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almousa

Vorrei spezzare una lancia a favore dei colleghi Blogger. Personalmente distinguo questa categoria da quella dei giornalisti, visto che questi ultimi, in Italia, sono e restano legati al filone della stampa periodica, all’iscrizione all’ordine e all’idea che solo a determinate categorie e condizioni sia concesso di esprimere un’opinione.

Non sono certo un fautore dell’uno vale uno, ma in Italia abbiamo un articolo della Costituzione che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, assumendosene ovviamente la responsabilità.

Ovunque nel mondo, laddove un regime totalitario determina le regole per accedere alla comunicazione mainstream, non sono i giornalisti ufficiali a lottare per la giustizia e l’uguaglianza, ma i blogger “senza autorizzazione”.

Centinaia, forse migliaia di coraggiosi divulgatori “senza tessera”, vengono uccisi o privati della libertà a tutte le latitudini, spesso in modo truce, per aver espresso sulla rete critiche al regime, ai narcos, agli oligarchi, agli integralisti, ai signori della guerra e agli sfruttatori di varia estrazione e ideologia.

In particolare desidero ricordare i blogger di raqqa-is-being-slaughtered-silently, che durante il regime dell’ISIS, hanno saputo raccontare, uccisi uno/a per uno/a metodicamente, la quotidianità di quel buco nero apertosi nella storia.

In Italia ricordiamo con devozione le figure “emerse” di Peppino Impastato e Giancarlo Siani, ma non erano essi stessi “blogger” ante litteram? In vita, infatti, il “tesserino da giornalista”, non lo avevano mai avuto.

La rete, sebbene sempre meno “democratica”, è uno strumento che mal si concilia con il “pensiero unico” e questo riguarda anche la nostra città e non solo per la sua parte più retriva.

Ho letto su un magazine online locale “progressista” un articolo sprezzante sul fatto che non tutti possono ritenersi giornalisti e per fortuna rispondo io. Forse anche i fighetti del centro che eleborano argomenti buonisti e perbenino, frequentano le parrocchie giuste, le scuole opportune, i circoli ben abbeverati, si saranno accorti che il giornale cartaceo o malamente trasposto in digitale è diventato uno strumento arcaico, che “comunicatore” è la parola del domani e “crossmedialità” è la frontiera semantica da superare per fare informazione oggi.

Loro, gli iniziati, si incamminano sempre su vie canoniche, non si confrontano mai, non sperimentano nulla che possa essere esposto a critiche o che non sia già legittimato dall’esistente. Di destra o di sinistra che siano, essi sono solo conservatori e invece occorre esporsi all’Underground, anche sugli argomenti della comunicazione.

C’è poco da fare, chi desidera cambiare gli orientamenti in questa città necessita di un nuovo racconto e chi ha condiviso le responsabilità, anche morali, di quello presente non ha i titoli per elaborarlo.

Siete così tanti a leggere Albicokka che sarebbe ora cominciaste a compromettervi, condividendo i nostri post e fornendoci le dritte giuste per essere ancora più efficaci.

Il ponte levatoio sta cedendo, fate la vostra scelta signori e signore, rien ne va plus.

Nella foto il reporter Ahmad Mohamed al-Mousa, ucciso nel 2015 a Idlib.

        

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