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Questa è la sezione Omnibus

Il mio NO è diverso

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 14 Settembre 2020

Il Referendum sul taglio dei Parlamentari è un argomento che riguarda la mia libertà.

Assisto allibito all’edificazione di un altro muro, che pare eretto per impedire la contaminazione del ceto dominante da parte di coloro che non sono ancora classe dirigente. Questo problema nasce dal fatto che ci vorranno molti più elettori per conseguire un seggio e molti più soldi (perchè le campagne elettorali costano) per superare l'ulteriore sbarramento che, "de facto", provocherà la riduzione di Deputati e Senatori (da 945 a 600).

Io sono convinto che a forza di tutelare l’esistente celebrando il tema dell’efficienza, si finisca per ottenere l’effetto paradosso di una maggiore burocrazia e inefficienza. Infatti, se non si favorisce l’insorgere della concorrenza, anche in politica, la stagnazione è assicurata.

Sono persuaso che non sia la semplificazione, ma la singolarità, le anomalie, a generare le innovazioni, in ogni campo. Tali mutazioni, almeno in democrazia, vanno tutelate, non soffocate sul nascere. Questo è il cuore della laicità e del pluralismo.

Il taglio dei Parlamentari nella situazione data concorrerà ad emarginare le minoranze, quelle di oggi e quelle di domani che potrebbero emergere come risorgive vitali nel normale decorso della storia di una democrazia, senza dar loro alcun diritto di accesso, né di tribuna, favorendo nel contempo le grandi città a discapito dei piccoli centri.

L’idea forte che sorregge l’impianto del Parlamento percepito come “ente inutile” è in fondo quella del pensiero unico neoliberista, della “fine della storia” seguito alla caduta del muro di Berlino. Secondo questa concezione aberrante bastano pochi grandi elettori, qualcosa di simile ad un consiglio di amministrazione, capaci di rovesciare sul tavolo notevoli capitali di consenso eterodiretto, a determinare i destini di una nazione: è il "mercato che si autoregola" tradotto in politica.

E se mai fosse una questione di soldi, come volgarmente si accenna, non basterebbe tagliare gli emolumenti anzichè i Parlamentari?

A ben vedere è in corso nel nostro Paese un riflusso conservatore su diversi argomenti strategici, ma forse pochi se ne sono accorti:

Qualcuno ha forse dimenticato i recenti decreti sicurezza, mai riformati, ed in particolare le norme, criticate da diversi costituzionalisti, che sanzionano pesantemente gli “assembramenti”, comprese le proteste operaie spontanee (4000 Euro di multa pro capite)?

Nell’Associazionismo non si è di fatto reso professionale il volontariato con la legge sul Terzo Settore, rendendo la vita difficile (grazie ad una burocrazia esorbitante) alle realtà associative medio-piccole (e più vivaci)?

Per quanto riguarda il Web non ci apprestiamo a recepire la legge Europea sul Copyright, che apporterà, dopo le stringenti normative sulla Privacy, un mutamento epocale nell’utilizzo della Rete, spingendola verso una strisciante privatizzazione?

Vogliamo parlare poi della legge “Sblocca Italia” che bypassa il diritto di comitati e singoli cittadini di sottoporre a osservazioni i nuovi macro-insediamenti cementiferi in nome della “pubblica utilità”?

Il cerchio della libertà, lentamente, si riduce.

Per quanto riguarda la legge elettorale, che non cambierà a breve, non è forse grazie a normative che comprimevano i diritti delle minoranze d’opinione, drenando seggi verso realtà più radicate (ad es. legge Acerbo, 1924) che alcuni dei peggiori regimi della storia conquistarono i cosiddetti "pieni poteri" per via “democratica”?

Ne consegue che al referendum io voterò un NO senza calcoli, un NO per chi ama le differenze, un NO social-democratico e sentimentale, diverso da chi userà il prossimo Election Day solo per regolare i conti all’interno del proprio e degli altrui partiti o per mettere in difficoltà l'attuale Governo.

Agli amici va detto chiaro quando sbagliano, anche se il vento li spinge da tutt'altra parte.

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Votare SI', perchè no?

Written by marisa sitta On Lunedì, 14 Settembre 2020

parlamentodeserto

Ricevo e pubblico, nello spirito pluralista di Albicokka, un contributo per il SI' al referendum sul taglio dei Parlamentari.

Non suscita entusiasmo questo referendum sulla legge che riduce il numero dei parlamentari, ma a votare è sempre giusto andarci, secondo me, e fare la propria scelta.

Ho letto diversi interventi di persone competenti, alcune a favore del sì, altre del no e alla fine gli argomenti per il sì mi sono sembrati più chiari e convincenti.

Ne elenco alcuni:

- La legge sul taglio dei parlamentari è stata approvata circa un anno fa dal Parlamento quasi all’unanimità e molti che l’hanno votata subito dopo si sono attivati per indire il referendum abrogativo. Non è serio.

- E’ dai lontani tempi della bicamerale di D’Alema che aspetto invano, come tanti cittadini, una riforma sensata del nostro sistema istituzionale che non funziona e va sempre più degenerando.

La riduzione del numero tocca solo un aspetto e da sola sicuramente non basta, ma è un inizio concreto che dovrebbe spingere i nostri rappresentanti ad altre necessarie modifiche.

- E’ vero che il risparmio previsto è piccolo, ma poco è meglio di niente.

- Riducendone il numero, si può sperare (forse illudersi) che i parlamentari futuri siano scelti dai partiti anche per competenza ed onestà e non solo per fedeltà al capo; inoltre i lavori in aula e nelle commissioni potrebbero essere organizzati in modo più snello ed efficiente.

La garanzia che questo succederà non c’è, ma la desolazione dello spettacolo dei lavori parlamentari a cui assistiamo legittima il tentativo di ridurre il male.

- Non vedo nella riduzione dei nostri rappresentanti a 400 deputati e 200 senatori i grandi rischi per la democrazia paventati dai dai sostenitori del no.

Finora abbiamo sperimentato che non è la quantità a garantire una efficace rappresentanza.

Marisa Sitta

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La via della Plastica

Written by angelo jasmeno On Sabato, 05 Settembre 2020

plastiche

Sarebbe corretto spiegare ai tanti cittadini che si impegnano nella raccolta differenziata il reale destino del loro laborioso impegno, così come rappresentato dai documenti ufficiali.

Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’anno scorso solo il 28% dei Rifiuti Urbani, a livello nazionale, si è convertito in “recupero di materia” e il 21% è stato il trattamento biologico della frazione organica.

Purtroppo, ancor oggi, almeno un quaranta per cento dei materiali presenti nei rifiuti viene conferito in discarica o bruciato negli inceneritori e nei cementifici.

Ora, questo è perfettamente legale e sono sicuro che un certo mondo “riformista” ritiene naturale chiudere il ciclo dei rifiuti in atmosfera, ma il fatto che ad esempio la plastica fatichi ad essere riciclata dovrebbe porci qualche domanda in più. In Italia, nonostante il nostro Paese presenti una situazione nella raccolta in linea con la tendenza media europea, secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori, una extrema ratio nella gestione dei rifiuti nell’ambito dell’economia circolare, e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.

Ora, nelle basse di San Michele si stanno progettando epocali sistemi di stoccaggio e riciclaggio (se così si può dire) dei rifiuti anche grazie alla produzione dei cosiddetti CSS End of Waste, Combustibili Solidi Secondari.

La domanda è, perché questo avviene nel silenzio generale, fatti salvi i soliti azzecca-guai?

