciati.

Questa sarebbe la DIFESA SENSATA di cui c'è bisogno, un salto di qualità nello sviluppo umano.

MARISA SITTA

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Silvia Romano, una di noi

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 06 Settembre 2019

avviso1Silvia Romano, cooperante, è stata rapita con violenza la sera del 20 novembre 2018 nei pressi di Malindi, in Kenya e di lei non abbiamo più notizie.

Da allora, la tesi prevalente (ma non l'unica) è stata quella del rapimento a scopo di estorsione e del: “Se l’è andata a cercare”. Particolarmente detestabile è stata la caricatura fatta di Lei, “Cappuccetto Rosso”, da parte Massimo Gramellini sul Corriere della Sera, due giorni dopo.

Il sito "Viaggiare Sicuri" della Farnesina in quel periodo invitava ad evitare la zona di confine con la Somalia (prevalentemente nelle aree di Garissa, Mandera, Wajir e nel retroterra di Lamu) ma l'avviso non riguardava la zona di Chackama, in prossimità di Malindi, dove si trovava Silvia. Detto questo, in terre straniere e difficili, fuori dai circuiti turistici, tutti ci esponiamo a dei rischi da commisurare alla missione.

In un clima generale di biasimo per chiunque mostri un po’ di misericordia, di Lei ci si è in gran parte dimenticati, di certo non si sono sollevati striscioni sui balconi dei municipi (a parte Milano, la sua città) e non si sono organizzate decine di fiaccolate per tenere viva l’attenzione sull'argomento.

Silvia aveva denunciato sul posto presunti casi di pedofilia e/o malversazione solo qualche giorno prima di scomparire nel nulla.

Nella vicenda è entrato, si vedrà quanto a proposito, anche il nome di un italiano, condannato recentemente in primo grado a sei anni di reclusione per aver staccato a morsi, secondo l'accusa, un orecchio ad un avventore durante una rissa in discoteca. Il suo nome è legato saldamente ad un orfanotrofio in Kenya. Da quel luogo Lei aveva deciso di andare via, per poi ritrovarsi nel villaggio in cui è stata rapita. 

Desideriamo dal nostro Governo la massima attenzione sull'argomento.

Ovunque sia Silvia, noi non possiamo dimenticarLa.

  

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Nessuna variante, basta solo aspettare

Written by angelo jasmeno On Sabato, 24 Agosto 2019

freedom1Abbiamo notato che in alcuni siti ex industriali in procinto di diventare il duecentesimo centro commerciale plastificato o il trecentesimo albergone semivuoto di periferia, sono cresciuti spontaneamente diversi alberi, arbusti e vegetazione varia ed eventuale.

Di fronte alle scelte della politica, dettate dalla transazione immediata, dal piacere effimero dell’incauto acquisto, occorre elaborare una nuova strategia: l’attesa.

Come la storia insegna, se gli umani abbandonano un sito, la natura se lo riprende.

Persino le Piramidi precolombiane di Teotihuacan sono rimaste sotto metri di fogliame per millenni e non si è incazzato nessuno.

Dunque, se desideriamo un nuovo bosco in città, dobbiamo solo temporeggiare, qualunque cosa accada sarà meglio di una variante del Consiglio Comunale.

Avremo nuovi prati e colline. Poi, dopo alcuni secoli, come è avvenuto in Messico, si potrà scoprire cosa ci stava sotto veramente.

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La forza del peccato

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 23 Agosto 2019

freedom1Abbiamo letto un comunicato del capogruppo del PD al consiglio comunale di Verona sull'indecenza di una vetrina in Corso Milano (vedi allegato).

In un primo tempo pensavamo si trattasse di uno scherzo, non può essere che di fronte alle serie problematiche presenti in città, il principale partito di opposizione si preoccupi della vetrina di un Sexi Shop non gradita dalle "mamme" (e i papà, che fanno, chiudono un occhio?).

Ovviamente si è aperto il dibattito; social scatenati, favorevoli e contrari/e, #metoo come se piovesse e tutto quanto il resto.

Quanto avremmo desiderato che tutto questo can can si fosse scatenato sulle installazioni commerciali previste in Via Unità d'Italia, ad esempio, che noi riteniamo più che impudiche, dal punto di vista ambientale, umanistico, ed economico, ma quelle non hanno provocato reazioni sdegnate, anzi, hanno suscitato voti e dichiarazioni consociativi, sempre orientati verso l'interesse del privato.

