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Questa sezione è dedicata Verona

Tra Viale Venezia e il MES

Written by angelo jasmeno On Sabato, 28 Marzo 2020

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In questa situazione drammatica dovremmo stare zitti, ma se si tratta di democrazia, allora è meglio parlare.

Al proposito mi domando cosa sappiamo del MES, il Fondo Salva Stati. Una entità politico-finanziaria sovranazionale al centro del dibattito e sotto controversa riforma.

Già ratificato nel 2012 in Italia, si incasella nel complicato Risiko degli organismi UE, ma quello che colpisce è il suo modello di governance:

  • Lo Stato in difficoltà avanza al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-stati richiesta di assistenza.

  • Il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute del Paese che ha chiesto aiuto e di definire il suo fabbisogno finanziario. In questa fase l’esecutivo comunitario e la BCE (e se necessario il FMI) analizzano se la crisi di quello Stato può contagiare il resto dell’Eurozona.

  • Dopo la valutazione, l’organo plenario del MES decide di agire e aiutare il Paese in difficoltà (il tutto più o meno nell’arco di 7 giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di assistenza) con prestiti.

  • Le decisioni del Consiglio vengono prese a maggioranza semplice o qualificata e godono di immunità giudiziaria. I diritti di voto sono proporzionali rispetto alla quota versata da ogni Stato.

Tutto ciò non è gratis perché allo Stato che chiede aiuto sono intimati interventi sui conti pubblici, sulla ristrutturazione del proprio debito, che di solito si abbattono sul welfare.

Una entità terza di nominati può decidere del destino di un Paese sulla base di un meccanismo para-sociale?

Vi chiederete quale sillogismo unisca Viale Venezia a Lussemburgo, sede del MES.

Nei progetti commerciali invasivi che abbiamo cercato non di impedire ma di migliorare nella zona est di Verona, Il “mercato” si è interposto ad ogni osservazione di buon senso e la politica mi è parsa, salvo rari casi, deferente.

Investitori, tecnocrati e facilitatori non li abbiamo votati, eppure l'impressione è che 1000 cittadini contino meno di uno solo di loro.

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Cara Confindustria

Written by angelo jasmeno On Sabato, 21 Marzo 2020

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Io non faccio il virologo, né sparo puttanate pseudo scientifiche, ma leggo i giornali.

Tutti i telegiornali ripetono che i runner (quelli che fanno footing) portano sfiga e il 40% delle persone, incurante di ogni allarme, continua a spostarsi. Il punto è che tanti/e lo fanno non perché amanti dello sport all’aria aperta, ma perché vanno semplicemente a lavorare.

Dal momento che ci piacciono gli inglesismi il Lock Down vuole dire chiudere tutto, a parte i servizi essenziali di approvvigionamento: sanità, sicurezza, credito, energia, trasporti, ma non è quello che sta succedendo. E’ vero che le filiere sono complesse, occorre tenere presente i fornitori, ma sa il Signore cosa succede nelle Aziende, dove per amore o per forza si lavora a strettissimo contatto e non si può fare "on line".

Chi è stato in fabbrica sa che la sicurezza non è il fulcro dell'attività. Come si fa a parlare di dispositivi di autotutela se non li hanno nemmeno i dottori?

La metropolitana di Milano porta almeno 1.400.000 persone al giorno (wikipedia), se abbattiamo del 60% i transiti in periodo di pestilenza superiamo le 560.000 unità.

Qualche giorno prima del grande allarme mi ci sono trovato alle ore 18.00 di un giorno feriale, eravamo come sardine e una dolce signora che è inciampata nel mio Tolley per ringraziarmi mi ha soffiato in faccia.

Non siamo un sistema totalitario e non possiamo trasformarci nel Cile del 73 con i militari per strada, il punto è, come dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che: “abbiamo sbagliato anche noi, anche io” … “Eravamo preoccupati per il virus, ma anche per le attività economiche delle nostre città” ... “Ma quell’equilibrio non poteva reggere”.

Ora io credo che una zona grigia di questa crisi stia in una fase di minimizzazione che potrebbe costarci cara. Spicca una intervista al Presidente di Confidustria, Vincenzo Boccia, al Corriere della Sera del 27 febbraio, mentre infuriava la bufera.

Voleva subito un piano di “rilancio”, #ripartire. Verso dove?

