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Questa è la sezione Omnibus

Ca' del Bue Revamping

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Gennaio 2020

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“Ca’ del  bue Revamping”, sembra il titolo di un film di Tarantino. Ne ha parlato l’Arena, tornando a fare esplicito riferimento al tema Inceneritore in un articolo del 22 ottobre (allegato 1), prendendo lo spunto da alcune dichiarazioni ai margini di un convegno universitario del Presidente di AGSM, Daniele Finocchiaro.

Va detto che lo stesso Finocchiaro, il giorno dopo, ha smentito recisamente di riferirsi al "nostro" impianto, affermando di aver parlato: “A titolo personale” (allegato 2).

Ma qualcosa non mi convince. Così ho aperto il dossier “Oceania” (ispirato dal Telegiornale): Nella mia ipotesi si tratterebbe di reperire nelle Sgauje, magari già differenziate, le cose che si possono bruciare e grazie ad esse produrre calore-energia, anche in un luogo diverso. Per quello che si rilascia in atmosfera poi ci sarebbero gli “esperti” che garantiscono, come sempre, a gratis.

L’attuale ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante la sua esperienza nel dicastero Conte Uno ha affermato: “Con i Termovalorizzatori si pone fine al significato stesso dell’Economia Circolare, che si basa sulla logica delle quattro R: Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo”, mentre per Finocchiaro, par di capire, la Termovalorizzazione è parte integrante di detta Economia.

Acquisite le questioni filosofiche, ciò che si riesce ad evincere dalla recente presentazione in Regione del nuovo progetto Ca' del Bue di AGSM è la volontà di: “Massimizzarne il recupero (sgauje ndr) sia come riciclabili che come produzione di materiale combustibile in funzione della qualità del materiale in ingresso”. Fonte il Consigliere Michele Bertucco (Allegato 3).

Combustibile? E dove verrà bruciato? Sul posto, ceduto, o verrà approntato in loco un apposito Museo dell’Ecoballa?

La mia impressione è che, anche a proposito questo argomento, abbiamo a che fare con una strategia comunicativa a bassa intensità, a zig zag, ma con un approdo puntuale, che può contare su una rete collaudata di svagati, a 360 gradi.

      

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Il Profugo Ignoto

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Gennaio 2020

fiaccolata
Ho partecipato alla commemorazione di Kofi Boateng ai giardini di Porta Vescovo antistanti la stazione.

E’ stato un momento di commozione e partecipazione, soprattutto da parte degli instancabili componenti della Ronda della Carità, delle persone che conoscevano questa persona e di coloro che, a vario titolo, si oppongono attivamente all’espulsione degli ultimi dalla vita civile, alla loro marginalizzazione nel girone degli “Inutili”.

Ho condiviso nel dettaglio le parole del rappresentante della Ronda, orientate alla prevenzione di altre morti, firmato la petizione come era previsto dall’invito e ascoltato con interesse le parole di Jean Pierre Pessou, mediatore culturale, sul senso della memoria in Africa.

Per alcuni la vera notizia è stata la proposta, poi attuata, di svellere dalle panchine lì intorno i cosiddetti divisori, simboli di inciviltà e separatezza ma, consentitemi, per me il tema portante è stato un altro: le assenze.

Mentre la polizia in borghese, facendo il proprio mestiere, osservava tutti noi e forse ci catalogava per “appartenenze”, anche io, nel mio piccolo ho fatto il mio censimento.

Ho letto di numeri importanti, quello che ho visto con i miei occhi era altro, per una tragedia che ha interessato i media nazionali, ma ciò che più che mi ha colpito era l’assenza della chiesa veronese, o almeno così mi è parso.

Kofi Boateng era il “profugo ignoto”, non garantiva punti sulla tessera del Paradiso, anzi semmai ne toglieva alla nostra coscienza. Purtroppo, se sei fuori dal perimetro dei “conosciuti”, diventi invisibile, anche se ci sei. Va considerato che, se ci sono centinaia di persone che dormono all’addiaccio, ciò significa che tutti noi, credenti e agnostici, abbiamo un grosso problema.

Come è possibile che nell’era del governo giallo-rosa siano ancora in vigore i cosiddetti decreti sicurezza e che nella “città dell’amore” non avere i documenti possa diventare sinonimo una sentenza definitiva?

Una ripensamento collettivo è necessario.

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La Pace è un tentativo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 04 Gennaio 2020

Ho partecipato ad alcune marce della pace, pur non essendo pacifista nel modo in cui molti veronesi declinano questo termine.

Mi ha colpito, durante queste iniziative, la latitanza dell’oggi, quasi un rifiuto di affrontare la complessità contemporanea, come se bandiere colorate e inni di lode rappresentassero un antico rito apotropaico.

Oggi il mondo non è sull’orlo di una guerra, il mondo è in guerra permanente e per le solite cose, ma con armi molto più sofisticate. Il dramma della violenza lo avvolge, le contromisure sono difficili, il rischio della vacuità di certe iniziative, altissimo...