Occorre trarre lezione da questa vicenda. Le Associazioni locali devono mutare strategia, se vogliono farsi ascoltare. Ad esempio sul Tiberghien, visto l'interesse che l'argomento suscita, anzichè sale civiche, boschi di città e mercati rionali dovrebbero proporre un locale per scambisti che però produca un bel business.

Copertura mediatica assicurata e approvazione scontata ma, pudicamente, solo nel segreto dell'urna.

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Alberi a Verona, chi erano costoro?

Written by angelo jasmeno On Sabato, 10 Agosto 2019

avviso1Mentre si protesta a gran voce per l’abbattimento di “centinaia di alberi” per il Filobus, sta avvenendo una erosione della flora in città senza precedenti, ma questo argomento pare non essere di moda, perché avviene sotto gli occhi di tutti, ogni santo giorno e occuparsene non genera simpatie.

Segnaliamo a questo proposito il caso della Cava Speziala a San Massimo (si veda allegato).

Ma parliamo anche degli oneri di urbanizzazione:

In poche parole le regole prevedono che se una zona agricola diventa edificabile o si costruisce l’ennesimo megastore da decine di migliaia di metri quadri, occorre riequilibrare il danno all’ecosistema piantando alberi ad alto fusto ed arbusti (verde di mitigazione).

Nelle pieghe di codici e codicilli, gli investitori riescono ad aggirare il problema affidando al Comune il compito di trovare gli spazi per collocare queste piante, limitandosi a pagare il prezzo delle stesse all’uscita dal vivaio, con un risparmio evidente: quello di non dover comprare la terra e di non dover investire nulla per portare le piante a maturità.

E’ però economicamente illogica l’equiparazione di una pianta in divenire con un albero adulto (una mela non vale quanto un albero di mele), la ricerca di terreni adatti è particolarmente laboriosa e così l’iter si può dilungare nel tempo, senza contare la percentuale (sensibile) degli insuccessi nel rimboschimento, piante rinsecchite che difficilmente vengono rimpiazzate.

Da sottolineare il fatto che se disboschi in Zai puoi ripiantare a Parona, oppure all'interno di una rotonda stradale, ma qui entriamo nel puro surrealismo.

Da questi elementi, insieme al continuo estendersi dello spazio edificabile, si può comprendere la progressiva erosione del verde. Trattandosi però di questione complessa, da parte dei cultori, a destra e a manca, della politica del "fare", la risposta è un gigantesco e corale: "Chissenefrega". Per loro la Vita può attendere, i schei no.

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Filobus: il risveglio dei sensi

Written by angelo jasmeno On Mercoledì, 03 Luglio 2019


opinionibianche

Interessandomi nel mio quartiere alle questioni ambientali ho potuto apprezzare, al proposito, una solitudine sorda, a volte imbarazzante.

Poi è arrivato il Filobus, e un po’ in ritardo sulla Primavera c’è stato un risveglio dei sensi, specialmente tra chi è stato penalizzato nelle sue tasche e nella quotidianità, magari trovandosi il garage bloccato.

Quello che non si legge nell’illuminatissima (a carbonella) stampa veronese, è che il Filobus dovrebbe far parte di un sistema della mobilità e di un ecosistema ambientale che, in particolare nella Pianura Padana, fa oggettivamente schifo.

Una situazione del traffico ancora più ingolfata a Verona Est, grazie alle prossime installazioni commerciali che l’amministrazione e in taluni casi una parte dell’opposizione, se la parola non li offende, hanno immaginato per noi. Non è possibile lasciare le cose come stanno, perchè in termini di traffico ed inquinamento sono destinate solo a peggiorare...

Sono sconcertato da una classe dirigente che fa le cose perché “ci sono i finanziamenti” e non chiede i finanziamenti “per fare le cose”. Noto poi che si va stringendo un'alleanza tra imprese commerciali danneggiate dai lavori e comitati “No Filobus" che richiede, almeno sui media, la rinuncia all'opera.

