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Questa sezione è dedicata Verona

Elezioni 2022: Cambiamo la musica

Written by angelo jasmeno On Sabato, 21 Novembre 2020

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MI PIACEREBBE

Le cose non andranno, per le prossime amministrative di Verona, seguendo il consueto spartito, cantilenando la Tiri Tera dei vecchi capi partito del Centro-Sinistra. Non sarà deciso tutto nelle segrete stanze per poi concludersi in una mattanza di preferenze tra perdenti, negli ultimi 90 giorni.

Faremo qualcosa per evitarlo ed è buona norma non sottovalutare i Raminghi, gente pericolosa, che vaga per le terre selvagge.

I “mi piacerebbe” sono una sorta di formula magica, inventata da uno sciamano di Sezano, essi risultano inascoltabili solo a coloro che si sentono padroni del destino degli altri e, di conseguenza, anche dei loro desideri.

Partecipare: Mi piacerebbe poter partecipare fin da subito alle decisioni per la candidatura dei prossimi amministratori di Verona grazie ad un processo aperto, coinvolgente e generatore di entusiasmo.

Ripulire: Mi piacerebbe che sui temi ambientali si finisse di giocare al gioco delle tre carte e si chiamassero per nome e cognome, e non solo sussurrati, gli inquinatori dal colletto bianco, i razziatori e i loro complici nella politica, anche se rappresentassero interessi “amici”.

Incontrare: Mi piacerebbe non essere considerato solo in quanto consumatore o elettore, ma anche come persona desiderosa di essere ascoltata da altre persone, reciprocamente rispettose ed amanti della vita.

Conoscere: Mi piacerebbe avere facile accesso alle informazioni che riguardano la mia città, senza necessità di estorcerle a qualcuno, tirare notte sul web, o chiamare l’amico dell’amico per ottenerle.

Dissentire: Mi piacerebbe sollevare il dissenso ed il conflitto non violento oltre la solitudine, senza essere trattato da disadattato, specie se contraddico il politico o il signore di turno, i loro progetti folli e la loro corte dei miracoli.

Raccontare: Mi piacerebbe poter raccontare tutta la verità, senza subire la querela temeraria, la ritorsione economica o l’isolamento sociale.

Condividere: Mi piacerebbe poter partecipare alle decisioni che riguardano il mio Quartiere anche se non sono organico ad una corrente politica organizzata, senza sentirmi rispondere dai soliti arrogantelli: “noi abbiamo preso i voti, tu no”. Perché, a forza di comportarvi così, i voti finirete per perderli.

La politica è sogno e brutalità, se togli il sogno resta solo la brutalità, ma la brutalità da sola non fa politica. Lo dico alle Iene che sghignazzano sulle "illusioni": questo vostro compulsare intorno a piccole risse da giocatori di dadi truccati, a interessi inconfessabili persino alla vostra coscienza, ad ego irrimediabili e patriarcali, nulla ha che vedere con la Politica. Questa rincorsa senza un domani alla preda del bene comune, o almeno alla parte carognesca che vi lasciano i Leoni più potenti di voi, è regressione alla Savana. La politica è arte nobile non un incessante digrignare di canini.

“Non si può effettuare un cambiamento fondamentale senza una certa dose di follia. In questo caso si tratta di non conformità: il coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, il coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei pazzi...”. Thomas Sankara, martire africano. Perchè la politica è anche sacrificio di sè.

Una luce dall’ombra spunterà. Rinnovata sarà la lama che fu spezzata.


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Fuori i Partiti dalle Circoscrizioni

Written by angelo jasmeno On Sabato, 14 Novembre 2020

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RIPRENDIAMOCI I NOSTRI QUARTIERI

Desidero affermare un concetto che alcuni/e riterranno velleitario, forse ridicolo: la Comunità Sociale si può governare senza bisogno dei Partiti.

I cambi di casacca, le assenze ingiustificate, i progetti lasciati a metà, gli edifici delle Circoscrizioni con i portoni sbarrati, suggeriscono, anzi richiedono, modelli innovativi, pensieri ammantati di fantasia creativa anziché contro-riforme.

In alcuni Quartieri popolari si vive ancora lo spirito del “vicinato”, dove ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino. In questi luoghi che conservano tali valori comunitari, si vivono i rapporti di prossimità con tratti di gratuità, solidarietà e reciprocità, a partire dal senso di un “noi” di Quartiere.

L’universo mondo e la democrazia hanno bisogno dei Partiti, ma in quel complesso di relazioni, umori, ambienti, fonti vitali che circondano e “implementano” la nostra vita di tutti i giorni, che in una parola possiamo definire Prossimità, i cittadini e le cittadine di buona volontà se la possono cavare benissimo da soli/e, visti i risultati.

In questi giorni è passata in Consiglio Comunale di Verona una riforma in senso maggioritario delle Circoscrizioni. Nei fatti si marginalizzano le opposizioni attraverso un alchemico sistema elettorale, in un organismo, la Circoscrizione, che decide pressochè nulla, non ha un bilancio proprio se non per le spese di cancelleria e in cui l’unico vero “gadget” è lo stipendio del Presidente.

Di questo, di come si precostituirà la maggioranza che esprimerà questo nuovo “Podestà”, l’unico che percepisce uno stipendio, si occupa nei fatti la suddetta “riforma”.