La Pace non è un mestiere che garantisce vitalizi, la Pace è un tentativo doloroso che ogni volta va adeguato ai tempi ed al progresso. La Pace non è immobile, né si può custodire dentro un mobile di casa, in un cassetto impolverato come una banconota destinata a finire fuori corso. E questo riguarda anche il movimento verde diversamente declinato che porta diritto all’eredità di Alex Langer, lui che alla successione di famiglia volle rinunciare...

Il movimento ecologista e pacifista a Verona dovrebbe sì rimettersi in marcia, ma sull'attualità; nel piccolo contestando le politiche inquinanti “centovetrine” della matassa consociativa che domina città e provincia, nel grande sulla comprensione dei fenomeni, che non sempre rispondono "amen" alla litania del “cessate il fuoco”, come sulla questione Curda.

“Certo, un'azione di forza per ristabilire un minimo di legalità internazionale può essere solo un primo passo, pre-condizione di ogni ulteriore soluzione politica”.

Sono parole di Alex Langer, in un articolo del 1995 nel quale chiese, fuor di metafora, un intervento armato della NATO in Bosnia montivandolo con la difesa dei più deboli, a qualunque etnia essi appartenessero.

Io penso che il migliore alleato della Pace sia il dubbio, il porsi domande alle quali abbiamo paura di rispondere, non basta più sventolare buoni propositi su strade fredde in faccia ai volti assenti dei passanti...

  
Langer - Tuzla

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Buon Natale, Raminghi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

Mi rendo conto che per molti concittadini/e questo blog è un atto di superbia, per loro ciascuno deve posizionarsi là dove il destino, il censo, o i “capi” hanno deciso.

I Raminghi come me, e come una parte rilevante di voi che mi leggete di nascosto, non hanno mai avuto un luogo “assegnato”, anzi siamo aberrazioni che non dovrebbero nemmeno presentarsi.

La città di Verona è attraversata da un narrazione di sé che mi fa, sinceramente, ribrezzo. Nella vulgata è la città dell’amore: opulenta, tranquilla, paciosa. Ma noi Granpassi la scorgiamo da tutt’altra angolazione e non possiamo distogliere lo sguardo, per citare Tolkien, dall’occhio di Sauron e dalla sua dimora nella Terra di Mezzo. Non è poi così difficile distinguere, se ci si affida ad uno sguardo sincero, la torre fiammeggiamente di Barad-dûr.

Lui ci vede e noi lo vediamo, ma molti amici e amiche preferiscono ignorarne l’esistenza ed esserne, a sua volta, ignorati.

Che io sia matto è chiaro come il sole oppure, ribaltando il punto di vista, Lo sono quelli che hanno una risposta per tutto, un cassettino o un mantra dietro al quale nascondere ogni questione irrisolta, coloro che non tollerano contraddizioni, conflitti, o cambiamenti. Citando un poeta greco: i tiranni li odio tanto, tanto quanto ho schifo di loro.

Ritengo pertanto di avere diritto di scrivere quello che penso, anche se non ho il timbro del Ministero della Cultura Popolare, anzi esattamente in virtù di questo.

Solo dalle periferie esistenziali, dalle marginalità della Contea, potranno giungere pensieri innovativi, ma è anche compito di ciascuno/a di noi mettere da parte il Ramingo che siamo finiti/e per diventare e assumerci la responsabilità di ciò che siamo nati per essere.

    linkarancio
granpasso  raminghi

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Via Dolomiti e il Pupparin

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

viadolomiti

Tutto da rifare per via Dolomiti. Si sta predisponendo alla Cercola un nuovo porto fluviale dedicato al cineasta Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, indimenticato regista del capolavoro cinematografico: La corazzata Potëmkin.

Visto lo stato dell’arte, è più realistico infatti immaginare che un ramo dell’Adige venga deviato a colpi di vanga. Si attende per il 31 gennaio 2022 l'arrivo di un Pupparin, barcone della Repubblica di Venezia.

Ci eravamo un po’ insospettiti da quando, sulla stampa locale, ogni mese c’era una pagina intera dedicata a quanto: “L’è Belo el Pupparin” e così la Batela el Batelon, el Bragozzo el Burchio e la Caorlìna.

Se il Partito Centovetrine, che va per la maggiore, manterrà intatta la sua vena immaginifica grazie al canale, preoccupano il Partito DeiPoetiEstinti (tutto attaccato) e il Movimento degli Onesti. Il primo ha presentato una delibera per togliere la seconda P da Pupparin, visto che la forma l’è anca sostanSa, il secondo si affiderà alla piattaforma Pearà per decidere se il canale sarà meglio più alto che largo o, altrimenti, più largo che alto.

Secondo fonti locali, le recenti tracimazioni dei tombini e la caduta di transenne per colpa del vento non sono frutto dell’incuria, ma di una oculatissima strategia navale. In gran segreto sono in corso di sperimentazione brevi crociere di imbarcazioni in miniatura tipo Tochi del legno e Topette a fondo piatto.

