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Questa è la sezione Omnibus

Elezioni 2022: Cambiamo la musica

Written by angelo jasmeno On Sabato, 21 Novembre 2020

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MI PIACEREBBE

Le cose non andranno, per le prossime amministrative di Verona, seguendo il consueto spartito, cantilenando la Tiri Tera dei vecchi capi partito del Centro-Sinistra. Non sarà deciso tutto nelle segrete stanze per poi concludersi in una mattanza di preferenze tra perdenti, negli ultimi 90 giorni.

Faremo qualcosa per evitarlo ed è buona norma non sottovalutare i Raminghi, gente pericolosa, che vaga per le terre selvagge.

I “mi piacerebbe” sono una sorta di formula magica, inventata da uno sciamano di Sezano, essi risultano inascoltabili solo a coloro che si sentono padroni del destino degli altri e, di conseguenza, anche dei loro desideri.

Partecipare: Mi piacerebbe poter partecipare fin da subito alle decisioni per la candidatura dei prossimi amministratori di Verona grazie ad un processo aperto, coinvolgente e generatore di entusiasmo.

Ripulire: Mi piacerebbe che sui temi ambientali si finisse di giocare al gioco delle tre carte e si chiamassero per nome e cognome, e non solo sussurrati, gli inquinatori dal colletto bianco, i razziatori e i loro complici nella politica, anche se rappresentassero interessi “amici”.

Incontrare: Mi piacerebbe non essere considerato solo in quanto consumatore o elettore, ma anche come persona desiderosa di essere ascoltata da altre persone, reciprocamente rispettose ed amanti della vita.

Conoscere: Mi piacerebbe avere facile accesso alle informazioni che riguardano la mia città, senza necessità di estorcerle a qualcuno, tirare notte sul web, o chiamare l’amico dell’amico per ottenerle.

Dissentire: Mi piacerebbe sollevare il dissenso ed il conflitto non violento oltre la solitudine, senza essere trattato da disadattato, specie se contraddico il politico o il signore di turno, i loro progetti folli e la loro corte dei miracoli.

Raccontare: Mi piacerebbe poter raccontare tutta la verità, senza subire la querela temeraria, la ritorsione economica o l’isolamento sociale.

Condividere: Mi piacerebbe poter partecipare alle decisioni che riguardano il mio Quartiere anche se non sono organico ad una corrente politica organizzata, senza sentirmi rispondere dai soliti arrogantelli: “noi abbiamo preso i voti, tu no”. Perché, a forza di comportarvi così, i voti finirete per perderli.

La politica è sogno e brutalità, se togli il sogno resta solo la brutalità, ma la brutalità da sola non fa politica. Lo dico alle Iene che sghignazzano sulle "illusioni": questo vostro compulsare intorno a piccole risse da giocatori di dadi truccati, a interessi inconfessabili persino alla vostra coscienza, ad ego irrimediabili e patriarcali, nulla ha che vedere con la Politica. Questa rincorsa senza un domani alla preda del bene comune, o almeno alla parte carognesca che vi lasciano i Leoni più potenti di voi, è regressione alla Savana. La politica è arte nobile non un incessante digrignare di canini.

“Non si può effettuare un cambiamento fondamentale senza una certa dose di follia. In questo caso si tratta di non conformità: il coraggio di voltare le spalle alle vecchie formule, il coraggio di inventare il futuro. Ci sono voluti i pazzi di ieri per permetterci di agire con estrema chiarezza oggi. Voglio essere uno di quei pazzi...”. Thomas Sankara, martire africano. Perchè la politica è anche sacrificio di sè.

Una luce dall’ombra spunterà. Rinnovata sarà la lama che fu spezzata.


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Una scelta per la Pace

Written by enzo nicolis On Domenica, 15 Novembre 2020

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COMUNICATO DI PAX CHRISTI (*)

In questo tempo di emergenza Coronavirus tra le fabbriche rimaste aperte perché essenziali ci sono anche le fabbriche di armi.

Il mondo “malato” spende 2mila miliardi in armamenti. (“Avvenire” 28 aprile 2020).