Io ritengo che le questioni di cui si occupa la Circoscrizione potrebbero essere espletate da un Consiglio di Vicinato (vogliamo chiamarla Vicinia, le Vicinie nel Triveneto hanno governato le Comunità locali per 1000 anni) per costituire il quale ogni Borgo, o Isolato, sceglie i propri rappresentanti grazie ad un processo Partecipativo-Deliberativo (sul modello dei Caucus americani nello Iowa, per fare un esempio). Il "Garante" del “Quartiere”, eletto in tale organismo quale elemento di sintesi delle esigenze dei singoli Borghi contigui, avrebbe la dignità di un Assessore per la Giunta Comunale.

Queste persone, retribuite secondo il possibile, dovrebbero sovraintendere alle questioni pratiche come la manutenzione delle strade, la pulizia dei fossi e dei chiusini, la gestione e la tutela del verde pubblico, dei beni comuni e dei centri civici, della raccolta differenziata. Essi potrebbero attingere ad un fondo ad hoc previsto nel budget comunale e gestito col metodo del "Bilancio Partecipativo" e rivolgersi alle competenze di operatori professionali dedicati al decentramento.

Sarebbe semplice, se la palude della Partitocrazia non avesse tracimato in ogni cosa, come accade (si tratta di un innocente esempio) alle acque reflue dei tombini quando piove di brutto.

 

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Elezioni 2022: è partita la giostra

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 30 Ottobre 2020

elezioni comunali

Spesso mi sono sentito ripetere, a fronte di una scelta amministrativa che criticavo, che non “avevo preso i voti”. C’era chi si era assunto delle responsabilità, candidandosi e facendosi eleggere, perciò occorreva: “Lasciarlo lavorare”.

Questa risposta un tantino tronfia prendeva spunto (a essere buoni) dal modello della cosiddetta democrazia rappresentativa che trova nell’esercizio della delega (il “ti voto e poi pensaci tu”) il suo elemento discriminante. Al momento però questo approccio non gode di grande popolarità, molte persone si sentono tagliate fuori da ogni decisione e avvertono la politica, quando va bene, come una zavorra.

Abbiamo letto più volte della cosiddetta democrazia diretta (la piattaforma Rousseau, per capirci) dove il concetto “una testa, un voto” viene preso alla lettera, a prescindere dall’argomento su cui si è chiamati a decidere, mentre si evolvono altre forme di pensiero democratico come quello partecipativo o, per i più raffinati, deliberativo.

Si è rafforzata, anche nel nostro Paese, la richiesta di maggiore autonomia decisionale sui propri spazi vitali da parte delle piccole Comunità (il modello partecipativo), contro i processi di omologazione indotti dalla globalizzazione. Ha trovato nuove sponde culturali la volontà di riappropriarsi del proprio destino prossimo attraverso un pubblico dibattito e una presa di coscienza collettiva.

La partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: la città è suddivisa in circoscrizioni o quartieri. Nel corso di incontri pubblici (che possono avere forma fisica o virtuale, e tutta una gamma di diversi gradi di inclusività e rappresentatività, dall’assemblea, alla giuria di cittadini estratti a sorte) la popolazione di ciascuna zona è invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori (governo del territorio, ambiente, educazione, salute…).

A questi Tavoli si aggiunge talvolta una partecipazione complementare organizzata su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative (sindacati, imprenditori, studenti..), ciò permette di ottenere una visione più completa della città, attraverso il coinvolgimento dei suoi attori economici.

Difficile? Sì. La classe politica veronese è talmente conservatrice che risponderebbe con un’alzata di spalle a qualunque sollecitazione che non la ponga in una posizione di supremazia o di controllo. Nessuno, nemmeno a sinistra, accetta il rischio dell’improbabile, esplorando oltre gli “eguali da sè”, i figli della stessa matrice ideologica e gli storici bacini di carenaggio delle preferenze "off shore".

Il problema non sta nel merito, tutti (o quasi) sono per la pace nel Mondo, anche Miss Italia, ma nel metodo, nella capacità di includere e ascoltare senza prevaricare.

Quello della partecipazione comunitaria è un tema centrale delle prossime elezioni comunali di Verona.

Se nessuno saprà cogliere in tempo l'importanza di questo argomento, chi invece lo ritiiene strategico, storicamente indeclinabile, troverà il modo e gli strumenti per rappresentarlo in proprio.

Per una volta, amici politici di professione, ci starete ad ascoltare prima di servirci il solito sciapo piatto precotto. Questo, se non altro, per il timore di perdere una manciata di voti.

Perchè voi lo sapete già, a volte è proprio quell'ultima maledetta manciata, porca miseria, a far saltare il banco...

 

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Fratelli tutti, o quasi...

Written by angelo jasmeno On Domenica, 11 Ottobre 2020

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Ho una preghiera per gli amici cattolici veronesi. Vi prego di risparmiarmi le numerose tiritere sugli “stili di vita” che ho dovuto subire dopo l’uscita della Enciclica “Laudato si'”. Questa volta leggiamola con onestà, non potremo sfuggire, per dirla con Jorge Maria Bergoglio, Vescovo di Roma: alla “Realtà stessa che geme e si ribella “.

A Verona esiste un cattolicesimo conservatore e vandeano, mani giunte e pellegrinaggi balcanici, miracolistico, antiscientifico e autoritario il giusto. Negli ultimi anni ha conquistato spazi su spazi e questi cavalieri pre-conciliari li possiamo trovare ovunque: determinati e privi di qualsivoglia dubbio.

Ne esiste poi un altro, “democratico” moderno e filo-calvinista, che vive il cristianesimo come una sorta di stato d’animo, un percorso new age, dotato di una visione estetica della fede; è tollerante, caritatevole, benestante, si abbevera mitizzante ai Teologi a partita Iva e come gli altri di cui ho accennato prima non ha dubbi, ma nel senso che non se li pone.