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Giorgetti e il dottor Google

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 20 Marzo 2020

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Non faccio polemica antipatriottica, ricordo che appartengo (a vita) al Reggimento di Gioacchino Bellezza, le leggendarie Batterie a Cavallo. Durante la battaglia di Santa Lucia, 6 maggio 1848, egli si spinse fino in vista di Verona, sotto incessante fuoco nemico e attese invano che la città si rivoltasse contro l’invasore. Siamo ancora qui ad attendere.

Giancarlo Giorgetti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al recente meeting di Rimini di CL (e dove sennò?) ha pronunciato le seguenti parole: "Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito". Come a Los Angeles dove al supermercato ti curi (?) da solo.

Lo dica adesso, che per motivi privati mi trovo asserragliato a fare il “reporter di guerra” senza tessera dell’ordine.

Lo dica adesso che non c’è un attimo di tregua nelle telefonate e dove emerge, mentre origlio i continui consulti tra colleghi, che un fattore di mitigazione del danno, importante, è la compostezza e la presenza capillare di professionisti che fanno medicina di gruppo coordinata sul territorio, operano scelte e triage drammatici in stretta connessione con il 118 e le strutture ospedaliere PUBBLICHE.

Lo dica adesso che molti operatori sanitari si sono ammalati e così i loro famigliari per stare al loro posto, senza scappare nelle seconde case o nascondersi al riparo di un certificato. Eccoli i veri patrioti!

L’idea del depauperamento della Sanità PUBBLICA, spinta al parossismo, corrisponde con l’epicentro della crisi, ma sarà uno sfortunato caso. E poi, scusatemi tanto, i fidanzati non si possono tenere per mano lungo la strada ma LA METROPOLITANA DI MILANO E’ ANCORA AFFOLLATA? Quale sorta di spettacolo deve continuare?

Non invitatemi più a sostenere economicamente ospedali religiosi, cliniche private o consimili e basta con “andrà tutto bene”.

Il fatalismo non guarisce, una buona sanità per tutti, anche sì!

 

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I Corona-Pirlus

Written by angelo jasmeno On Sabato, 14 Marzo 2020

In questi giorni di emergenza, tra i tanti aspetti che emergono dal mare ritirato della socialità, c’è la figura del deficiente prossimo.

A partire dai pretoriani di facebook che distribuiscono consigli alla ca**o. Tipo quelli che invitavano ad accalcarsi in piscina “perché c’è il cloro” in piena emergenza, dimenticando che esistevano gli spogliatoi e i bar interni (purtroppo) aperti.

Segue quello che va in gita al supermercato con tutta la famiglia, in gemellaggio, nella stupidità, con chi lo fa entrare con il pullman. Ci sono supermarket che, in seguito a segnalazioni e per senso di responsabilità, hanno operato secondo le regole ed altri che sono stati più laschi sulle distanze, per usare un eufemismo.

Parliamo del ristoratore che tenne aperto oltre le 18.00 facendosi beffe delle normative, assieme a numerosissmi clienti semi-deficienti che, alla vista dei carabinieri, non addusse alcuna motivazione di ignoranza legis, ma: “Qua semo a Verona e mi fasso quel che voi mi!”.

Un accenno al bar sport dei giardini, dove semi-anziani convinti di essere Bruce Willis, celebre il suo film “umbreakable” dedicato ad un supereroe incolume alle disgrazie, discorrono come beghine a mezzo metro di distanza, scatarrando, ma solo in caso di necessità.

Una particolare menzione al tizio che, adducendo il controllo delle analisi, si presenta in ambulatorio con una tosse "fine di mondo”, fottendosene allegramente della possibilità di contagiare dottori, segretaria e decine di persone al seguito.

Poi ci sono gli inconsapevoli, questa mattina (giuro) ho visto una signora di mezza età che camminava con quattro strappi di carta igienica sulla bocca, in vece dell’introvabile mascherina. 

Perciò bene i tricolori, il blu dipinto di blu e lo smartworking (concetto più articolato che lavorare da casa), ma molto meglio se, di fronte al virus dell’imbecillità, interveniamo tutti/e, denunciando, rimproverando e, se necessario, alzando la voce.

Senza rivendicarne alcun merito, potremmo salvare una vita. 