Sicuramente tutto è in regola, ma fallibile come tutti i fenomeni umani dotati di una potenziale pericolosità. Per questo è un dovere civico chiedere chi saranno i controllati e chi i controllori della filiera e se l'orizzonte sarà sgombro da ogni conflitto di interesse tra le entità pubbliche e private coinvolte. Nel contempo è utile che venga richiesta ad AMIA la massima trasparenza sul ciclo della raccolta differenziata a Verona, chiarendo se nel cosiddetto riciclo sia considerata anche la parte da incenerire.

Purtroppo la nostra provincia è assurta agli onori della cronaca per i rifiuti pericolosi ammassati nei capannoni dismessi da parte della malavita, perciò qualche rassicurazione in merito, per le nostre tremebonde coscienze, risulterebbe salutare.

Forse...

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Da Navalny ad al-Mousa, sono i Blogger a

Written by angelo jasmeno On Sabato, 29 Agosto 2020

almousa

Vorrei spezzare una lancia a favore dei colleghi Blogger. Personalmente distinguo questa categoria da quella dei giornalisti, visto che questi ultimi, in Italia, sono e restano legati al filone della stampa periodica, all’iscrizione all’ordine e all’idea che solo a determinate categorie e condizioni sia concesso di esprimere un’opinione.

Non sono certo un fautore dell’uno vale uno, ma in Italia abbiamo un articolo della Costituzione che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, assumendosene ovviamente la responsabilità.

Ovunque nel mondo, laddove un regime totalitario determina le regole per accedere alla comunicazione mainstream, non sono i giornalisti ufficiali a lottare per la giustizia e l’uguaglianza, ma i blogger “senza autorizzazione”.

Centinaia, forse migliaia di coraggiosi divulgatori “senza tessera”, vengono uccisi o privati della libertà a tutte le latitudini, spesso in modo truce, per aver espresso sulla rete critiche al regime, ai narcos, agli oligarchi, agli integralisti, ai signori della guerra e agli sfruttatori di varia estrazione e ideologia.

In particolare desidero ricordare i blogger di raqqa-is-being-slaughtered-silently, che durante il regime dell’ISIS, hanno saputo raccontare, uccisi uno/a per uno/a metodicamente, la quotidianità di quel buco nero apertosi nella storia.

In Italia ricordiamo con devozione le figure “emerse” di Peppino Impastato e Giancarlo Siani, ma non erano essi stessi “blogger” ante litteram? In vita, infatti, il “tesserino da giornalista”, non lo avevano mai avuto.

La rete, sebbene sempre meno “democratica”, è uno strumento che mal si concilia con il “pensiero unico” e questo riguarda anche la nostra città e non solo per la sua parte più retriva.

Ho letto su un magazine online locale “progressista” un articolo sprezzante sul fatto che non tutti possono ritenersi giornalisti e per fortuna rispondo io. Forse anche i fighetti del centro che eleborano argomenti buonisti e perbenino, frequentano le parrocchie giuste, le scuole opportune, i circoli ben abbeverati, si saranno accorti che il giornale cartaceo o malamente trasposto in digitale è diventato uno strumento arcaico, che “comunicatore” è la parola del domani e “crossmedialità” è la frontiera semantica da superare per fare informazione oggi.

Loro, gli iniziati, si incamminano sempre su vie canoniche, non si confrontano mai, non sperimentano nulla che possa essere esposto a critiche o che non sia già legittimato dall’esistente. Di destra o di sinistra che siano, essi sono solo conservatori e invece occorre esporsi all’Underground, anche sugli argomenti della comunicazione.

C’è poco da fare, chi desidera cambiare gli orientamenti in questa città necessita di un nuovo racconto e chi ha condiviso le responsabilità, anche morali, di quello presente non ha i titoli per elaborarlo.

Siete così tanti a leggere Albicokka che sarebbe ora cominciaste a compromettervi, condividendo i nostri post e fornendoci le dritte giuste per essere ancora più efficaci.

Il ponte levatoio sta cedendo, fate la vostra scelta signori e signore, rien ne va plus.

Nella foto il reporter Ahmad Mohamed al-Mousa, ucciso nel 2015 a Idlib.

        

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Elogio dell'indipendenza

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 07 Agosto 2020

giovannicaboto

Tanto tempo fa fui assunto in un’azienda prestigiosa, in una posizione qualificata. In seguito a questo venni avvicinato da una persona che conoscevo in quell’ambiente ed egli mi pose la seguente domanda: “Tu, di chi sei?”…

Io ero giovane e mi ci volle un po’ a comprendere il significato di quella richiesta, perché la preoccupazione di questa persona non era comprendere la mia linea filosofica, il mio pensiero politico o la mia fede religiosa, ma la banda a cui appartenevo.

Alla mia risposta, che mi parse ovvia: “Di nessuno”, il suo volto si allargò in un sorriso di compatimento: “Vedi, non è possibile da queste parti, o mi racconti una bugia oppure, semplicemente, non te lo hanno ancora rivelato”.

E’ una storia vera e chiarisce quanto in questa città conti l’appartenenza familistico-clientelare. Un tempo essa ebbe contaminazioni ideologiche, ma adesso è mutuata in una ragnatela di interessi che vedono ancora la famiglia, nel senso romano di gens, come perno del sistema. La questione del nomen gentilitium, della cordata competitiva, è un “mood” che connatura e avvelena la nostra convivenza civile ed economica.

Se la marchetta la fanno gli altri, sono disonesti, ma se metti la firma (o il tuo voto) su un progetto discutibile, ma dove partecipano anche i tuoi o le tue associazioni e aziende "di area", fossi anche Torquemada, scatta subito l’indulgenza plenaria e il “caso di necessità” diventa occasione di autoassoluzione.

Questo lo dico ai miei amici, sempre presi dall’ansia dei risultati e della concretezza, anche nell’ambito del sociale. Come non sapessero che per qualunque proposizione, anche rendere vincente una squadra di calcio, occorrono anni, a parità di condizioni (perché i soldi per comprare Cristiano Ronaldo non ce li abbiamo).

Nessun progetto ha fondamenta resistenti, se si velocizza grazie alla “generosità” pelosa di un ”pater familias”, di qualunque natura esso sia.

Rivedo sui volti di alcune persone, che peraltro mi vogliono bene, la stessa espressione di quell’antico interlocutore, perché di qualcuno dovrò pur essere e se mai non lo fossi la cosa risulterebbe preoccupante. Avrebbero riposto fiducia in un sognatore inaffidabile, convinto che oltre l'oceano si celino cieli nuovi e terre nuove da esplorare, mentre lo sanno tutti che la Terra è piatta!

La risposta è sempre quella di trenta anni fa perciò rassegnatevi, si può vivere raminghi, con un po’ di fatica e accettando i compromessi strettamente necessari per prendere il mare, ma sempre da uomini liberi.

Nella foto Giovanni Caboto, esploratore e icona del Blog di Albicokka...

 

Il disagio infuria, ma non solo al Saval

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 24 Luglio 2020

casacolonica2

Ho appreso che nella Terza Circoscrizione di Verona, più precisamente al Saval, arriverà un finanziamento di quattro milioni di euro dedicati ad un progetto Europeo, “Urban innovative actions”, per la creazione di nuovi luoghi di incontro, incubatori di imprenditorialità, centri di riuso, formazione e informazione, spazi di vita condominiale per favorire rapporti di buon vicinato, così come di orientamento al lavoro.

Tutto il Piano si incardina attorno ad una casa colonica in disuso, ultimo lembo di un passato comunitario ormai dimenticato.

A qualcuno non fischiano le orecchie?

Questi argomenti sono stati affrontati a San Michele sulla questione dell’ex Tiberghien, ma lì la riposta è consistita in un respingimento (fatti salvi tre consiglieri circoscrizionali) e un muro di diffidenza, edificato anche dalle brave persone locali che ritenevano questi progetti “impossibili”, “troppo ambiziosi”, “presuntuosi”.