Questi due filoni, nun unici ma insieme maggioritari, non differiscono poi tanto nel rapporto con il potere, semmai il loro punto di attrito consiste nel confronto con la modernità.

Temo che Francesco anche questa volta non verrà capito, rifiutato come "comunista" dai primi, banalizzato in una ridotta buonista dai secondi.

Una frase però, di questa nuova enciclica dovrebbe inchiodarli entrambi: “Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà”.

E poi il passaggio sul “conflitto inevitabile”, “Il rispetto umano non porti a venir meno alla fedeltà in ossequio a una presunta pace familiare o sociale”.

Nel Vangelo di questa settimana ci sono spunti assai interessanti al proposito. E’ celebre per via della Parabola dove gli invitati alla festa non si presentano e allora vengono chiamate persone “comuni” dai “crocicchi delle strade”. La traduzione però, secondo alcuni teologi, appare lacunosa, si tratterebbe di quei luoghi dove le strade terminano e iniziano i sentieri. Oggi li chiameremmo i “Capolinea”, o meglio ancora le Periferie.

Se questa persona venuta dall’Argentina rende cardinale il vescovo di Agrigento e non quello di Milano forse vorrà dirci qualcosa...

E poi la figura del tizio che si presenta alla festa senza veste nuziale, cioè senza una conversione radicale del proprio essere, omettendo una revisione che spezza il principio della doppia morale. Egli non prova nemmeno a tracciare un modello di società alternativa, il punto di arrivo, appunto il capolinea, della Storia, ma desidera soltanto attovagliarsi.

Bergoglio ci dice che se rescindiamo il nostro rapporto vitale con il territorio e con le nostre Comunità native e sociali (quante volte ha usato nell’Enciclica questa parola, Comunità) noi cessiamo semplicemente di esistere e così, per chi si dice cristiano, se aboliamo la percezione di una dimensione trascendente che ci strappa alle nostre piccole necessità umane, alle nostre uscite laterali e sotterfugi, ci limitiamo ad un atteggiamento, una postura. Lumen Fidei, Laudato si' e poi Fratelli tutti, chiudono il cerchio di un cristianesimo compiuto: dimensione spirituale, dimensione vitale, dimensione umanistica.

Per quel che mi riguarda noterei che, tra un cristianesimo cattivista ed uno buonista, ci sarebbe necessità di un cristianesimo realista. Nel periodo storico dove la narrazione favolistica ha preso il posto della realtà, sarebbe nostro dovere leggere le carte (come avviene questi giorni in Vaticano a proposito dei 30 denari) e raccontare come stanno veramente le cose. Invece noto tanta voglia di zittire, di sopire e di edulcorare.

Che Peccato (con la maiuscola)...

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Il Partito Democratico veronese? Un Bunker silenzioso

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 05 Ottobre 2020

bunker

Un amico mi ha chiesto un commento sul PD veronese, a proposito delle Regionali, ma io il Partito Democratico lo posso descrivere solo in soggettiva, dalla periferia.

Confesso di avere ceduto alla tentazione di interagire con esso. Il motivo era semplice e nasceva da uno stato di necessità: come si fa in una città come Verona, dove si esercita la quintessenza del conservatorismo nazionale, a ignorare il maggiore partito di opposizione? E poi volevo capire perchè nelle vicende ambientali e sociali di cui mi sono interessato, da semplice cittadino, me li sono trovati sempre dall'altra parte. Che cosa impediva loro perlomeno di ascoltarmi?...

Credo di averlo parzialmente capito e i motivi sono molto più politici di quanto si possa immaginare. E' un ambiente sulla difensiva, molto ancorato a storie del passato, richiuso nelle sue logiche interne, autoreferenziali. Non c'è alcuna disponibilità verso chi parla un'altra lingua, o proviene da culture aliene, anche per interposta generazione, dai filoni storici ex-comunista ed ex-democristiano che gli hanno dato vita.

Se mi si chiede il ruolo che ha avuto il Partito Democratico nelle ultime elezioni regionali non posso che rispondere con le parole di Anna Maria Bigon, l'unica eletta PD a Verona: "...La mia non è una critica a Lorenzoni, che si è speso con tutte le sue energie, ma un invito a guardare a quello che è successo in modo onesto. Parte del gruppo dirigente regionale del Partito Democratico ha gestito la questione della scelta di un candidato Presidente portando il PD ad abdicare al proprio ruolo di leadership dell’alternativa, svilendo e soffocando qualsiasi ipotesi di partecipazione dal basso. Non è così che il Partito Democratico può ritrovare il dialogo con la società veneta"....

Io durante la recente campagna elettorale non sono stato contattato da alcuno del giro locale del PD, fatto salvo qualche messaggio whatsapp, che non si nega neanche ai cani. Ho ricevuto invece la graditissima visita di Giandomenico Allegri, vicesindaco di Sommacampagna, a cui mi unisce una comune militanza giovanile e una reciproca simpatia.

Posso far notare, da elettore del centrosinistra, che il voto di opinione è davvero importante e che limitarsi alle partite Indoor tra consanguinei, mentre gli altri governano tutto può essere appassionante, o arrapante, ma solo per chi gioca. Il punto critico è stato superato a Verona con quel 78% a Zaia, così rimane ben poco spazio al consueto ruolo di sparring partner della maggioranza. Occorrerebbe una mossa del cavallo, abbassare che so, un ponte levatoio...

Personalmente vedo che l'alterità, il pensiero laterale, non sono ben accolti. L'impressione è quella di trovarsi di fronte a un Bunker dove si esce più facilmente di come si entra e quando si entra ci si trova in un simulacro vuoto perchè le attività oggetive sono delegate altrove, sopratutto agli eletti.