Non è un caso se le transenne, che si spostano di notte come se fossero dotate di anima propria, sono state soprannominate dai residenti: Fiocco, Spinnaker, Gennaker e Tangone.

Nell'ultimo plenilunio si sono udite distintamente inquietanti voci marinaresche, del tipo: “Cazza la Randa!”. Al mattino però i pensionati, che ogni giorno presidiano il cantiere, hanno assicurato trattarsi di un più prosaico: “Vien Zo la Banda” cosa, peraltro, puntualmente avvenuta.

Qualcuno affermerà che su queste cose non si può scherzare, nè prendere in giro gente che patisce disagi da mesi, la risposta è: ESATTO.

   
pupparin   viadolomiti

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Navi Cargo e pacchi regalo

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

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Nelle ultime settimane è stata citata la Nave come alternativa “ecologica” ad altri mezzi di trasporto pesante, ma è difficile immaginare stronzata più puntuale (a meno che non ci si riferisca a velieri e pedalò).

Secondo diverse fonti autorevoli (si consultino gli allegati in calce), un Cargo porta container consuma quanto milioni (sì, avete capito bene) di automobili, basta un centinaio di queste navi per inquinare più di tutto il parco auto mondiale.

Oggi, le navi Cargo continuano a solcare gli oceani sfruttando carburanti (olio pesante, bunker oil) il cui tenore di zolfo può raggiungere addirittura il 3,5%: a parità di distanza percorsa una nave da crociera emette inquinanti atmosferici pari a 5 milioni di automobili.

A Genova, ad esempio, sono state evidenziate concentrazioni molto elevate di particolato ultrafine, superiori addirittura a 40 volte quelle registrate in zone con aria pulita, mentre a Venezia, secondo l’Associazione “Cittadini per l’aria”, le emissioni di zolfo delle grandi navi arriva a 20 volte la quantità dello stesso inquinante prodotta dalle automobili nell’intera area comunale, Marghera e Mestre comprese.

E’ un problema molto serio, ma sul trasporto marittimo si basa una parte rilevante, se non strategica, dell’economia globale. Si produce a costi bassi, si trasporta a costi bassi, si rischia la vita a costi bassi, sia nelle fabbriche, magari situate in regioni remote e senza democrazia, sia sulle navi che affondano con una certa frequenza portandosi dietro i loro marinai.

Dunque quello splendido “crunch” che udiamo quando apriamo il pacco che un povero cristo ci consegna, smistato a tempo di record da un altro povero cristo, confezionato (può succedere) da una persona priva dei diritti più elementari non rappresenta sempre una “festa”, anzi, potrebbe essere l’ultima stazione di una filiera indecente.

Grandi esportatori internazionali, come la Maersk, si stanno ponendo il problema, ma la soluzione, purtroppo, non è ancora dietro l'angolo.

     

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Lago di Tenno e Canale

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 16 Dicembre 2019

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Il lago di Tenno è situato nel comune di Tenno (Trento), a pochi passi dal borgo medievale di Canale di Tenno (o Villa Canale).

Il lago ha una superficie di circa 195,190 m², un'altezza massima di 47,7 metri ed è il sesto lago per estensione del Trentino.

Il periodo di nascita del lago si fa risalire attorno all'anno 1100. Una frana di proporzioni colossali, staccatasi con molta probabilità dal monte Misone, ha riempito la zona formando una conca e sbarrando il corso del torrente Rì Sec.

Il toponimo dell'omonimo Comune ha la sua prima attestazione, del 1205, è già “de Tenno”. I primi insediamenti umani risalgono invece all’età del bronzo, come testimoniano i numerosi reperti. La comparsa dei primi nuclei abitati fu dovuta principalmente alla massiccia frequentazione della zona, dato che si trovava in un punto di connessione fra diverse vie e territori.

Da segnalare la frazione di Canale di Tenno. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando si viveva di agricoltura e pastorizia, le case di costruivano le une attaccate alle altre, cercando di ancorarle tra loro e strappare qualche piccolo spazio alle pendici della montagna. A Canale tutto sa di pietra e di legno, di ciottoli e di ferro: materiali poveri che hanno saputo vincere l’usura dei secoli per arrivare fino a noi.

A questi particolari si aggiungono ballatoi sbiaditi dal sole, vecchi solai ricoperti di pannocchie, affreschi, capitelli e tutto il rosso dei gerani in fiore. Sempre che ci si vada d’estate. Durante la seconda settimana di agosto il borgo si trasforma: diventa il “set” di una magnifica rievocazione storica con giullari in costume, artigiani, dame e menestrelli dietro ad ogni angolo. L’inverno, fino al 15 dicembre, qui si svolgono i mercatini di Natale, assai originali perchè messi in opera da artigiani e produttori locali, assiepati nelle stanze di antiche dimore.

Trovate il modo di visitare questi luoghi incantevoli, meglio se lontano dai periodi di grande afflusso turistico.

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     lago         Canale

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