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Questa sezione è dedicata Verona

Mondadori a Verona? L'ultimo amico va via...

Written by angelo jasmeno On Sabato, 15 Febbraio 2020

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In questi giorni l’ultimo reparto operativo interno di ciò che fu l’Arnoldo Mondadori Editore a Verona cesserà di esistere, verrà ceduto ad un’importante azienda di servizi.

Si tratta della factory che garantiva i servizi informatici all’intero Gruppo, mentre i funzionali che la supportavano potrebbero avere una nuova collocazione logistica.

Negli anni, molte delle attività che portarono la nota Casa Editrice a sfiorare le 4000 persone a Verona (per non parlare dell’indotto), sono state cedute a terzi, così come i processi di stampa (nei capannoni opera Pozzoni, ad esempio). Quello degli informatici AME non è che l’ultimo tassello.

Le grandi aziende ormai sono galassie di centri di costo attratti da un concentratore di interessi. Oggi è impossibile, sopra un certo livello di fatturato, vedere l’intero ciclo produttivo trattenuto all’interno dello stesso comprensorio territoriale-aziendale.

La globalizzazione e la finanziarizzazione dell’industria, unite ad una digitalizzazione rivoluzionaria, hanno tolto centralità alle abilità delle persone, spingendo verso il basso gli stipendi, verso gli utenti i disagi, verso una minoranza di privilegiati i vantaggi.

Certo non si può fermare il treno con le terga, ma immaginare una economia diversa, un rapporto più equilibrato tra interessi del territorio e industria manifatturiera, sarebbe il compito di una classe dirigente illuminata.

Invece stupisce che questo “cupio dissolvi” della fabbrica più innovativa e interessante della storia di Verona, sia dal punto di vista industriale che socio-politico, presente in città da un secolo, non abbia provocato un solo commento da parte di molti (se non tutti) i portatori di interesse.

Alcuni di noi troveranno il modo di celebrare 100 anni di storia, sia industriale che sindacale, della Mondadori a Verona, ma non è stato il maltempo a lasciarla scivolare via, ma l'insipienza e talvolta i piccoli interessi di un notabilato locale miope e provinciale...

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Zenti: Almirante vs Segre? Sterile polemica!

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 03 Febbraio 2020

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Abbiamo ricevuto un comunicato del SAE, Segratariato Attività Ecumeniche, un'Associazione Interconfessionale di Laiche e Laici per l'ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo Ebraico-Cristiano.

Dal momento che pare non abbia ricevuto riscontro nella "grande" stampa cittadina, svolgiamo il compito istititutivo di Albicokka, che è quello di raccogliere le informazioni che altri, per convenienza o distrazione, lasciano cadere.

Giuseppe Zenti ritiene una "sterile polemica", un argomento marginale, il tema di via Almirante a Verona, mentre l'Autonomia dei Veneti è: "Un dovere sacrosanto" (vedi allegato 1)! Non c'è altro da aggiungere...

Nella foto, a nostra memoria, padre Massimiliano Kolbe, a cui l'"argomento" del nazi/fascismo costò la vita.

COMUNITATO

Il gruppo SAE di Verona, nella persona della sua rappresentante, condivide il rammarico espresso da Bruno Carmi della Comunità ebraica di Verona in merito alle parole del vescovo, Monsignor Zenti, che ha definito “sterili polemiche” la vicenda che ha visto l’accostamento del nome di Liliana Segre a quello di Giorgio Almirante. Ritengo infatti che queste non siano affatto “questioni marginali” in quanto non si possono mettere sullo stesso piano razzisti e antirazzisti.

Non si può ignorare il ruolo avuto da Giorgio Almirante durante il periodo fascista, in modo particolare durante la repubblica di Salò, epoca in cui fu resa possibile la deportazione dall’Italia verso i campi di sterminio dei cittadini ebrei.

Come associazione interconfessionale di laici e laiche impegnati nel dialogo ecumenico a partire da quello con l’ebraismo vogliamo esprimere il nostro rammarico per quanto detto e accaduto in questi giorni, con l’augurio che anche le autorità civili di Verona sappiano prendere atto dell’incompatibilità delle loro posizioni e possano agire in pieno rispetto delle vittime dello sterminio fascista, come espresso in parole durante queste giornate in memoria delle vittime della Shoah.

Bertinat Margherita
Responsabile SAE Verona.