Dico: la tecnologia ha fatto passi da gigante e il progetto dell’AMT appare decisamente obsoleto (gli autobus di La Spezia, elettrici, su gomma e senza fili, si ricaricano in cinque minuti al Capolinea, altrochè "tiracche" e "sole a scacchi"). L’idea poi che una piccola città sia “isolabile” dal suo contesto, tracciando un confine strutturale al limite del Comune capoluogo è superata, occorre pensare la mobilità in termini di provincia, o di bioregione.

Alla politica è richiesto un po' di coraggio e di innovazione.

Ne consegue: NO a lasciar perdere, SI' ad un ripensamento, anche radicale, dell'Opera.

Angelo Jasmeno

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Notte al Museo

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 28 Giugno 2019

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Durante la recente e affollata Assemblea sul Filobus, alle rimostranze degli organizzatori sull'inadeguatezza della Sala (la Settima Circoscrizione, pur contando oltre 22000 abitanti non ha una sala civica attrezzata), un assessore in carica avrebbe affermato che la popolazione di San Michele: "Desidera un Museo".

Non è così, a parte che a San Michele in questo momento si boccheggia su ben altre questioni e non ci risultano adunate di museofili.

In ogni caso:

1322 Cittadini e Cittadine hanno richiesto con le loro firme una "Sala della Comunità" accompagnandole ad un'osservazione sul destino del Tiberghien.

E' stato siglato un accordo tra Associazioni (si veda allegato, di pubblico dominio) che chiede un memoriale dinamico (multimediale) congiuntamente ad una sala della Comunità destinata alle persone "in vita", presentato lo scorso dicembre agli uffici competenti, compreso quello dell'assessore di cui sopra.

La Settima Circoscrizione, pur tra mille "se, ma e forse" ha votato a maggioranza una mozione che, tra l'altro, fa preciso riferimento ad una struttura multifunzionale che tenga conto sia della storia della fabbrica che del diritto alla socialità delle persone.

Se dovessimo usare una frase di un personaggio del film citato nel titolo, ci scapperebbe un: "Che figura d'Egitto"...

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Elezioni a Negrar, grazie Flavio

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 14 Giugno 2019

opinioniNon mi accodo ai festeggiamenti del centrosinistra per la vittoria di Negrar alle recenti elezioni amministrative.

Mi sottraggo poiché questa è arrivata grazie ad un apparentamento strategico e decisivo, in un comune oltre i 15000 abitanti, con la lista di Flavio Tosi.

Strategico perché non episodico, da strapaese, ma orientato a dare un segnale politico anche sul futuro della città di Verona, decisivo perchè il sindaco Grison ha prevalso per 74 voti.

Flavio Tosi è un politico in gamba, moderno, empatico, ma ogni giorno sul territorio, in città, pesiamo le sue passate scelte amministrative e le contrastiamo. Non c’è nulla sotto il profilo economico, umanistico, ambientale su cui ci si possa ritrovare d’accordo.

Se il destino del centrosinistra è sdraiarsi sull'esistente, negando una valida alternativa "di sistema" ai cittadini, la provincia non potrà godere di spazi di innovazione in campo sociale, economico, ambientale. Il potere dell'aritmetica a volte non si accorda con l'autorevolezza della logica.

Allora, fate ciò che dovete, ma non nel mio nome, grazie.

jasmeno Angelo Jasmeno

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Megamarket, l'esempio di Bristol

Written by angelo jasmeno On Sabato, 08 Giugno 2019

avviso1A Bristol, nel sud dell'Inghilterra, c'è un quartiere che si chiama Stokes Croft.

E' un luogo speciale, perchè è una fucina di artisti e di opportunità, per chi ha qualcosa da raccontare e in più è sede della Peoples Republic of Stokes Croft (PRSC), un'Associazione che ha condotto con successo la battaglia contro i centri commerciali e la chiusura a fini speculativi degli spazi collettivi.

Quest'opera di identificazione “spaziale” in un luogo multietnico e multiculturale (altrochè “Verona ai veronesi”) ha portato alla diffusione capillare di negozi di prossimità, botteghe artigiane, pub e locali di avanguardia in una zona oggettivamente svantaggiata.

Se ne deduce che non è vero che i centri commerciali sono inevitabili, anzi, dove si riesce a tenerli fuori (memorabile la battaglia di Stokes Croft contro la Tesco, primo gruppo di distribuzione britannico e il suo ennesimo super Market, nel 2011) nasce sempre qualcosa, anche in luoghi poco frequentati dalle archi-star.