Cito Maurizio Facincani, Segretatio veronese del Partito: "Servono però idee, sia valoriali sia concrete. Serve onestà intellettuale e un diverso stile di confronto, con gli elettori e tra di noi, un partito in cui sia condivisa la consapevolezza che non è possibile che ogni mattina qualcuno si sveglia e pensa, individualmente, di essere il migliore, di avere l’idea migliore, e freme dal desiderio di comunicarlo al mondo attraverso i social, saltando il confronto necessario per trovare una sintesi comune attorno alla quale costruire idee e strategie - come fa ogni vera comunità - perché insieme si possa avanzare. La politica si fa insieme o è altra cosa".

Personalmente getto la spugna. E a questo proposito, citando Ignazio Silone, imbocco l'Uscita di Sicurezza.

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Dove finiscono gli alberi abbattuti?

Written by angelo jasmeno On Domenica, 04 Ottobre 2020

biomassa

Se parliamo di economia circolare è importante sapere che fine fanno gli alberi e le ramaglie abbattuti dalle tempeste o dagli esseri umani per fare spazio ai cantieri, all’interno della città di Verona.

La legislazione applicata è assai complessa e le norme italiane ed europee, come spesso avviene, sedimentano le une sulle altre, determinando una vera e propria “giungla legislativa” di interpretazioni in particolare per “rifiuti vegetali provenienti da aree verdi urbane, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” che sono spesso trattati come rifiuti.

La domanda che mi pongo è precisa: esiste un’economia parallela legata allo smaltimento delle piante cadute o abbattute nei cantieri e, quando si tratta di legno pregiato, esso viene conferito in discarica? Altrimenti, chiedo, esso finisce nel cosiddetto “cippato” valorizzato in biomassa, o nel Combustibile Solido Secondario, nelle Falegnamerie o presso qualche Legnaia?

Quanto costa il taglio al Comune, quanto il trasporto e quanto può ricavare il privato da un quintale di materiale, magari suddiviso tra legno pregiato e “ramaglie”?

Se esiste un valore aggiunto legato agli alberi caduti, allora si è creato un mercato. Ammesso e non concesso quanto appena affermato, una sorta di mano morta spingerebbe verso una maggiore caducità delle piante, in un tempo dove la “sicurezza” preventiva, per un albero magari recuperabile, può fare premio sulla salute collettiva, almeno nei tempi medi.

Sappiamo tutti che i grandi cantieri mal tollerano gli alberi e le loro radici. Tutto ciò che può essere asportato e valorizzato (ad esempio la ghiaia) talvolta prende strade impervie e sconosciute. Per questo va chiesto alle persone che si preoccupano del perché il platano davanti a casa è scomparso e alle associazioni che desiderano più equilibrio ambientale, di non limitarsi al climax (il taglio), ma di produrre uno sforzo di cultura e verità, guardando all'intero processo. Per dirla con Bergoglio nell'ultima enciclica, qui: “È la realtà stessa che geme e si ribella…”.

E se si risale alle origini del problema ci si potrebbe ritrovare tra le sterpaglie degli affari e magari imbattersi in qualche amico insospettabile. Siamo disposti ad entrare nei dettagli, a travalicare la semplice indignazione privata?

Vorrei si smettesse, per rispetto, di esaltare, nei nostri incontri, i difensori delle foreste in luoghi remoti, assassinati sistematicamente dai signori delle materie prime. Siamo disposti a pagare almeno un decimo del prezzo del loro sacrificio? No? Allora lasciamo perdere.

Con le mozioni dei buoni sentimenti non si muove una paglia, semmai, come ampiamente provato, la si lascia ardere il più a lungo possibile.

   

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Elezioni venete: non è stato un meteorite

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 24 Settembre 2020

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Già, la sconfitta era nelle cose, ma non questa ecatombe...

Va detto: non è stata una meteora a provocare la desertificazione dei consensi per il centro-sinistra, ma delle precise scelte politiche, anche sul piano comunicativo.

Analizziamo alcune evidenze che ci aiutino a circoscrivere il problema, dal mio punto di vista:

Trattandosi di un’elezione Presidenziale, la figura del candidato presidente era trainante quanto la lista a lui associata (Il Veneto che Vogliamo) che ne identificava il “sentiment”, le priorità, le aspettative. Se essa avesse ottenuto il triplo dei consensi saremmo qui a parlare di qualche eletto in più, anche a Verona, perchè avrebbe trascinato l'intera coalizione grazie al voto di opinione.

Il Simbolo era strategico per chi non era già un personaggio mainstream.

Esaminiamone i colori: bianco, poi marrone e turchese chiari. Cosa evocavano? A me niente.

Il Veneto sullo sfondo cosa richiamava? il Veneto.

Io temo che il combinato disposto abbia ottenuto un effetto mimetico. Forse frutto di un eccessivo timore, magari inconscio, di spaventare l’elettorato moderato (ma quello aveva già scelto il proprio candidato...).

Il concetto ricavabile dal contesto, il refrain all’orecchio nei discorsi e negli appelli del candidato Presidente era: “nessuna appartenenza”, nessun richiamo al passato. Ne è conseguito il rischio di nessuna tematica identitaria, nessun'eco lontana di tamburi di guerra, ma un tono buonista che oggi le persone, tutte molto incazzate, considerano alla stregua della peronospera.