La capofila di questa iniziativa al Saval, una cooperativa bresciana di altissimo livello, l’avevamo invitata noi di Azione Comunitaria a Verona e i loro “ganci” locali sono persone che conosciamo assai bene.

Ora, che il disagio sia solo in Terza è una battuta, nè si immagina una espansione a macchia d'olio di questa esperienza. Il rischio elitario di un progetto ritagliato intorno al bando europeo è da valutare, aldilà della sua bella narrazione.

Le recenti leggi sul no profit hanno costruito un’autostrada per i progettisti dei grandi bandi, nazionali e internazionali, ma hanno ridotto al lumicino gli spiragli di partecipazione dal basso per le piccole realtà native. Quelli cioè che portano la carriola. Per loro è impraticabile mettere in piedi filiere che arrivino fino a Bruxelles, specialmente se desiderano tenersi le mani libere per criticare, proporre alternative, o chiedere un ruolo attivo nelle decisioni...

La questione che sollevo è la necessità di un protocollo grazie al quale la popolazione locale possa interagire con il Progetto, obiettivamente interessante, senza esserne solo i "beneficiari". Siano essi soggetti e non solo oggetti.

Perciò: felicitazioni al Saval, ma quelli che per tanti anni hanno usato il badile da volontari non si facciano chiudere fuori.

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La solitudine è una malattia micidiale

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Luglio 2020

solitudine

La solitudine può essere peggio della morte, perché ti priva della memoria degli altri.

Forse si può pensare che questo sia un argomento “alto”, ma basta guardarsi intorno, anzi ascoltare il proprio intorno, per capire che si tratta di un’emergenza sociale.

Il “distanziamento” è diventato la sublimazione di qualcosa che si respirava già nei nostri quartieri, da tempo, ma ha trovato il suo punto critico durante l’emergenza pandemica, specialmente per chi era già in difficoltà.

Se della fame ci si vergogna, dell’isolamento ci si ammala. Non parlo degli altri con tono moralistico, parlo di me. Si può pensare che dovrei stare zitto: pratico una buona professione, ho una famiglia unita, degli amici, eppure sono solo.

Questo perché abito in un posto che non riconosco, con il quale, malgrado tanti anni di convivenza, non ho stretto alcun legame stabile, empatico.

Io ho avuto la ventura di sperimentare la differenza tra abitare e vivere un luogo.

Sulla montagna da cui provengo, chiunque fosse accettato nel cerchio comunitario veniva identificato con una serie di attributi sociali riconoscibili. Di lui si sapeva tutto, a volte anche troppo e a sproposito, ma chiunque tu fossi, eri “qualcuno”.

Parafrasando Zygmunt Bauman io sono un esempio degli "sradicamenti" degli individui dalle comunità naturali e dei "reimpiantamenti" in comunità fittizie, periferie cresciute in fretta per supportare una industrializzazione prepotente (allora). L'epoca attuale, poi, ha fatto il resto: all'insegna del disimpegno, della flessibilità e dell'outsourcing (anche nella gestione del potere) ha distrutto completamente una seppur precaria sicurezza e un sistema minimo di certezze.

Non ci sono più, infatti, punti di orientamento che indichino un ambiente sociale "stabile", e avanza così la tendenza a non mettere le radici in nessun dove: una strana forma moderna, di "cosmopolitismo" che nega a priori la comunità.

Non vorrei che alla fine rimanesse solo qualche fotografia, come quando ho vuotato la casa dei mei.

E questo mi terrorizza.

  

Una Vicinia per ogni Quartiere

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Luglio 2020

viciniatenno

In questi giorni stiamo valutando la proposta di fondare una Vicinia per ogni Quartiere di Verona.

Vicinia è un termine utilizzato per indicare un insieme di persone abitanti nella medesima località, con interessi o beni comuni, ma anche un organismo triveneto di antica memoria, dove ci si confrontava sulle necessità incombenti, le regole di convivenza, le prospettive economiche e l’utilizzo degli spazi e delle risorse condivise che offriva il territorio.

Attenzione, non si intende sostituire la politica locale, nonostante ci regali alcune situazioni oggettivamente grottesche, ma affiancarla, incalzandola sulle questioni “collettive” che interessano i nostri Quartieri e nel contempo difendere i nostri interessi in ogni sede, quando essi vengano prevaricati.

C'è un errore di lettura che riguarda i protagonisti della politica, ma anche vasta parte del mondo del volontariato. Appena ci si occupa dell'acqua che si beve, dell'aria che si respira, degli alimenti che si raccolgono e si lavorano qui, dei processi formativi primari presenti sul proprio territorio, degli spazi aperti collettivi, di un’economia locale in crisi pandemica, si diventa "politici" o aspiranti tali e si può aprire bocca solo se ci si connatura come amministratori o futuri candidati.

Va chiarito: Cittadinanza Attiva e Politica non sono la stessa cosa! La prima si occupa di progetti concreti per la Comunità, a prescindere dalla burocrazia, dagli alambicchi del "do ut des” e dagli schieramenti. Da questo tipo di entità scaturiscono le domande e i bisogni collettivi, altro dalla richiesta di una cortesia privata.

La politica resta motore fondamentale della democrazia, se è messa in campo in nome di una visione (prima la salute, o prima i soldi?), di competenze specifiche e, prosaicamente, se dotata dell’abilità di sopravvivere tra forte competitività, giochi di ruolo, inganni, brutalità e guerra proseguita con altri mezzi...

Noi cittadini semplici, comunque, dobbiamo trovare una risposta alle nostre esigenze.

P.S. Meglio evitare di mettere il cappello elettorale a questa iniziativa, non garantirebbe alcuna soddisfazione...

   

Il Filobus ed Elton John

Written by angelo jasmeno On Sabato, 20 Giugno 2020

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foto Gomiero

Dopo che il sindaco di Verona Federico Sboarina ha parlato di “ripensamento” sul Filobus, ho immaginato per lui una visita in sogno di S.Eligio, protettore dei Vetturini.

Secondo un antico detto napoletano, PURTÀ 'E FIERRE A SANT'ALOJA, i vetturini da nolo solevano portare alla chiesa a lui dedicata i ferri dismessi dei cavalli ormai fuori servizio.

Solo che il “Pupparin” (soprannome popolare del Filobus), in servizio, non ci è mai entrato...

Più seriamente, che ne sarà dei (nostri) soldi spesi fino ad oggi (cantieri, vetture, progettisti) compresi gli investimenti in una sontuosa campagna pubblicitaria che doveva far entrare nel cuore dei veronesi la nuova Filovia?

Dopo tante vie sventrate, viabilità rivoluzionate, cantieri ancora aperti, una messe di alberi e semafori spenti, i veronesi si indigneranno, ci sarà un bella marcia come quella per le lepri in Lessinia, con il Vate in testa? No...

Fatti salvi i soliti ambientalisti e i collezionisti di plastici e carrozze in miniatura, non si distinguono fuochi di barricata all'orizzonte.

Ho potuto constatare di persona quanto la revisione del trasporto pubblico fosse vissuta dalla maggioranza dei concittadini, toccati sul vivo dai cantieri, come un fastidio privato e mai come una opportunità collettiva. Il progetto “vincolato” era anacronistico, ma è rimasta l'impressione che il bus fosse percepito da tanti come mezzo “par poareti” e non come misura di civiltà.

Qui scatta la domanda Teologica ai miei amici cattolici, quelli che non si immischiano, architrave sociale della “Città dell'amore”:
Dove siete fratelli e sorelle, perchè la vostra voce non si erge sopra i tetti come recita il Vangelo di questa Domenica? La laudato si' l'ha scritta Elton John?