Stokes Croft ha generato Banksy, il grande artista di cui tutto il mondo ha parlato, tra le altre cose, per la sue recente performance a Venezia dedicata alle grandi navi in laguna. Da cosa (buona) nasce sempre cosa (buona).

Perciò, riguardo ai quartieri periferici di Verona se, soggettivamente, continuate a scegliere Barabba, non dite che non c'è alternativa. Basta ammettere che difetta il coraggio.

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La Tramvia le Pentole e i Coperchi

Written by angelo jasmeno On Mercoledì, 29 Maggio 2019

avviso1Nella sorpresa generale sono partiti i lavori a Madonna di Campagna (Verona) per la Filovia. Questa novità ha comportato uno sconvolgimento della viabilità della zona e la necessità di parcheggiare le auto, oggi in strada, altrove.

Non si tratta solo di accettare i disagi per un’opera che potrebbe essere utile a tutti, ma comprendere se si fa il coperchio prima di immaginare la pentola.

La Tramvia potrà prendere il via quando verrà costruita una stazione-capolinea munita di un parcheggio scambiatore. Quest’opera la deve realizzare il Comune di Verona nella zona adiacente la rotonda di Verona Est. Tempo limite tassativo è il 31 gennaio 2022, ma al momento si scorgono solo campi e burocrazia.

Si parla di piazzole per 200 automobili, poche se si osservano i dati della provincia di Verona (VAS allegato 15, mobilità) che evidenziano l’ingresso a Verona Est di 1211 mezzi leggeri solo dalle 07.00 alle 08.00 del mattino.

Poi, se si pensa al numero degli autoveicoli parcheggiati in via Dolomiti e limitrofe che verranno rimpiazzati dalla corsia del Filobus, ci si domanda: “Ma dove li metteranno?”.

Visti i tempi tecnici per trovare gli spazi e i soldi per costruire il capolinea "rondò" e il posteggio adiacente la gara contro il tempo sarà mozzafiato, speriamo che il carro trovi modo di sfilare alle spalle dei buoi...

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Lampedusa ore 03:34

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 24 Maggio 2019

lampedusanottefreedom1E’ vero che di solito su Albicokka si parla solo di Verona e provincia, ma anche questa notte sentiamo Lampedusa parte di noi.

L’ennesimo sbarco di 80 persone al molo Favaloro, perché gli sbarchi continuano, malgrado i cosiddetti “porti chiusi”. Là, ad attenderli, ci sono uomini e donne pronti/e ad accogliere, semplicemente, altre persone.

A Verona si fa fatica a comprendere la legge del mare, già: tutti i naufraghi sono stati naviganti, tutti i naviganti potrebbero diventare naufraghi e allora non si può volgere MAI lo sguardo.

L’idea che per ottenere un risultato propagandistico si debba far soffrire anche un solo essere umano, lasciandolo in balia delle onde o, come alternativa, a languire nella cella di un aguzzino nel "porto sicuro" della Libia in guerra civile, fa semplicemente ribrezzo.

Dunque condivido la chat (autentica) di stanotte tra chi è sempre pronto a “Susirsi”, come dice il commissario Montalbano.

24 Maggio 2019

baffoSbarco di 80 persone alle 4.00 al Favaloro
baffoIo arrivo
baffoCi sono
baffoIo sono già qua con tutto

Poi prosegue, ma non c’è da aggiungere altro...

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Eschimesi Veronesi

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 23 Maggio 2019

eschimesi

opinionibiancheA causa della pretesa di saper tutto, ci saranno sempre degli eschimesi pronti a dettare legge sul come debbano comportarsi gli abitanti del Congo durante il massimo della calura.
Stanislaw Jerzy Lec

Questo aforisma potrebbe essere stato citato a sproposito da chi intende denigrare le persone che non la pensano esattamente come i sapientoni sulla carta in merito a cementificazione, inquinamento, ricadute sociali delle scelte politiche.

Invece sta nel diritto, anzi nel dovere di ciascuno/a, difendere i propri valori fondamentali e i propri interessi anche se non si è politico, giornalista, uomo d'affari, costruttore o faccendiere.