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Il Gran Premio Verona Est

Written by angelo jasmeno On Sabato, 07 Marzo 2020

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La Federazione di F1 ha messo gli occhi sulla nuova configurazione di viale Venezia a Verona. Infatti, terminati i lavori del nuovo Eden Adige Docks, dell’immaginifico centro commerciale-abitativo-terziario dell’ex Tiberghien e del supermercato ex Albi, con il sistema di rotonde che ne conseguirà, si pensa a disputare un Gran Premio.

Una delegazione dell’ONU sta da giorni negoziando una soluzione sulla nota vicenda della Cercola. Proprio lì dovrebbe trovare posto la Tribuna, all’inizio del lungo rettilineo di via Dolomiti, nel frattempo sgombrato della stessa speranza del Filobus. Non si è ancora rinunciato all’idea del canale navigabile “Pupparino”, ma potrebbe essere deviato in via Monte Bianco, utilizzando come appoggio le leggendarie pozzanghere.

Curva a gomito in via Marmolada e via Aldo Fedeli a manetta, curvone in via Tiberghien, dove si imbocca la rotonda e si entra nel centro commerciale, sulla strada interna che la collegherà all’altra rotonda situata su viale Venezia. Chicane su via del Capitel dove alloggerà un’altra rotonda ancora e a capofitto fino a via Quattro Stagioni, inversione a U sul rotondone con albero triste ma compensativo al centro, per poi infilarsi nel sottopasso Adige Docks, stile Montecarlo e via Galilei dove nel frattempo i balconi sporgenti saranno abbattuti e gli abitanti sfollati.

Al ritorno via Pisano, Rossetto, Torre Telecom, via Sgulmero per poi, una volta affrontato il girone dantesco dell’autostrada, ritrovarsi sotto la tribuna della Cercola, assiepata di tifosi.

Fantasia? Salvo le rotonde, certamente, ma c'è chi ha immaginato un ascensore per favorire un passaggio ciclopedonale sopra i fili dell’alta tensione della ferrovia per recarsi nel centro sportivo.

Seriamente, la nuova configurazione di Via Unità d’Italia renderà ancora più insopportabili la qualità dell’aria e gli sforamenti dei livelli di PM10, che secondo OMS si portano via decine di migliaia di persone ogni anno in Italia, ma niente zone rosse, per questo...

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EUROPA OMS

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Mondadori a Verona? L'ultimo amico va via...

Written by angelo jasmeno On Sabato, 15 Febbraio 2020

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In questi giorni l’ultimo reparto operativo interno di ciò che fu l’Arnoldo Mondadori Editore a Verona cesserà di esistere, verrà ceduto ad un’importante azienda di servizi.

Si tratta della factory che garantiva i servizi informatici all’intero Gruppo, mentre i funzionali che la supportavano potrebbero avere una nuova collocazione logistica.

Negli anni, molte delle attività che portarono la nota Casa Editrice a sfiorare le 4000 persone a Verona (per non parlare dell’indotto), sono state cedute a terzi, così come i processi di stampa (nei capannoni opera Pozzoni, ad esempio). Quello degli informatici AME non è che l’ultimo tassello.

Le grandi aziende ormai sono galassie di centri di costo attratti da un concentratore di interessi. Oggi è impossibile, sopra un certo livello di fatturato, vedere l’intero ciclo produttivo trattenuto all’interno dello stesso comprensorio territoriale-aziendale.

La globalizzazione e la finanziarizzazione dell’industria, unite ad una digitalizzazione rivoluzionaria, hanno tolto centralità alle abilità delle persone, spingendo verso il basso gli stipendi, verso gli utenti i disagi, verso una minoranza di privilegiati i vantaggi.

Certo non si può fermare il treno con le terga, ma immaginare una economia diversa, un rapporto più equilibrato tra interessi del territorio e industria manifatturiera, sarebbe il compito di una classe dirigente illuminata.

Invece stupisce che questo “cupio dissolvi” della fabbrica più innovativa e interessante della storia di Verona, sia dal punto di vista industriale che socio-politico, presente in città da un secolo, non abbia provocato un solo commento da parte di molti (se non tutti) i portatori di interesse.

Alcuni di noi troveranno il modo di celebrare 100 anni di storia, sia industriale che sindacale, della Mondadori a Verona, ma non è stato il maltempo a lasciarla scivolare via, ma l'insipienza e talvolta i piccoli interessi di un notabilato locale miope e provinciale...