Se la risposta è che “disturbare il manovratore”, tanto per restare in tema, fa venir meno il sostegno dei benefattori, ricordo che solo l'albero buono (e magari ancora in piedi) può dare frutti buoni...

Non so più come chiedervelo, perciò lo faccio con le parole del genio del Middlesex:

When are you gonna come down? When are you going to land?...

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Anima Grigia

Written by angelo jasmeno On Domenica, 14 Giugno 2020

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Quando scrissi Anima Grigia nel 2006 e ne parlò la stampa veronese, un politico locale, adesso importante, lo definì un: “Romanzo di Fantascienza”.

Forse leggendo l'Espresso di oggi potrebbe ricredersi, ma la storia travalica “la città dell'amore”, cercando di cogliere i nodi di un potere che buca la narrazione penetrando inopinatamente nella realtà.

Scelgo di riproporlo adesso perchè è ora e lo faccio in uno di quei siti lillipuziani che sostengo con contenuti e risorse mie (Damanto) nei quali, con argomenti ed ascolti diversi, dibattiamo di politica, religione e letteratura.

Mi rendo conto che la “legittimazione sociale” sia di ostacolo a una loro diffusione più capillare, io non vado in televisione né ho migliaia di follower, anche per gli argomenti che tratto, ma vi sento molto presenti nelle visualizzazioni e potrebbe capitare, un giorno o l'altro, che cominciaste a condividere con altri/e quella che non è autopromozione ma un semplice desiderio di confronto e verità.

Il protagonista di questo romanzo, Angelo Jasmeno, è un giornalista del sud che potrebbe somigliare a Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso nel gennaio 1979 dai corleonesi, perchè fiutava una pista buona e ne scriveva senza ritegno.

Lui aveva capito come funzionava, era un ottimo analista sociale che si peritava di mettere insieme indizi, rivelazioni, carte giudiziarie e amministrative e imbastirci una storia.

Quello che non capiscono molti amici e amiche è quanto sia importante regalare una contro-narrazione agli eventi delle nostre città, proporre nuovi personaggi, idee, fascinazioni...

La retorica del “Noi non siamo come loro” o “Noi lo faremmo meglio” non regge se i nostri racconti, i nostri sogni, non si discostano dai "loro".

Ho scelto la strada di un Podcast, semplice, originale e multistrato che può essere ascoltato agevolmente puntata dopo puntata ed evocare sentimenti e contesti che in molti sentiremo risuonare come i "nostri".

Ringrazio che mi ha voluto aiutare, prima passando la storia alla radio ed ora, riveduta nei modi e nei tempi su una piattaforma più adatta allo Smartphone.

Cosa c'entra Albicokka? Beh senza Angelo e le sue avventure semplicemente essa non esisterebbe.

 
 podcast

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Flavio e noi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 07 Giugno 2020

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Io ritengo che Flavio Tosi sia un politico scaltro e moderno, ma egli rappresenta, per i progetti urbanistici che ha portato avanti e le persone che si è scelto come sodali, l’antitesi del mio modo di intendere la politica e la vita.

La sua esuberanza fisica (il bagno nel lago il primo dell’anno), la sua memoria fotografica (capace di ricordare il tuo nome a distanza di anni), l’abilità nell’entrare in empatia con discorsi facili e mirati praticamente con chiunque, lo hanno reso il beniamino di molti veronesi, ma in lui si specchia (è un'opinione politica) una platea in odore di nichilismo neoliberista, dove il “carpe diem” ha preso il posto di qualunque altra credenza.

Sui social locali, quando qualcuno si richiama alle regole e al senso comune, diversi concittadini rispondono: “Tu vivi male”. Lo capisco, il loro immaginario è un piccolo baule di pulsioni, accatastato tra il tinello e il cassonetto.

Un'inchiesta chiama in causa l’ex sindaco come indagato per peculato. Per me giudizio politico e giudizio penale sono cose diverse. Si vedrà, ma questa vicenda non aggiunge e non toglie nulla all’andazzo esistente, anche perché la città che conta, al solito, ha risposto con una scrollata di spalle.

Non vorrei che anche questa volta, fatta salva la presunzione d’innocenza, ci si fermasse sulla soglia del caso isolato, come è già avvenuto nel recente passato, mentre è un intero sistema, non solo di eletti ed elettori e non solo tosiano, che andrebbe messo in discussione.

Esiste una scuola, nel mondo della sinistra veronese, che insiste sulla necessità di trovare nella destra la sponda per arrivare al governo della città.

La domanda è: con le politiche ed il mondo di Tosi il centrosinistra si può alleare in modo strategico, come è avvenuto già in alcuni comuni della provincia?

Io non ho dimenticato, al proposito, l’endorsement dell’allora segretario nazionale democratico Matteo Renzi il 23 giugno del 2017 a Patrizia Bisinella, compagna e candidata sostenuta da Tosi alle ultime elezioni comunali.

La risposta dovrebbe venire naturale...

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Nessun dolore

Written by angelo jasmeno On Domenica, 31 Maggio 2020

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Tra qualche mese in Veneto ci saranno le elezioni.

La sovraesposizione mediatica del Presidente Zaia, al netto di catastrofi che nessuno di noi si augura, lo riporterà sul suo scranno, i sondaggi parlano chiaro.

Quello che si fa fatica a comprendere è se esista qualcos’altro nel panorama politico e su quali argomenti riuscirà perlomeno a manifestarsi.

Io non mi ricordo come si chiamano i candidati alternativi all'ex ministro e questo non recita a favore né della mia attenzione, né della macchina comunicativa dell’opposizione.

So di certo che il Paris Saint-Germain ha acquisito il contratto di Icardi in via definitiva, che l’equipaggio della Crew Dragon è arrivato con successo alla Stazione Spaziale Internazionale e che negli Stati Uniti è in corso una rivolta per questioni razziali.

Quali siano i temi portanti dell’opposizione in Veneto o il fascino della sua narrazione, invece, mi è del tutto ignoto.

Il rischio c’è, alle elezioni regionali, di una ecatombe del centro-sinistra, ma anche delle altre forze governative, con elettori talmente demotivati da non recarsi nemmeno alle urne, tenendo conto di un risultato così scontato.

Mai come ora, invece, ci sarebbe necessità di un pensiero magico, di un’epica visionaria.

C’è un momento, nella vita politica, dove è il caso di cambiare marcia, inerpicandosi su temi arditi e impossibili, disperati, oserei dire. La questione ambientale, per esempio, è un punto debole del presidente, ma occorrerebbe una coerenza e una dedizione, sul piano locale, che pochi possono vantare.

Invece a Verona vedo che le strategie non cambiano mai, non c’è tensione, non c’è emozione, come scrisse il poeta, nessun dolore... Allearsi con una parte della destra per contare qualcosa da un lato, rimanere orgogliosamente sulle proprie posizioni legalitarie, ma senza strategie espansive, dall’altro.

Che facciamo allora, ci scansiamo?

Il morbo infuria e il pan ci manca, ma io credo che i non-leghisti siano in difetto di consapevolezza sulle complessità che ci stanno sfidando.

Il mondo ha decisamente voltato pagina. Nel caso, siamo sicuri di avere indovinato almeno il titolo del libro?

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A te che non sei più mia Sorella

Written by angelo jasmeno On Sabato, 23 Maggio 2020

radioaut

Cara sorella, ho saputo che ieri sei andata a rendere omaggio alla casa-museo di Peppino impastato. Bel gesto, complimenti, peccato che di quello che succede nella tua città, che non è Cinisi, tu non voglia accorgerti di nulla.