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Arriva il Cassonetto Figo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 01 Febbraio 2020

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Molti cittadini della zona est di Verona hanno ricevuto l’opuscolo dell’AMIA sulla raccolta porta a porta e i cassonetti “intelligenti”.

Bene, ma le persone ragionevoli si pongono alcune domande.

Parafrasando Bennato: fra gente importante, io che non valgo niente forse non dovrei neanche parlare… ma in questo mese di gennaio abbiamo sforato il livello di polveri sottili almeno per 20 giorni e cuore e polmoni restano i miei.

    • Sapendo che, nella Zona Est sono in atto dei mega progetti tipo Ca’ del Bue Revamping e i futuri impianti di trattamento dei rifiuti ubicati nei pressi di San Martino;

    • Prendendo atto che il tema è Druidico, nel senso che questo dell’immondizia è un mondo sacerdotale, guai a mettere in discussione gli sciamani di turno e sottovalutare i loro incantesimi…;

    • Osservando che i Cittadini intasano i social con le loro preoccupazioni sui cassonetti strabordanti, ed esercitano pressioni per risolvere il problema;

Chiedo:

1) Se gli impianti che vanno a costruirsi nel nuovo “distretto dei rifiuti” di Verona Est servono a recuperare Umido, Carta, Vetro, Lattine e infine Metalli dalla parte secca; il resto (plastica, carta, fibre tessili, ecc.) verranno trasformati, dopo opportuna lavorazione, in CSS cioè materiale che si brucia da qualche parte. Non è che faccio la differenziata per cose che poi riciclerò, semplicemente, respirandole?
2) Dovremo assistere al sorgere di discariche a cielo aperto, da parte dei “refrattari” alla modernità, mai perseguiti, come avviene in diversi luoghi della campagna veronese (ad esempio nei fossi intorno alla Mattarana) o lungo gli Argini. Non è giunta l’ora di punire questi criminali ambientali, piccoli o grandi, con la massima severità?
3) Seguendo quali processi avverrà il RICICLO e in quale realistica percentuale?

Voterò candidati alle elezioni Regionali che forniscano qualche risposta e non mantengano rapporti troppo stretti con il mondo dei “Druidi”, facendosi finanziare la campagna elettorale (anche) da loro.

     

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Ca' del Bue Revamping

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Gennaio 2020

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“Ca’ del  bue Revamping”, sembra il titolo di un film di Tarantino. Ne ha parlato l’Arena, tornando a fare esplicito riferimento al tema Inceneritore in un articolo del 22 ottobre (allegato 1), prendendo lo spunto da alcune dichiarazioni ai margini di un convegno universitario del Presidente di AGSM, Daniele Finocchiaro.

Va detto che lo stesso Finocchiaro, il giorno dopo, ha smentito recisamente di riferirsi al "nostro" impianto, affermando di aver parlato: “A titolo personale” (allegato 2).

Ma qualcosa non mi convince. Così ho aperto il dossier “Oceania” (ispirato dal Telegiornale): Nella mia ipotesi si tratterebbe di reperire nelle Sgauje, magari già differenziate, le cose che si possono bruciare e grazie ad esse produrre calore-energia, anche in un luogo diverso. Per quello che si rilascia in atmosfera poi ci sarebbero gli “esperti” che garantiscono, come sempre, a gratis.

L’attuale ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante la sua esperienza nel dicastero Conte Uno ha affermato: “Con i Termovalorizzatori si pone fine al significato stesso dell’Economia Circolare, che si basa sulla logica delle quattro R: Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo”, mentre per Finocchiaro, par di capire, la Termovalorizzazione è parte integrante di detta Economia.

Acquisite le questioni filosofiche, ciò che si riesce ad evincere dalla recente presentazione in Regione del nuovo progetto Ca' del Bue di AGSM è la volontà di: “Massimizzarne il recupero (sgauje ndr) sia come riciclabili che come produzione di materiale combustibile in funzione della qualità del materiale in ingresso”. Fonte il Consigliere Michele Bertucco (Allegato 3).

Combustibile? E dove verrà bruciato? Sul posto, ceduto, o verrà approntato in loco un apposito Museo dell’Ecoballa?

La mia impressione è che, anche a proposito questo argomento, abbiamo a che fare con una strategia comunicativa a bassa intensità, a zig zag, ma con un approdo puntuale, che può contare su una rete collaudata di svagati, a 360 gradi.