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Arriva il Cassonetto Figo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 01 Febbraio 2020

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Molti cittadini della zona est di Verona hanno ricevuto l’opuscolo dell’AMIA sulla raccolta porta a porta e i cassonetti “intelligenti”.

Bene, ma le persone ragionevoli si pongono alcune domande.

Parafrasando Bennato: fra gente importante, io che non valgo niente forse non dovrei neanche parlare… ma in questo mese di gennaio abbiamo sforato il livello di polveri sottili almeno per 20 giorni e cuore e polmoni restano i miei.

    • Sapendo che, nella Zona Est sono in atto dei mega progetti tipo Ca’ del Bue Revamping e i futuri impianti di trattamento dei rifiuti ubicati nei pressi di San Martino;

    • Prendendo atto che il tema è Druidico, nel senso che questo dell’immondizia è un mondo sacerdotale, guai a mettere in discussione gli sciamani di turno e sottovalutare i loro incantesimi…;

    • Osservando che i Cittadini intasano i social con le loro preoccupazioni sui cassonetti strabordanti, ed esercitano pressioni per risolvere il problema;

Chiedo:

1) Se gli impianti che vanno a costruirsi nel nuovo “distretto dei rifiuti” di Verona Est servono a recuperare Umido, Carta, Vetro, Lattine e infine Metalli dalla parte secca; il resto (plastica, carta, fibre tessili, ecc.) verranno trasformati, dopo opportuna lavorazione, in CSS cioè materiale che si brucia da qualche parte. Non è che faccio la differenziata per cose che poi riciclerò, semplicemente, respirandole?
2) Dovremo assistere al sorgere di discariche a cielo aperto, da parte dei “refrattari” alla modernità, mai perseguiti, come avviene in diversi luoghi della campagna veronese (ad esempio nei fossi intorno alla Mattarana) o lungo gli Argini. Non è giunta l’ora di punire questi criminali ambientali, piccoli o grandi, con la massima severità?
3) Seguendo quali processi avverrà il RICICLO e in quale realistica percentuale?

Voterò candidati alle elezioni Regionali che forniscano qualche risposta e non mantengano rapporti troppo stretti con il mondo dei “Druidi”, facendosi finanziare la campagna elettorale (anche) da loro.

     

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Ca' del Bue Revamping

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Gennaio 2020

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“Ca’ del  bue Revamping”, sembra il titolo di un film di Tarantino. Ne ha parlato l’Arena, tornando a fare esplicito riferimento al tema Inceneritore in un articolo del 22 ottobre (allegato 1), prendendo lo spunto da alcune dichiarazioni ai margini di un convegno universitario del Presidente di AGSM, Daniele Finocchiaro.

Va detto che lo stesso Finocchiaro, il giorno dopo, ha smentito recisamente di riferirsi al "nostro" impianto, affermando di aver parlato: “A titolo personale” (allegato 2).

Ma qualcosa non mi convince. Così ho aperto il dossier “Oceania” (ispirato dal Telegiornale): Nella mia ipotesi si tratterebbe di reperire nelle Sgauje, magari già differenziate, le cose che si possono bruciare e grazie ad esse produrre calore-energia, anche in un luogo diverso. Per quello che si rilascia in atmosfera poi ci sarebbero gli “esperti” che garantiscono, come sempre, a gratis.

L’attuale ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante la sua esperienza nel dicastero Conte Uno ha affermato: “Con i Termovalorizzatori si pone fine al significato stesso dell’Economia Circolare, che si basa sulla logica delle quattro R: Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo”, mentre per Finocchiaro, par di capire, la Termovalorizzazione è parte integrante di detta Economia.

Acquisite le questioni filosofiche, ciò che si riesce ad evincere dalla recente presentazione in Regione del nuovo progetto Ca' del Bue di AGSM è la volontà di: “Massimizzarne il recupero (sgauje ndr) sia come riciclabili che come produzione di materiale combustibile in funzione della qualità del materiale in ingresso”. Fonte il Consigliere Michele Bertucco (Allegato 3).

Combustibile? E dove verrà bruciato? Sul posto, ceduto, o verrà approntato in loco un apposito Museo dell’Ecoballa?

La mia impressione è che, anche a proposito questo argomento, abbiamo a che fare con una strategia comunicativa a bassa intensità, a zig zag, ma con un approdo puntuale, che può contare su una rete collaudata di svagati, a 360 gradi.