D’altra parte sei stata sempre la prima della classe, ossequiosa all'autorità. Ricordo il tuo astuccio così lindo e pulito da provocare invidia la mattina, prima di andare a scuola: colori a matita, pennarelli, matita, gomma, temperino, forbici, righello. Tutti gli oggetti al loro posto, tutto in ordine, mentre io faticavo a tenere insieme la mia roba, disordinato com’ero…

Delle cose che scrivo qui so che hai un certo ribrezzo, perché non ho nessuna certificazione del bel mondo che tanto ambisci a conquistare. Non ho la tessera di giornalista, la stessa che fu conferita a Peppino solo 20 anni dopo la sua morte.

Che razza di presunzione paragonarsi? Allora parliamoci chiaro: il Peppino Impastato in carne ed ossa, quello che venne infangato come terrorista, il “comunista”, quello che faceva casino su "Tano Seduto" nello stanzino di Radio Aut, tu a suo tempo non l’avresti nemmeno sfiorato, perché posti e persone come quelli rappresentano la tua antitesi morale.

Hai una profonda ansia di zittire tutto ciò che non si intona ai tuoi colori, perché altrimenti dovresti ammettere che ne esistono degli altri che nel tuo astuccio non ci entrano, nè ci vogliono entrare.

Quello che voglio suggerirti, e per l’ultima volta, è che loro, i criminali, sono qui, nel tuo perimetro di persona per bene. Tu che separi il secco dall’umido e ti dai dell’ambientalista, tu che popoli un IBAN e ti dai della volontaria. Loro ci parlano all’orecchio, continuamente e io percepisco il loro fetore, quel respiro gelido sulla nuca e mi domando: come fai a non accorgertene?

Non hanno il volto di Toto û Curtu, anzi, sono ineffabili e profumati colletti bianchi che hanno studiato nelle scuole migliori, conoscono ogni dettaglio della burocrazia e hanno una montagna di soldi, frutto di immani sofferenze umane, grazie ai quali drogano il mercato, scacciano le aziende buone praticando prezzi impossibili, sfruttano le debolezze di un sistema economico che verrà reso ancora più fragile dalla Pandemia.

Qui al nord non ammazzano, ma cancellano, come la tua gomma immacolata che ancora custodisci da qualche parte. Ti suggerico la lettura di ZERO ZERO ZERO di Roberto Saviano, anche se immagino tu preferisca qualcosa tipo ESSERE MIGLIORI di Vito Mancuso.

Quando verrà il mio momento, spero tardi e per cause naturali, non voglio il tuo nome sul necrologio, perché disconosco la nostra consanguineità.

Se qualcuno volesse conferirmi qualcosa gli suggerisco la maglia di Esteban Cambiasso, straordinario e sottovalutato centrocampista dell’Inter del Triplete, almeno lui, a differenza di te e del tuo mondo perfetto, mi ha dato qualche soddisfazione.

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21 maggio sciopero degli invisibili

Written by angelo jasmeno On Sabato, 16 Maggio 2020

braccianti

In questi giorni, non molto lontano da casa mia, è scoppiato un incendio, conseguenza di un probabile cortocircuito.

Ho letto a questo proposito sui social dei commenti degni del “Manifesto della difesa della razza” del 1938, perché in queste case abitano degli stranieri e a loro, anzi alla loro “sciatteria”, veniva attribuita tutta la “colpa”. Pubblico ministero, giudici e giuria. Per fortuna dopo poche ore il post è stato cancellato, con tutti i suoi osceni commenti.

Un breviario di luoghi comuni che si riferivano a case tenute come porcili, di taniche di benzina nei garage, fili scoperti e tutto l’armamentario che ebbi modo di sentire a proposito dei nostri emigrati in Germania negli anni ’50, che avrebbero tenuto: “La Capra nella vasca da bagno”. Come se le case non avessero dei locatari, per i quali la parola "manutenzione" non è stata bandita dal vocabolario.

So bene che nelle nostre città vi sono case fatiscenti, affittate a gruppi di stranieri che si ammassano in pochi metri quadrati.

Il mio primo pensiero però non va al loro vivere sotto il limte dell’accettabile per i nostri standard di igiene e convivenza, ma a chi profitta sulla loro necessità con una pigione esorbitante, a chi li sfrutta nei campi o nei cantieri, ai loro caporali.

Gli stranieri che vivono ai margini della nostra società sono esseri umani nè migliori nè peggiori degli altri, ma meritevoli degli stessi diritti e doveri, non so se alcuni speculano sulla bontà di coloro che li aiutano nella quotidianità, so però che è nel mio interesse fare in modo che nessuno possa vivere in quelle condizioni e, se qualcuno ne approfitta, deve essere prontamente perseguito.

So bene che alcuni/e mi diranno che sono belle parole, che i diritti sindacali per chi lavora nelle cooperative per modo di dire o solo a giornata, dove capita, sono i soliti discorsi, da "anima bella" per non dire di peggio. 

Forse queste persone non potrebbero permettersi altro, si può dire che qualcosa è meglio di niente almeno per chi vive nell'ombra, ma se la nostra “ospitalità” di sussistenza è questa, io mi chiedo cosa si intenda oggi con la parola accoglienza.

Mi è capitato di trovarmi in paesi lontani e di cogliere le evidenti incongruenze di certa cooperazione, solerte nell’aiuto nella quotidianità, quanto potente nel co-gestire l’economia di interi territori.

Là non ho colto alcun interesse nel sostenere la presa di coscienza civile, l'autonomia economica di prossimità e politica dei locali, almeno per chi aspirava all'emancipazione, in luoghi dove parole come queste si viene gettati in prigione, “perché questo crea conflitto”, sì con il regime.

Ritengo che il conflitto con gli approfittatori, siano essi trafficanti, proprietari di tuguri, “capo-omeni” o latifondisti non sia solo utile, ma necessario se vogliamo parlare di cooperazione, sostegno e integrazione, appena moderni.

Regolarizzare tutti i braccianti agricoli, senza codici e codicilli che lo rendano impraticabile, è un dovere civile per chi ha un minimo di coscienza.

Lo hanno appena fatto, mi direte, ma siamo sicuri?

Ci siamo chiesti perchè il 21 maggio, le Ombre, sciopereranno?

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Le Corti Venete e l'Elefante Bianco

Written by angelo jasmeno On Sabato, 09 Maggio 2020

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L’8 dicembre 1965 usciva il Singolo del Mamas & Papas: California Dreamin'

Quella generazione aveva un sogno: “Cerco un po’ di blu, dove blu non c’è”…

Leggo sui social che uno dei sogni dei miei concittadini è la riapertura delle Corti Venete. Massimo rispetto per i gusti di ciascuno, però ci terrei a far sapere che se uno preferisce l’apertura dei teatri, delle sale da concerto, oppure andare al mare, non è un disadattato “che vive male”, come ho letto.

Ci sono un’infinità di piccole attività che stanno tirando le cuoia nel silenzio. Secondo alcuni è naturale, non stanno sul mercato, se gli ipermercati propongono prezzi imbattibili un motivo ci sarà, se i giganti delle vendite online vanno così forte…

Come si fa ad acquistare un oggetto a una pippa di tabacco se proviene dall’altra parte del mondo? Perché non chiedersi quali sono le condizioni delle persone che l’hanno assemblato, delle Comunità da cui provengono le materie prime, dei diritti minimi di chi lavora a catena e dei marinai delle Navi Cargo?…

Ci sono tanti artigiani e piccole e medie imprese che vivono sul filo del rasoio delle scadenze, delle fatture che non vengono pagate, delle banche che chiedono di rientrare e poi le tasse, inesorabili e in anticipo.

Per chi le paga, dirà qualcuno. Bene, ma in una situazione del genere chi le ha sempre pagate, se l’attività è chiusa, come le pagherà domani?