      

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Il Profugo Ignoto

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Gennaio 2020

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Ho partecipato alla commemorazione di Kofi Boateng ai giardini di Porta Vescovo antistanti la stazione.

E’ stato un momento di commozione e partecipazione, soprattutto da parte degli instancabili componenti della Ronda della Carità, delle persone che conoscevano questa persona e di coloro che, a vario titolo, si oppongono attivamente all’espulsione degli ultimi dalla vita civile, alla loro marginalizzazione nel girone degli “Inutili”.

Ho condiviso nel dettaglio le parole del rappresentante della Ronda, orientate alla prevenzione di altre morti, firmato la petizione come era previsto dall’invito e ascoltato con interesse le parole di Jean Pierre Pessou, mediatore culturale, sul senso della memoria in Africa.

Per alcuni la vera notizia è stata la proposta, poi attuata, di svellere dalle panchine lì intorno i cosiddetti divisori, simboli di inciviltà e separatezza ma, consentitemi, per me il tema portante è stato un altro: le assenze.

Mentre la polizia in borghese, facendo il proprio mestiere, osservava tutti noi e forse ci catalogava per “appartenenze”, anche io, nel mio piccolo ho fatto il mio censimento.

Ho letto di numeri importanti, quello che ho visto con i miei occhi era altro, per una tragedia che ha interessato i media nazionali, ma ciò che più che mi ha colpito era l’assenza della chiesa veronese, o almeno così mi è parso.

Kofi Boateng era il “profugo ignoto”, non garantiva punti sulla tessera del Paradiso, anzi semmai ne toglieva alla nostra coscienza. Purtroppo, se sei fuori dal perimetro dei “conosciuti”, diventi invisibile, anche se ci sei. Va considerato che, se ci sono centinaia di persone che dormono all’addiaccio, ciò significa che tutti noi, credenti e agnostici, abbiamo un grosso problema.

Come è possibile che nell’era del governo giallo-rosa siano ancora in vigore i cosiddetti decreti sicurezza e che nella “città dell’amore” non avere i documenti possa diventare sinonimo una sentenza definitiva?

Una ripensamento collettivo è necessario.

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Via Dolomiti e il Pupparin

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

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Tutto da rifare per via Dolomiti. Si sta predisponendo alla Cercola un nuovo porto fluviale dedicato al cineasta Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, indimenticato regista del capolavoro cinematografico: La corazzata Potëmkin.

Visto lo stato dell’arte, è più realistico infatti immaginare che un ramo dell’Adige venga deviato a colpi di vanga. Si attende per il 31 gennaio 2022 l'arrivo di un Pupparin, barcone della Repubblica di Venezia.

Ci eravamo un po’ insospettiti da quando, sulla stampa locale, ogni mese c’era una pagina intera dedicata a quanto: “L’è Belo el Pupparin” e così la Batela el Batelon, el Bragozzo el Burchio e la Caorlìna.

Se il Partito Centovetrine, che va per la maggiore, manterrà intatta la sua vena immaginifica grazie al canale, preoccupano il Partito DeiPoetiEstinti (tutto attaccato) e il Movimento degli Onesti. Il primo ha presentato una delibera per togliere la seconda P da Pupparin, visto che la forma l’è anca sostanSa, il secondo si affiderà alla piattaforma Pearà per decidere se il canale sarà meglio più alto che largo o, altrimenti, più largo che alto.

Secondo fonti locali, le recenti tracimazioni dei tombini e la caduta di transenne per colpa del vento non sono frutto dell’incuria, ma di una oculatissima strategia navale. In gran segreto sono in corso di sperimentazione brevi crociere di imbarcazioni in miniatura tipo Tochi del legno e Topette a fondo piatto.

Non è un caso se le transenne, che si spostano di notte come se fossero dotate di anima propria, sono state soprannominate dai residenti: Fiocco, Spinnaker, Gennaker e Tangone.

Nell'ultimo plenilunio si sono udite distintamente inquietanti voci marinaresche, del tipo: “Cazza la Randa!”. Al mattino però i pensionati, che ogni giorno presidiano il cantiere, hanno assicurato trattarsi di un più prosaico: “Vien Zo la Banda” cosa, peraltro, puntualmente avvenuta.

Qualcuno affermerà che su queste cose non si può scherzare, nè prendere in giro gente che patisce disagi da mesi, la risposta è: ESATTO.

   
pupparin   viadolomiti

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