Stabilito che il detto “uno vale uno” è buono solo per il gioco della tombola, si può essere colti, intelligenti e preparati, senza per questo appartenere all’establishment.

Se un insediamento ti chiude il negozio, desertifica certi indotti economici per promuoverne altri, mette a rischio la tua salute, non solo puoi ma devi alzare la mano per affermare che a te, e ad altri, non va bene così e per questo non sei obbligato a candidarti alle elezioni.

Non si tratta di presunzione, ma di educazione civica, non si tratta di farsi belli, ma di non accettare l’idea, un tantino calvinista, che un’autorità superiore abbia stabilito chi debba trovarsi in sala da pranzo, nella casa della vita e chi confinato negli alloggi della servitù.

Ciò che non sopportano, i saccenti, è la la censura della pratica di mettersi d’accordo in quattro per poi imporre le proprie scelte a tutti, perché: "Loro del Congo se ne intendono" (e anche su questo avrei qualche dubbio), è la messa in discussione delle gerarchie e posizioni dominanti che occupano da parte di gente, semplicemente, “normale”.

Hanno passato la vita a sentirsi migliori degli altri e dobbiamo prendere atto che molte persone fanno di tutto per dar loro ragione, per esempio smoccolando per un divano abbandonato vicino a un cassonetto (giusto), ma non accorgendosi di viverci dentro (PM10, PFAS, micro rifiuti abbandonati ovunque, specialmente in periferia, basta fare due passi).

Perciò, citando lo stesso autore, la deduzione appare semplice e rappresenta anche un consiglio per chi legge:

L’anello più debole è anche il più forte
Perciò
Spezza la catena...

Angelo Jasmeno

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Il Pesce più grande...

Written by angelo jasmeno On Mercoledì, 15 Maggio 2019

grizaavviso1Se si immagina un vanto del quartiere di San Michele a Verona viene subito in mente il centro nuoto Monte Bianco.

pescegrandeBasti pensare alla squadra di Pallanuoto che quest’anno ha militato in A1.

Questo centro è stato realizzato in Project Financing grazie ad un piano ventennale che poneva un vincolo all'Amministrazione: mantenere l’equilibrio economico finanziario dell’investimento, pena eventuali sanzioni per il Comune e/o la rescissione anticipata del contratto.

In pratica questo significa che vi era l’intesa, all'atto della sottoscrizione nel 2005, di non autorizzare altre piscine all’interno di un preciso ambito territoriale di prossimità.

Ora, sentendo fonti accreditate, come il consigliere comunale Michele Bertucco e volgendo lo sguardo alle carte, abbiamo la netta impressione che il Comune sia orientato a dare via libera alla realizzazione di nuove piscine all'interno del centro sportivo polivalente privato previsto in zona Porta Vescovo.

E' lecito domandarsi se l’arrivo di questo mega impianto porterà alla marginalizzazione di quelli atletico/ricreativi, pubblici e privati, che operano (bene) nei quartieri, nella maggior parte dei casi a prezzi accettabili. 

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Il club amici della Rotonda

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 09 Maggio 2019

grizaavviso1L’inquinamento da polveri sottili provoca in Europa decine di migliaia di morti premature e un numero assai pesante di malattie croniche. Le fonti si possono reperire nei documenti ufficiali dell’Agenzia Europea per l’Ambiente e nei Report dell’OMS.

E’ un’emergenza mondiale, ma la Pianura Padana e Verona sono ai vertici della infelice classifica.

Il punto è che nella nostra città vi è una tendenza politica ad incentivare grandi attrattori di traffico in luoghi circoscritti e concentrati, con le conseguenze sulla salute che si misureranno negli anni. Via Unità d’Italia è un esempio, vanno ricordati al proposito i recenti progetti Adige Docks, Tiberghien, ex Albi ed Aldi.

Va rammentato allo schieramento trasversale della deroga al buon senso che i numeri sono impietosi: Verona compare tra le 17 città che hanno oltrepassato, già ad Aprile, per numero di giornate, la soglia di polveri sottili consentite nell’arco di tutto l’anno.

Si tratta di fatti, non di ipotesi e non sarà qualche rotatoria in più, la beniamina dei politici "moderni" e "riformisti", a farci svicolare dai guai.

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