Lo slogan: "il Veneto che vogliamo" è semanticamente involuto. Se io esordisco: “L’automobile che desidero…” e la finisco lì, tu mi guardi attonito/a e mi chiedi: “Quale? Elettrica, monovolume, spartana, veloce…”. Mancava l’attributo, nello slogan di Lorenzoni, ma spiccava (almeno io avvertivo) un'assenza, ciascuno poteva metterci quello che voleva, anche il nulla.

E infine l’onda lunga comunicativa e vengo al dunque politico, cito: “E’ un’occasione storica per portare una politica centrata non sull’appartenenza ai gruppi politici, ma sulla condivisione di contenuti e di obiettivi che stanno a cuore ai cittadini del Veneto”. Questo è il civismo dei “migliori” (peccato che i veneti abbiano pensato che lo fossero gli altri), che vuole distinguersi dalle culture tradizionali del centrosinistra.

L'Inappartenenza è un tema ricorsivo nei discorsi del candidato padovano, che non disdegnava di affiancargli, talvolta, la sua corta esperienza nella politica attiva, quasi come nota distintiva.

Entrambe le cose mi hanno fatto sobbalzare, per tanti motivi.

L’esperienza municipalista “Barcelona en comù” della sindaca di Ada Colau, richiamata più volte durante la campagna elettorale, già riverberata da noi nella lista Verona in Comune alle elezioni del 2017 (che riuscì ad arrivare seconda nella sua pur striminzita coalizione) ha alcuni padrini tutt’altro che stinti nella città scaligera, altrochè civici, e poi qui le Ramblas non ci sono, al massimo le Regaste.

Nell’era del sovranismo montante e di una visione unilaterale dei rapporti sociali basata sul denaro e sullo sfruttamento indiscriminato del territorio, la risposta non poteva essere una lista civica sul modello “Insieme per...”, ma una presa di posizione altrettanto radicale, ancorchè opposta, che usasse un linguaggio assai diretto, un intercalare alla Andrea Scanzi, per intenderci.

Pur non essendo mai stato comunista, né democristiano ma: "ricco, senza soldi, radicale diverso ed uguale" citando Guccini, richiedo ai candidati un’appartenenza esplicita e un carico di esperienza e talento politici equliibrati, se si desidera guidare una regione da 5 milioni di abitanti.

Detto questo, esimi capi del centrosinistra veneto e veronese, spero che non vi limitiate semplicemente ad attendere che passi a'nuttata.

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Facciamo che non diventi una Waterloo

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 17 Settembre 2020

waterloo

Domenica e Lunedì ci sono le Elezioni Regionali.

Mi rendo conto che un voto dal risultato così scontato, dove al massimo ci è consentito di assistere alla competizione tutta mediatica tra Lega A e Lega B, sovranisti contro autonomisti, non possa suscitare un grande entusiasmo.

Se si verificherà una Waterloo per l'opposizione, come potrebbe, ci troveremo a vivere in una regione all’ungherese dove saremo ancora più mal sopportati e dove il collateralismo con il potere politico, per chi necessiterà di un qualsivoglia rapporto con il pubblico, potrebbe divenire una Condicio sine qua non.

Albicokka ha una missione pluralista e innovativa, è espressione di un progetto totalmente alieno agli immarcescibili Cambronne che ispirano il centro sinistra veronese dai tempi degli ABBA (gruppo svedese che nel 1974 dedicò una canzone iconica all’ultima battaglia di Napoleone).

Il mio voto personale lo comunico personalmente, ritengo però opportuno rendere noto chi, sul versante politico, ha aperto con questo Blog un dialogo proficuo, destinato a continuare anche oltre il 21 settembre.

Noi gestori della piattaforma riconosciamo il lavoro di Michele Bertucco (Il Veneto che vogliamo) che ci ha sempre garantito, grazie al suo staff, informazioni precise e carte dettagliate sulle vicende del Comune di Verona. Un lavoro prezioso, spesso solitario ed incompreso.

Non possiamo omettere il rapporto con il Consigliere Regionale uscente Manuel Brusco (Movimento Cinque Stelle), che ci ha aperto la porta di Palazzo Ferro-Fini, quando ve n’è stata la necessità.

A Franco Bonfante, dobbiamo molte delucidazioni di carattere burocratico e amministrativo (ricordiamo le breaking news ricevute nei periodi più duri della Pandemia). Giandomenico Allegri (Partito Democratico) ha garantito l’apertura di un canale di consultazione stabile anche su quel versante.

Come si può constatare, anche se la nostra è una piccola esperienza, essa non è affatto isolata.

Personalmente ho cercato nuove fonti anche in altre direzioni, ma ho fallito. Come diceva Albert Einstein: "È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio" .

In ogni caso non restate a casa. Va garantita a Zaia, nel caso prevalesseuna puntuta Opposizione.

Come affermava il grande Corso: “Posso perdere una battaglia, ma non perderò mai un minuto”...

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Il mio NO è diverso

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 14 Settembre 2020

Il Referendum sul taglio dei Parlamentari è un argomento che riguarda la mia libertà.

Assisto allibito all’edificazione di un altro muro, che pare eretto per impedire la contaminazione del ceto dominante da parte di coloro che non sono ancora classe dirigente. Questo problema nasce dal fatto che ci vorranno molti più elettori per conseguire un seggio e molti più soldi (perchè le campagne elettorali costano) per superare l'ulteriore sbarramento che, "de facto", provocherà la riduzione di Deputati e Senatori (da 945 a 600).

Io sono convinto che a forza di tutelare l’esistente celebrando il tema dell’efficienza, si finisca per ottenere l’effetto paradosso di una maggiore burocrazia e inefficienza. Infatti, se non si favorisce l’insorgere della concorrenza, anche in politica, la stagnazione è assicurata.