Mi ricordo un negoziante di tanto tempo fa, si chiamava Beppuccio e aveva un Emporio. Lui trovava sempre quello che cercavi, nel modo in cui l’avevi pensato. Aveva un negozio di 30 metri quadri, ma se gli chiedevi un Elefante Bianco per il tuo Circo, te lo avrebbe trovato, perché lui pensava alla funzione delle cose, non alla loro apparenza.

Il suo negozio era un luogo meraviglioso ai miei occhi di bambino e anche quando era in bolletta, mio padre ci entrava sempre per comprare un piccolo oggetto e scambiare quattro parole.

Compaesano: nei negozi in franchising di cui senti tanto la mancanza l’Elefante Bianco non lo troverai mai.

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Lo SNORT Working

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 01 Maggio 2020

isolamento

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Quanta acqua è passata sotto i ponti... Da bambino pensavo che il mondo si dividesse in servi e padroni, poi mi avevano spiegato che era tutto più complicato, che c'erano i corpi intermedi e adesso rischio di ritornare al punto di partenza.

La narrazione "mainstream" di questo periodo esalta il lavoro da casa come un grande miglioramento, ma la realtà ha molte facce ed essendo un assertore e praticante dello smartworking da tempi non sospetti, vorrei ragionare con voi sulla differenza tra smart working vero e snort (in inglese sbuffo, disapprovazione) working.

Prima di raccontare in cosa consiste questo approccio al lavoro, che evidentemente si può applicare solo a determinati servizi (le fabbriche non sono state ancora vaporizzate), vorrei spiegare cosa non è: un modo per scaricare sulla persona che lavora costi fissi (corrente, pulizia, strumenti di lavoro), costi sociali (si pensi alla cura dei bambini e degli anziani) e un dispensatore di reperibilità H24.

Per me il lavoro, o la sua definitiva emancipazione, passa per quattro parole chiave: partecipazione, libertàflessibilità, autonomia, invece in questi ultimi trent'anni la pratica ha preso tutt'altra direzione e le parole chiave sono diventate altre.

Visto che adesso vanno di moda le D, tipo distanziamento sociale, ve ne cito altre quattro, e non a caso:..

continuabk

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La Resistenza di Adesso

Written by angelo jasmeno On Sabato, 25 Aprile 2020

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Io lo so cosa sia un nazista. Mi è stato spiegato per filo e per segno da mio padre, scampato per uno scherzo del destino alla strage di Lasa (Val Venosta) il 2 maggio del 1945, mentre i miei nonni in lacrime erano già convinti di averlo perduto a 16 anni.

Ci tenne, il mio compianto papà, appena avevo conquistato un barlume di ragione, a spiegarmi che cosa significasse trovarsi di fronte a quelle divise grigio-verdi, dell’assenza di vie di uscita o patteggiamenti possibili. Poi, e questo mi è rimasto impresso più di ogni cosa, mi spiegò a cinque anni che cosa avessi dovuto fare dell’ultimo colpo rimasto in canna, se circondato.

Sembra strano, o forse un po’ crudele raccontarlo ad un bambino, ma ho sempre avuto la sensazione che lui avesse l’urgenza, o temesse, che un giorno o l’altro, in una forma magari diversa, loro sarebbero ritornati.

Si fa un bel parlare di dopoguerra, ma non si può dimenticare che nella nostra bella Europa abbiamo vissuto diverse ostilità, alcune particolarmente sanguinose, dopo la seconda guerra mondiale. Come non ricordare i fatti di Ungheria e la Primavera di Praga, i conflitti Jugoslavi che hanno portato alla morte prematura di più di 130.000 persone, per non parlare dell’Ucraina (guerra del Dombass), del disfacimento cruento dell'impero Sovietico e degli irredentismi diffusi, cito su tutti quello Nordirlandese cagione, a suo tempo, di migliaia di morti che arde ancora sotto la cenere.

Il lato oscuro dell’Umanità si riorganizza sempre, questo forse voleva significare mio padre e occorre essere preparati, perché basta un inciampo della storia e forse uno ne stiamo vivendo proprio ora, a cambiare nel tempo di un amen le carte in tavola nelle vicende del Pianeta.

continuabk

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La Fase boh

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Aprile 2020

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Come ci racconta l’attore veneto Natalino Balasso siamo nell’era dell’enunciazione. Telegiornali, pubblicità, politici, attori, cantanti e comici toscani hanno iniziato la campagna promozionale: “Riapriamo l’Italia”.

Sono frastornato: il commissario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, che viene dalla Deloitte e non da un centro sociale afferma: “Senza la salute e la sicurezza la ripresa economica durerebbe come un battito di ciglia. Bisogna continuare a tenere in equilibrio questi due aspetti, alleggerire progressivamente le misure di contenimento, garantendo sicurezza e salute di un numero massimo di cittadini possibile. No a improvvisazioni ed estemporaneità”.

Ma noaltri gavemo Zaia e Mantoan e ad oggi è difficile capire cosa significhi che il lockdown, come dise el presidente: “Non esiste più”. Se è proprio così, possiamo organizzare un Party?

Eppure vi sono dottori sul territorio che, dopo 60 giorni di lotta contro il Corona Virus, il primo tampone l’hanno fatto ieri. Strano, in TV un mese fa si parlava della: “Campagna a Tappeto”…

Siamo nel regno dell’enunciazione ma, lasciatemi dire, se certi giornalisti si ponessero delle domande non potrebbero ripetere a nastro che si potrà lavorare in fabbrica: “Rispettando il distanziamento sociale e con gli adeguati dispositivi”. Hanno la minima idea di come sono fatte le fabbriche italiane?

Nelle grandi aziende dove il sindacato è ancora presente e conta qualcosa si prenderanno dei provvedimenti, ma nelle piccole e medie aziende, nei luoghi dove l’Imprenditore è anche Padrone (c’è una differenza tra essere l’uno o l’altro che si chiama responsabilità sociale) o nelle realtà sommerse del subappalto chi si farà carico degli eventuali controlli?

Ho l’impressione che per riaprire la “Stanza dei Schei” ci sia chi ha già messo in conto un prezzo umano molto alto, specialmente se a pagarlo saranno i poareti, mentre el sior si rifugia nel suo chalet di Zermatt.

Questo è sempre avvenuto e accadrà ancora, ma non può accadere per sempre...

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Buona Pasqua Raminghi/e

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Aprile 2020

pasqua2020Che farò, che farò, alle tre del pomeriggio e poi... E' Pasqua! Dedico a tutti i gruppi di Albicokka, sulle diverse piattaforme digitali, una struggente canzone di Ivan Graziani 

Pasqua di rappresentanza

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Aprile 2020

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E’ un peccato originale, una grave sgrammaticatura istituzionale per chi è amministratore, tipo scrivere un’analfabeta al maschile con l’apostrofo, la richiesta ai massimi organismi nazionali da parte della conferenza dei sindaci veronesi, o della sua presidenza, unita alla Direzione dell’ULSS 9 di: “Permettere in via straordinaria ai sindaci veronesi di partecipare alle celebrazioni liturgiche nella domenica di Pasqua, in rappresentanza dell’intera cittadinanza”. 

Non ci vuole un raffinato costituzionalista per comprendere che nessun sindaco o direttore può aderire ad una funzione religiosa in nome e per conto di chi non si riconosce nella sua religione.

Il passaggio che più mi ha colpito però, è stato quello di un alto funzionario della sanità: “...Per questo trovo significativa la proposta dei nostri sindaci: esserci, anche solo simbolicamente come comunità”.

Comunità? Per cortesia non si usi questa parola a sproposito. Insieme ad altri costituenti Giorgio La Pira, un grandissimo sindaco cattolico (nella foto), ci ha tramandato nell’articolo due della nostra costituzione che noi non facciamo parte di una sola comunità, ma interagiamo con diverse, sia come singolo/a sia nelle formazioni sociali ove si svolge la nostra personalità.