      

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Il Profugo Ignoto

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Gennaio 2020

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Ho partecipato alla commemorazione di Kofi Boateng ai giardini di Porta Vescovo antistanti la stazione.

E’ stato un momento di commozione e partecipazione, soprattutto da parte degli instancabili componenti della Ronda della Carità, delle persone che conoscevano questa persona e di coloro che, a vario titolo, si oppongono attivamente all’espulsione degli ultimi dalla vita civile, alla loro marginalizzazione nel girone degli “Inutili”.

Ho condiviso nel dettaglio le parole del rappresentante della Ronda, orientate alla prevenzione di altre morti, firmato la petizione come era previsto dall’invito e ascoltato con interesse le parole di Jean Pierre Pessou, mediatore culturale, sul senso della memoria in Africa.

Per alcuni la vera notizia è stata la proposta, poi attuata, di svellere dalle panchine lì intorno i cosiddetti divisori, simboli di inciviltà e separatezza ma, consentitemi, per me il tema portante è stato un altro: le assenze.

Mentre la polizia in borghese, facendo il proprio mestiere, osservava tutti noi e forse ci catalogava per “appartenenze”, anche io, nel mio piccolo ho fatto il mio censimento.

Ho letto di numeri importanti, quello che ho visto con i miei occhi era altro, per una tragedia che ha interessato i media nazionali, ma ciò che più che mi ha colpito era l’assenza della chiesa veronese, o almeno così mi è parso.

Kofi Boateng era il “profugo ignoto”, non garantiva punti sulla tessera del Paradiso, anzi semmai ne toglieva alla nostra coscienza. Purtroppo, se sei fuori dal perimetro dei “conosciuti”, diventi invisibile, anche se ci sei. Va considerato che, se ci sono centinaia di persone che dormono all’addiaccio, ciò significa che tutti noi, credenti e agnostici, abbiamo un grosso problema.

Come è possibile che nell’era del governo giallo-rosa siano ancora in vigore i cosiddetti decreti sicurezza e che nella “città dell’amore” non avere i documenti possa diventare sinonimo una sentenza definitiva?

Una ripensamento collettivo è necessario.

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Via Dolomiti e il Pupparin

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

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Tutto da rifare per via Dolomiti. Si sta predisponendo alla Cercola un nuovo porto fluviale dedicato al cineasta Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, indimenticato regista del capolavoro cinematografico: La corazzata Potëmkin.

Visto lo stato dell’arte, è più realistico infatti immaginare che un ramo dell’Adige venga deviato a colpi di vanga. Si attende per il 31 gennaio 2022 l'arrivo di un Pupparin, barcone della Repubblica di Venezia.

Ci eravamo un po’ insospettiti da quando, sulla stampa locale, ogni mese c’era una pagina intera dedicata a quanto: “L’è Belo el Pupparin” e così la Batela el Batelon, el Bragozzo el Burchio e la Caorlìna.

Se il Partito Centovetrine, che va per la maggiore, manterrà intatta la sua vena immaginifica grazie al canale, preoccupano il Partito DeiPoetiEstinti (tutto attaccato) e il Movimento degli Onesti. Il primo ha presentato una delibera per togliere la seconda P da Pupparin, visto che la forma l’è anca sostanSa, il secondo si affiderà alla piattaforma Pearà per decidere se il canale sarà meglio più alto che largo o, altrimenti, più largo che alto.

Secondo fonti locali, le recenti tracimazioni dei tombini e la caduta di transenne per colpa del vento non sono frutto dell’incuria, ma di una oculatissima strategia navale. In gran segreto sono in corso di sperimentazione brevi crociere di imbarcazioni in miniatura tipo Tochi del legno e Topette a fondo piatto.

Non è un caso se le transenne, che si spostano di notte come se fossero dotate di anima propria, sono state soprannominate dai residenti: Fiocco, Spinnaker, Gennaker e Tangone.

Nell'ultimo plenilunio si sono udite distintamente inquietanti voci marinaresche, del tipo: “Cazza la Randa!”. Al mattino però i pensionati, che ogni giorno presidiano il cantiere, hanno assicurato trattarsi di un più prosaico: “Vien Zo la Banda” cosa, peraltro, puntualmente avvenuta.

Qualcuno affermerà che su queste cose non si può scherzare, nè prendere in giro gente che patisce disagi da mesi, la risposta è: ESATTO.

   
pupparin   viadolomiti

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