Sono persuaso che non sia la semplificazione, ma la singolarità, le anomalie, a generare le innovazioni, in ogni campo. Tali mutazioni, almeno in democrazia, vanno tutelate, non soffocate sul nascere. Questo è il cuore della laicità e del pluralismo.

Il taglio dei Parlamentari nella situazione data concorrerà ad emarginare le minoranze, quelle di oggi e quelle di domani che potrebbero emergere come risorgive vitali nel normale decorso della storia di una democrazia, senza dar loro alcun diritto di accesso, né di tribuna, favorendo nel contempo le grandi città a discapito dei piccoli centri.

L’idea forte che sorregge l’impianto del Parlamento percepito come “ente inutile” è in fondo quella del pensiero unico neoliberista, della “fine della storia” seguito alla caduta del muro di Berlino. Secondo questa concezione aberrante bastano pochi grandi elettori, qualcosa di simile ad un consiglio di amministrazione, capaci di rovesciare sul tavolo notevoli capitali di consenso eterodiretto, a determinare i destini di una nazione: è il "mercato che si autoregola" tradotto in politica.

E se mai fosse una questione di soldi, come volgarmente si accenna, non basterebbe tagliare gli emolumenti anzichè i Parlamentari?

A ben vedere è in corso nel nostro Paese un riflusso conservatore su diversi argomenti strategici, ma forse pochi se ne sono accorti:

Qualcuno ha forse dimenticato i recenti decreti sicurezza, mai riformati, ed in particolare le norme, criticate da diversi costituzionalisti, che sanzionano pesantemente gli “assembramenti”, comprese le proteste operaie spontanee (4000 Euro di multa pro capite)?

Nell’Associazionismo non si è di fatto reso professionale il volontariato con la legge sul Terzo Settore, rendendo la vita difficile (grazie ad una burocrazia esorbitante) alle realtà associative medio-piccole (e più vivaci)?

Per quanto riguarda il Web non ci apprestiamo a recepire la legge Europea sul Copyright, che apporterà, dopo le stringenti normative sulla Privacy, un mutamento epocale nell’utilizzo della Rete, spingendola verso una strisciante privatizzazione?

Vogliamo parlare poi della legge “Sblocca Italia” che bypassa il diritto di comitati e singoli cittadini di sottoporre a osservazioni i nuovi macro-insediamenti cementiferi in nome della “pubblica utilità”?

Il cerchio della libertà, lentamente, si riduce.

Per quanto riguarda la legge elettorale, che non cambierà a breve, non è forse grazie a normative che comprimevano i diritti delle minoranze d’opinione, drenando seggi verso realtà più radicate (ad es. legge Acerbo, 1924) che alcuni dei peggiori regimi della storia conquistarono i cosiddetti "pieni poteri" per via “democratica”?

Ne consegue che al referendum io voterò un NO senza calcoli, un NO per chi ama le differenze, un NO social-democratico e sentimentale, diverso da chi userà il prossimo Election Day solo per regolare i conti all’interno del proprio e degli altrui partiti o per mettere in difficoltà l'attuale Governo.

Agli amici va detto chiaro quando sbagliano, anche se il vento li spinge da tutt'altra parte.

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La via della Plastica

Written by angelo jasmeno On Sabato, 05 Settembre 2020

plastiche

Sarebbe corretto spiegare ai tanti cittadini che si impegnano nella raccolta differenziata il reale destino del loro laborioso impegno, così come rappresentato dai documenti ufficiali.

Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’anno scorso solo il 28% dei Rifiuti Urbani, a livello nazionale, si è convertito in “recupero di materia” e il 21% è stato il trattamento biologico della frazione organica.

Purtroppo, ancor oggi, almeno un quaranta per cento dei materiali presenti nei rifiuti viene conferito in discarica o bruciato negli inceneritori e nei cementifici.

Ora, questo è perfettamente legale e sono sicuro che un certo mondo “riformista” ritiene naturale chiudere il ciclo dei rifiuti in atmosfera, ma il fatto che ad esempio la plastica fatichi ad essere riciclata dovrebbe porci qualche domanda in più. In Italia, nonostante il nostro Paese presenti una situazione nella raccolta in linea con la tendenza media europea, secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori, una extrema ratio nella gestione dei rifiuti nell’ambito dell’economia circolare, e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.

Ora, nelle basse di San Michele si stanno progettando epocali sistemi di stoccaggio e riciclaggio (se così si può dire) dei rifiuti anche grazie alla produzione dei cosiddetti CSS End of Waste, Combustibili Solidi Secondari.

La domanda è, perché questo avviene nel silenzio generale, fatti salvi i soliti azzecca-guai?

Sicuramente tutto è in regola, ma fallibile come tutti i fenomeni umani dotati di una potenziale pericolosità. Per questo è un dovere civico chiedere chi saranno i controllati e chi i controllori della filiera e se l'orizzonte sarà sgombro da ogni conflitto di interesse tra le entità pubbliche e private coinvolte. Nel contempo è utile che venga richiesta ad AMIA la massima trasparenza sul ciclo della raccolta differenziata a Verona, chiarendo se nel cosiddetto riciclo sia considerata anche la parte da incenerire.

Purtroppo la nostra provincia è assurta agli onori della cronaca per i rifiuti pericolosi ammassati nei capannoni dismessi da parte della malavita, perciò qualche rassicurazione in merito, per le nostre tremebonde coscienze, risulterebbe salutare.

Forse...