E se di una sola Comunità noi dovessimo far parte, inderogabilmente, volenti o nolenti, è quella dei viventi. Cito al proposito un fraterno amico, Silvano Nicoletto: “Nessuno può dire questa aria è mia”… Sarebbe così anche per l’acqua, la scuola, l’ospedale e la medicina sul territorio, gli spazi di socializzazione, la natura nella sua incondizionata bellezza… Cosa pensano, al proposito, i nostri pii governanti locali?

Veniamo al sodo: quando sulla questione dell'ex lanificio Tiberghien fu posta, e lo è tutt’ora, la sua conversione in equilibrio con gli interessi economici a “Telaio Comunitario” con attenzione agli spazi di socializzazione (aperti, condivisi), ai negozi di quartiere, all’ambiente falcidiato proprio in quella zona dalle PM10, l’ostacolo più invalicabile è stato posto, bipartisan, da politici cattolici.

Steso un velo sul fatto politico, mi soffermo sulla ragione teologica. In riferimento ad un sala della Comunità arcobaleno, dove tutti potessero accedere, non in funzione di una appartenenza, ci siamo sentiti rispondere: “Alla socialità, al teatro, alla sala polifunzionale, pensano già le Parrocchie”.

Cosa trovate di diverso, in questa affermazione, dalla lettera della conferenza dei sindaci? Niente, se non una lettura preconciliare del cattolicesimo.

In questi tempi di distanziamento sociale e non solo da Coronavirus, occorrerà trovare degli spazi di avvicinamento, dove la gente re-incontra la bellezza e non mi interessa se prega un altro dio, non ne prega alcuno, ha una pelle diversa, o si chiama Matteo...

In quanto “respira la stessa aria” lui/lei è parte integrante di quel consesso naturale, incardinato sul bene comune che i sindaci dovrebbero rappresentare, questo sì, nella sua interezza: la Comunità Sociale.

E per quanto riguarda le Chiese cattoliche, mi piacerebbe si riammantassero di quella spiritualità, di quella dimensione metafisica e di raccoglimento che rischiamo, tutti presi dalla "concretezza" dell'oggi, di lasciare in mano agli integralisti, con i loro riti esclusivi.

Se non ammettiamo a noi stessi che esista qualcosa di inafferrabile che balla con la nostra fragilità, aspetti “altri’ che ci sfuggono nel loro linguaggio, ma così presenti, nel bene e nel male e nel tempo, non possiamo dirci cristiani, se decidiamo di affermarlo.

Se l’immagine di Dio è un bel quadro da scrutare dietro una teca anti-proiettile, un’ipotesi, una ballata new age dove la croce delle conseguenze dell’ingiustizia è stata sostituita dalla religione del buonismo, degli IBAN e delle manine giunte sui social, è giunta l’ora di parlarci chiaro.

Quello straordinario uomo e dio per chi ci crede chiamato Yeshua Ben Youssef ci ha chiamato ad una coerenza radicale, che non può prescindere dalla difesa del creato dai suoi saccheggiatori, affrontando le conseguenze dell’inevitabile conflitto di interessi che ne consegue.

Tornando ai sindaci:

Sia dato a Cesare quello che è di Cesare, ma non portiamo in chiesa la moneta della politica, della propaganda, del “Dio è con noi”. E' un doloroso ritorno al passato.

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Rifiuti Speciali

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Aprile 2020

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Vorrei condividere con voi il soggetto di un prossimo romanzo "Rifiuti Speciali" che potrebbe rappresentare la chiusura della trilogia di Griza, dopo "Anima Grigia" e "Piazza Vescovado".

SOGGETTO:

Nella periferia est della città di Griza appartenente alla opulenta regione di Vegonia, esiste una grande discarica che opera da decenni al riparo di ogni controllo, per il semplice motivo che i rifiuti sono un problema drammatico e nessuno sa dove metterli. Nel contempo si tratta di un affare miliardario e non vi è modo di sapere cosa si nasconda veramente sotto gli enormi teli verdi che ricoprono i cumuli di immondizia.

A dire la verità, un consigliere regionale è riuscito a recuperare alcuni 'X Files' che riporterebbero dati assai preoccupanti sul sito, ma giacciono dimenticati nel cassetto di qualche Procura.

Il management che gestisce l'impianto, costituito da colletti bianchi al di sopra di ogni sospetto e infarcito di relazioni a 360 gradi, sia nella politica che nella burocrazia, sa che la misura è colma e allora avvia un processo di ampliamento che porta la discarica ad oltre due milioni di metri cubi, in un'area fragile, carica di risorgive. Nel contempo però, a pochi metri, viene presentato un progetto parallelo di attività siderurgica per il recupero di materiali metallici pericolosi dai rifiuti e poi, guarda caso, dall'altra parte della strada è in ripristino un antico inceneritore dismesso dove, recuperato ciò che si può recuperare, si preparerà combustibile 'legale' da bruciare nei cementifici. Nel senso: 'Nel mio giardino no, ma nei tuoi pomloni, sì'. 

Jasmeno che ha un fiuto infallibile per le verità nascoste e i guai, anche perchè dotato di adeguate competenze finanziarie, non ci mette tanto a unire i fili dei tre progetti ed a capire che il punto debole sta nei controlli, nel senso che controllati e controllori appartengono alla stessa famiglia, intesa in senso lato.

Non si può partire dall'idea che il Padrone sia disonesto, ma si può certamente presumere che operi per il maggior profitto ed a questo servirebbero la politica e i servizi pubblici: a verificare, riequilibrare, mitigare, redistribuire...

In questa vicenda sono implicati tanti uffici, tante competenze e codicilli che solo il 'De Santis' di turno, consigliere comunale che sta sveglio la notte per leggersi le carte, è in grado di controbattere alla batteria di avvocati e lobbisti che circondano questo costituendo 'Distretto dei Rifiuti'. La sua attività viene però vanificata da alcuni suoi colleghi politici, di maggioranza e opposizione, che non vedono l'ora di esaltare il sito come un 'modello europeo' e di farsi fotografare sul posto, meglio se in compagnia di qualche membro del governo in carica.

Jasmeno si illude di contare sulle associazioni locali per cercare la verità ma, appena mette il naso fuori, accadono eventi molto strani: un camion gli taglia la strada, nella casa dei suoi amici si verificano episodi di 'autocombustione', gli stessi comitati entrano in crisi iniziando a litigare, qualcuno chiude.

Il Climax della storia si verifica quando una delle persone di cui Jasmeno si fidava di più in realtà si mostra per quello che è, un Giuda, simpatico e affabile, ma sempre Giuda, un infiltrato del sistema che trafuga le sue carte e le consegna al 'nemico'.
____________________________________

Il finale non ve lo dico, devo ancora scriverlo.

Si tratta di fantasia, non preoccupatevi, siamo tutti brave persone, di quelle che non si farebbero mai mettere una bomba ecologica sotto al culo senza emettere un fiato, pronte a marciare, in un garrire di bandiere, per un albero tagliato e la pace nel mondo. Sì, possiamo restarcene tranqulli, da noi le zone grigie non esistono.

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Tra Viale Venezia e il MES

Written by angelo jasmeno On Sabato, 28 Marzo 2020

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In questa situazione drammatica dovremmo stare zitti, ma se si tratta di democrazia, allora è meglio parlare.

Al proposito mi domando cosa sappiamo del MES, il Fondo Salva Stati. Una entità politico-finanziaria sovranazionale al centro del dibattito e sotto controversa riforma.

Già ratificato nel 2012 in Italia, si incasella nel complicato Risiko degli organismi UE, ma quello che colpisce è il suo modello di governance:

  • Lo Stato in difficoltà avanza al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-stati richiesta di assistenza.

  • Il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute del Paese che ha chiesto aiuto e di definire il suo fabbisogno finanziario. In questa fase l’esecutivo comunitario e la BCE (e se necessario il FMI) analizzano se la crisi di quello Stato può contagiare il resto dell’Eurozona.

  • Dopo la valutazione, l’organo plenario del MES decide di agire e aiutare il Paese in difficoltà (il tutto più o meno nell’arco di 7 giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di assistenza) con prestiti.

  • Le decisioni del Consiglio vengono prese a maggioranza semplice o qualificata e godono di immunità giudiziaria. I diritti di voto sono proporzionali rispetto alla quota versata da ogni Stato.

Tutto ciò non è gratis perché allo Stato che chiede aiuto sono intimati interventi sui conti pubblici, sulla ristrutturazione del proprio debito, che di solito si abbattono sul welfare.

Una entità terza di nominati può decidere del destino di un Paese sulla base di un meccanismo para-sociale?

Vi chiederete quale sillogismo unisca Viale Venezia a Lussemburgo, sede del MES.

Nei progetti commerciali invasivi che abbiamo cercato non di impedire ma di migliorare nella zona est di Verona, Il “mercato” si è interposto ad ogni osservazione di buon senso e la politica mi è parsa, salvo rari casi, deferente.

Investitori, tecnocrati e facilitatori non li abbiamo votati, eppure l'impressione è che 1000 cittadini contino meno di uno solo di loro.

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Sorprendenti Beghine

Written by marisa sitta On Sabato, 28 Marzo 2020

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Peccato che anche Angelo Jasmeno abbia usato il termine "beghine" nel suo recente scritto sui Corona-Pirlus con il tono spregiativo legittimato dal vocabolario.

Come la quasi totalità delle persone, non poteva sapere che dietro questo nome, BEGHINE, c'è la storia silenziata di un movimento di donne che nel XII e XIII secolo nel cuore dell'Europa hanno aperto una strada nuova e feconda, quella della "santificazione nella libertà".

Le Beghine erano donne religiose che, non volendo essere né spose né monache, hanno scelto di vivere in modo radicale i valori evangelici affrancate dalla tutela maschile. Fuori dal sistema clericale e senza rompere il legame con il mondo.

Hanno dato vita ad un movimento che ha raggiunto grandi numeri (circa duecentomila in Germania la metà del Trecento) strutturato in modi variabili, senza una fondatrice, senza una regola unica; donne libere di gestire i loro beni, di lavorare per mantenersi, abitando nella propria casa o in quartieri a loro riservati vicino a una chiesa.

L'autorità nelle comunità era affidata a una "Maestra" o "Grande dama" eletta per periodi brevi; la rotazione dell'autorità e delle responsabilità era un principio importante.

La loro vita era fatta di preghiera e di lavoro: davano assistenza ai malati e ai bisognosi, facevano scuola a bambini poveri e a ragazze anche di famiglie nobili ; praticavano la musica e le arti.

Leggevano e commentavano i testi sacri in lingua volgare.

Facile immaginare che siano state viste con diffidenza dalle autorità clericali, sospettate di eresia, qualcuna bruciata sul rogo e, col tempo, ricondotte a modalità più consone al sistema di controllo ecclesiastico.

Conveniva al sistema di potere religioso lasciar cadere la memoria di queste scomode donne; connotare il loro nome col discredito e la derisione si è rivelata una strategia utile a cancellarne la memoria.

Per saperne di più c'è un libretto prezioso e di facile lettura intitolato BEGHINE scritto dalla storica Silvana Panciera edito da Il Segno dei Gabrielli.

 

Cara Confindustria

Written by angelo jasmeno On Sabato, 21 Marzo 2020

fabbrica

Io non faccio il virologo, né sparo puttanate pseudo scientifiche, ma leggo i giornali.

Tutti i telegiornali ripetono che i runner (quelli che fanno footing) portano sfiga e il 40% delle persone, incurante di ogni allarme, continua a spostarsi. Il punto è che tanti/e lo fanno non perché amanti dello sport all’aria aperta, ma perché vanno semplicemente a lavorare.

Dal momento che ci piacciono gli inglesismi il Lock Down vuole dire chiudere tutto, a parte i servizi essenziali di approvvigionamento: sanità, sicurezza, credito, energia, trasporti, ma non è quello che sta succedendo. E’ vero che le filiere sono complesse, occorre tenere presente i fornitori, ma sa il Signore cosa succede nelle Aziende, dove per amore o per forza si lavora a strettissimo contatto e non si può fare "on line".

Chi è stato in fabbrica sa che la sicurezza non è il fulcro dell'attività. Come si fa a parlare di dispositivi di autotutela se non li hanno nemmeno i dottori?

La metropolitana di Milano porta almeno 1.400.000 persone al giorno (wikipedia), se abbattiamo del 60% i transiti in periodo di pestilenza superiamo le 560.000 unità.

Qualche giorno prima del grande allarme mi ci sono trovato alle ore 18.00 di un giorno feriale, eravamo come sardine e una dolce signora che è inciampata nel mio Tolley per ringraziarmi mi ha soffiato in faccia.

Non siamo un sistema totalitario e non possiamo trasformarci nel Cile del 73 con i militari per strada, il punto è, come dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che: “abbiamo sbagliato anche noi, anche io” … “Eravamo preoccupati per il virus, ma anche per le attività economiche delle nostre città” ... “Ma quell’equilibrio non poteva reggere”.

Ora io credo che una zona grigia di questa crisi stia in una fase di minimizzazione che potrebbe costarci cara. Spicca una intervista al Presidente di Confidustria, Vincenzo Boccia, al Corriere della Sera del 27 febbraio, mentre infuriava la bufera.

Voleva subito un piano di “rilancio”, #ripartire. Verso dove?

 news art1

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Giorgetti e il dottor Google

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 20 Marzo 2020

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Non faccio polemica antipatriottica, ricordo che appartengo (a vita) al Reggimento di Gioacchino Bellezza, le leggendarie Batterie a Cavallo. Durante la battaglia di Santa Lucia, 6 maggio 1848, egli si spinse fino in vista di Verona, sotto incessante fuoco nemico e attese invano che la città si rivoltasse contro l’invasore. Siamo ancora qui ad attendere.

Giancarlo Giorgetti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al recente meeting di Rimini di CL (e dove sennò?) ha pronunciato le seguenti parole: "Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito". Come a Los Angeles dove al supermercato ti curi (?) da solo.

Lo dica adesso, che per motivi privati mi trovo asserragliato a fare il “reporter di guerra” senza tessera dell’ordine.

Lo dica adesso che non c’è un attimo di tregua nelle telefonate e dove emerge, mentre origlio i continui consulti tra colleghi, che un fattore di mitigazione del danno, importante, è la compostezza e la presenza capillare di professionisti che fanno medicina di gruppo coordinata sul territorio, operano scelte e triage drammatici in stretta connessione con il 118 e le strutture ospedaliere PUBBLICHE.

Lo dica adesso che molti operatori sanitari si sono ammalati e così i loro famigliari per stare al loro posto, senza scappare nelle seconde case o nascondersi al riparo di un certificato. Eccoli i veri patrioti!

L’idea del depauperamento della Sanità PUBBLICA, spinta al parossismo, corrisponde con l’epicentro della crisi, ma sarà uno sfortunato caso. E poi, scusatemi tanto, i fidanzati non si possono tenere per mano lungo la strada ma LA METROPOLITANA DI MILANO E’ ANCORA AFFOLLATA? Quale sorta di spettacolo deve continuare?

Non invitatemi più a sostenere economicamente ospedali religiosi, cliniche private o consimili e basta con “andrà tutto bene”.

Il fatalismo non guarisce, una buona sanità per tutti, anche sì!

 

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