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Il disagio infuria, ma non solo al Saval

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 24 Luglio 2020

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Ho appreso che nella Terza Circoscrizione di Verona, più precisamente al Saval, arriverà un finanziamento di quattro milioni di euro dedicati ad un progetto Europeo, “Urban innovative actions”, per la creazione di nuovi luoghi di incontro, incubatori di imprenditorialità, centri di riuso, formazione e informazione, spazi di vita condominiale per favorire rapporti di buon vicinato, così come di orientamento al lavoro.

Tutto il Piano si incardina attorno ad una casa colonica in disuso, ultimo lembo di un passato comunitario ormai dimenticato.

A qualcuno non fischiano le orecchie?

Questi argomenti sono stati affrontati a San Michele sulla questione dell’ex Tiberghien, ma lì la riposta è consistita in un respingimento (fatti salvi tre consiglieri circoscrizionali) e un muro di diffidenza, edificato anche dalle brave persone locali che ritenevano questi progetti “impossibili”, “troppo ambiziosi”, “presuntuosi”.

La capofila di questa iniziativa al Saval, una cooperativa bresciana di altissimo livello, l’avevamo invitata noi di Azione Comunitaria a Verona e i loro “ganci” locali sono persone che conosciamo assai bene.

Ora, che il disagio sia solo in Terza è una battuta, nè si immagina una espansione a macchia d'olio di questa esperienza. Il rischio elitario di un progetto ritagliato intorno al bando europeo è da valutare, aldilà della sua bella narrazione.

Le recenti leggi sul no profit hanno costruito un’autostrada per i progettisti dei grandi bandi, nazionali e internazionali, ma hanno ridotto al lumicino gli spiragli di partecipazione dal basso per le piccole realtà native. Quelli cioè che portano la carriola. Per loro è impraticabile mettere in piedi filiere che arrivino fino a Bruxelles, specialmente se desiderano tenersi le mani libere per criticare, proporre alternative, o chiedere un ruolo attivo nelle decisioni...

La questione che sollevo è la necessità di un protocollo grazie al quale la popolazione locale possa interagire con il Progetto, obiettivamente interessante, senza esserne solo i "beneficiari". Siano essi soggetti e non solo oggetti.

Perciò: felicitazioni al Saval, ma quelli che per tanti anni hanno usato il badile da volontari non si facciano chiudere fuori.

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La solitudine è una malattia micidiale

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Luglio 2020

solitudine

La solitudine può essere peggio della morte, perché ti priva della memoria degli altri.

Forse si può pensare che questo sia un argomento “alto”, ma basta guardarsi intorno, anzi ascoltare il proprio intorno, per capire che si tratta di un’emergenza sociale.

Il “distanziamento” è diventato la sublimazione di qualcosa che si respirava già nei nostri quartieri, da tempo, ma ha trovato il suo punto critico durante l’emergenza pandemica, specialmente per chi era già in difficoltà.

Se della fame ci si vergogna, dell’isolamento ci si ammala. Non parlo degli altri con tono moralistico, parlo di me. Si può pensare che dovrei stare zitto: pratico una buona professione, ho una famiglia unita, degli amici, eppure sono solo.

Questo perché abito in un posto che non riconosco, con il quale, malgrado tanti anni di convivenza, non ho stretto alcun legame stabile, empatico.

Io ho avuto la ventura di sperimentare la differenza tra abitare e vivere un luogo.

Sulla montagna da cui provengo, chiunque fosse accettato nel cerchio comunitario veniva identificato con una serie di attributi sociali riconoscibili. Di lui si sapeva tutto, a volte anche troppo e a sproposito, ma chiunque tu fossi, eri “qualcuno”.

Parafrasando Zygmunt Bauman io sono un esempio degli "sradicamenti" degli individui dalle comunità naturali e dei "reimpiantamenti" in comunità fittizie, periferie cresciute in fretta per supportare una industrializzazione prepotente (allora). L'epoca attuale, poi, ha fatto il resto: all'insegna del disimpegno, della flessibilità e dell'outsourcing (anche nella gestione del potere) ha distrutto completamente una seppur precaria sicurezza e un sistema minimo di certezze.

Non ci sono più, infatti, punti di orientamento che indichino un ambiente sociale "stabile", e avanza così la tendenza a non mettere le radici in nessun dove: una strana forma moderna, di "cosmopolitismo" che nega a priori la comunità.

Non vorrei che alla fine rimanesse solo qualche fotografia, come quando ho vuotato la casa dei mei.

E questo mi terrorizza.

  

Una Vicinia per ogni Quartiere

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Luglio 2020

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In questi giorni stiamo valutando la proposta di fondare una Vicinia per ogni Quartiere di Verona.

Vicinia è un termine utilizzato per indicare un insieme di persone abitanti nella medesima località, con interessi o beni comuni, ma anche un organismo triveneto di antica memoria, dove ci si confrontava sulle necessità incombenti, le regole di convivenza, le prospettive economiche e l’utilizzo degli spazi e delle risorse condivise che offriva il territorio.

Attenzione, non si intende sostituire la politica locale, nonostante ci regali alcune situazioni oggettivamente grottesche, ma affiancarla, incalzandola sulle questioni “collettive” che interessano i nostri Quartieri e nel contempo difendere i nostri interessi in ogni sede, quando essi vengano prevaricati.

C'è un errore di lettura che riguarda i protagonisti della politica, ma anche vasta parte del mondo del volontariato. Appena ci si occupa dell'acqua che si beve, dell'aria che si respira, degli alimenti che si raccolgono e si lavorano qui, dei processi formativi primari presenti sul proprio territorio, degli spazi aperti collettivi, di un’economia locale in crisi pandemica, si diventa "politici" o aspiranti tali e si può aprire bocca solo se ci si connatura come amministratori o futuri candidati.

Va chiarito: Cittadinanza Attiva e Politica non sono la stessa cosa! La prima si occupa di progetti concreti per la Comunità, a prescindere dalla burocrazia, dagli alambicchi del "do ut des” e dagli schieramenti. Da questo tipo di entità scaturiscono le domande e i bisogni collettivi, altro dalla richiesta di una cortesia privata.

La politica resta motore fondamentale della democrazia, se è messa in campo in nome di una visione (prima la salute, o prima i soldi?), di competenze specifiche e, prosaicamente, se dotata dell’abilità di sopravvivere tra forte competitività, giochi di ruolo, inganni, brutalità e guerra proseguita con altri mezzi...

Noi cittadini semplici, comunque, dobbiamo trovare una risposta alle nostre esigenze.

P.S. Meglio evitare di mettere il cappello elettorale a questa iniziativa, non garantirebbe alcuna soddisfazione...

   

Settima diminuita

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 03 Luglio 2020

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La Settima Circoscrizione comprende i quartieri di Madonna di Campagna, San Michele, Porto San Pancrazio e l’area verde a Sud-Est del Comune scaligero.

Si tratta di un territorio tormentato, postindustriale, dove i grandi cantieri si immaginano, ma raramente si portano a termine (si veda alla voce Filobus).

Da molti mesi, in Settima, la politica è ferma. Gli ultimi due verbali audio delle sedute del Consiglio sono risalenti al 30 gennaio e al 4 febbraio 2020 e riportano le tracce di sessioni durate rispettivamente 183 e 171 secondi.

Nei confronti del Presidente Marco Falavigna è stata presentata una mozione di sfiducia già a gennaio (allegato arancio). I motivi sono, per i firmatari, le “gravi negligenze” e la “gestione lacunosa”. Il periodo di Lock Down è passato sotto i ponti, fino al Consiglio del 29 giugno scorso, dove è mancata per un voto la maggioranza qualificata (10 su 15) per sfiduciare lo stesso Falavigna.

Adesso ci aspetta un lungo assedio.

Per alcuni la Circoscrizione è un ente inutile, buono per garantire uno stipendio aggiuntivo al Presidente. Io credo invece nella sua importanza come presidio sul territorio a patto che ciascuno faccia il proprio dovere.

Incombe un autunno duro, almeno sotto il punto di vista economico, scolastico e della prevenzione sanitaria e sarebbe grave se avvenisse in “absentia” della Circoscrizione.

Presidente, prenda atto della situazione, non ci tenga in ostaggio, ci risparmi di mobilitare la cittadinanza per chiedere conto, minuziosamente, degli atti effettivamente portati a termine.

E’ importante che lei comprenda che non sono solo fatti di “chi ha preso i voti”, ma anche di chi li ha dati, perché questo lungo letargo dell'Istituzione ha un costo per la collettività.

Come cittadini, lavoratori, artigiani, piccoli imprenditori di San Michele ci sentiamo in balia di noi stessi e a questo punto non escludiamo di organizzare un bell’Arengo in stile Repubblica di Venezia per difendere i nostri interessi in ogni sede e con ogni mezzo, legale e non violento.

Come si dice dalle nostre parti: “Ne tocarà rangiarse da noaltri”…

linkarancio  

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Il Filobus ed Elton John

Written by angelo jasmeno On Sabato, 20 Giugno 2020

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foto Gomiero

Dopo che il sindaco di Verona Federico Sboarina ha parlato di “ripensamento” sul Filobus, ho immaginato per lui una visita in sogno di S.Eligio, protettore dei Vetturini.

Secondo un antico detto napoletano, PURTÀ 'E FIERRE A SANT'ALOJA, i vetturini da nolo solevano portare alla chiesa a lui dedicata i ferri dismessi dei cavalli ormai fuori servizio.

Solo che il “Pupparin” (soprannome popolare del Filobus), in servizio, non ci è mai entrato...

Più seriamente, che ne sarà dei (nostri) soldi spesi fino ad oggi (cantieri, vetture, progettisti) compresi gli investimenti in una sontuosa campagna pubblicitaria che doveva far entrare nel cuore dei veronesi la nuova Filovia?

Dopo tante vie sventrate, viabilità rivoluzionate, cantieri ancora aperti, una messe di alberi e semafori spenti, i veronesi si indigneranno, ci sarà un bella marcia come quella per le lepri in Lessinia, con il Vate in testa? No...

Fatti salvi i soliti ambientalisti e i collezionisti di plastici e carrozze in miniatura, non si distinguono fuochi di barricata all'orizzonte.

Ho potuto constatare di persona quanto la revisione del trasporto pubblico fosse vissuta dalla maggioranza dei concittadini, toccati sul vivo dai cantieri, come un fastidio privato e mai come una opportunità collettiva. Il progetto “vincolato” era anacronistico, ma è rimasta l'impressione che il bus fosse percepito da tanti come mezzo “par poareti” e non come misura di civiltà.

Qui scatta la domanda Teologica ai miei amici cattolici, quelli che non si immischiano, architrave sociale della “Città dell'amore”:
Dove siete fratelli e sorelle, perchè la vostra voce non si erge sopra i tetti come recita il Vangelo di questa Domenica? La laudato si' l'ha scritta Elton John?

Se la risposta è che “disturbare il manovratore”, tanto per restare in tema, fa venir meno il sostegno dei benefattori, ricordo che solo l'albero buono (e magari ancora in piedi) può dare frutti buoni...

Non so più come chiedervelo, perciò lo faccio con le parole del genio del Middlesex:

When are you gonna come down? When are you going to land?...

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