Il nostro Paese è il 9° esportatore al mondo di armi ed è tra i primi 15 acquirenti.

Troppi sono i soldi per impiegati per le armi in nome della nostra cosiddetta “sicurezza”.

Siccome i soldi per le fabbriche e per il commercio di armi passano attraverso le banche, ma non tutte le banche in questo sono uguali, dobbiamo porci la domanda: i nostri guadagni, le nostre pensioni, i nostri stipendi in che banca vengono depositati?

Papa Francesco non si stanca di esortarci: “Cristo nostra pace illumini quanti hanno responsabilità nei conflitti, perché abbiano il coraggio di aderire all’appello per un cessate il fuoco globale e immediato in tutti gli angoli del mondo. Non è questo il tempo in cui continuare a fabbricare e trafficare armi, spendendo ingenti capitali che dovrebbero essere usati per curare le persone e salvare vite” (Pasqua 2020).

E’ ora di fare una scelta: decidere di depositare i nostri soldi in una banca che non investa in armi.

E’ importante non essere indifferenti di fronte a una questione così grave e importante.

Scriviamo una lettera al direttore della filiale della nostra banca, chiediamo di non finanziare la produzione e la commercializzazione di armamenti.

Proponiamo una scelta concreta di cambiamento. Una scelta coerente con l'annuncio di pace del Natale.

Pax Christi Verona

Lo stato italiano, attraverso il Ministero dell’Economa delle Finanze, in ottemperanza alla legge 185/90, ogni anno pubblica la tabella delle banche che investono nel commercio delle armi. Vedi: www.banchearmate.org

 

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(*) Albicokka publlica questo comunicato nello spirito pluralista che la anima

Fuori i Partiti dalle Circoscrizioni

Written by angelo jasmeno On Sabato, 14 Novembre 2020

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RIPRENDIAMOCI I NOSTRI QUARTIERI

Desidero affermare un concetto che alcuni/e riterranno velleitario, forse ridicolo: la Comunità Sociale si può governare senza bisogno dei Partiti.

I cambi di casacca, le assenze ingiustificate, i progetti lasciati a metà, gli edifici delle Circoscrizioni con i portoni sbarrati, suggeriscono, anzi richiedono, modelli innovativi, pensieri ammantati di fantasia creativa anziché contro-riforme.

In alcuni Quartieri popolari si vive ancora lo spirito del “vicinato”, dove ognuno sente spontaneamente il dovere di accompagnare e aiutare il vicino. In questi luoghi che conservano tali valori comunitari, si vivono i rapporti di prossimità con tratti di gratuità, solidarietà e reciprocità, a partire dal senso di un “noi” di Quartiere.

L’universo mondo e la democrazia hanno bisogno dei Partiti, ma in quel complesso di relazioni, umori, ambienti, fonti vitali che circondano e “implementano” la nostra vita di tutti i giorni, che in una parola possiamo definire Prossimità, i cittadini e le cittadine di buona volontà se la possono cavare benissimo da soli/e, visti i risultati.

In questi giorni è passata in Consiglio Comunale di Verona una riforma in senso maggioritario delle Circoscrizioni. Nei fatti si marginalizzano le opposizioni attraverso un alchemico sistema elettorale, in un organismo, la Circoscrizione, che decide pressochè nulla, non ha un bilancio proprio se non per le spese di cancelleria e in cui l’unico vero “gadget” è lo stipendio del Presidente.

Di questo, di come si precostituirà la maggioranza che esprimerà questo nuovo “Podestà”, l’unico che percepisce uno stipendio, si occupa nei fatti la suddetta “riforma”.

Io ritengo che le questioni di cui si occupa la Circoscrizione potrebbero essere espletate da un Consiglio di Vicinato (vogliamo chiamarla Vicinia, le Vicinie nel Triveneto hanno governato le Comunità locali per 1000 anni) per costituire il quale ogni Borgo, o Isolato, sceglie i propri rappresentanti grazie ad un processo Partecipativo-Deliberativo (sul modello dei Caucus americani nello Iowa, per fare un esempio). Il "Garante" del “Quartiere”, eletto in tale organismo quale elemento di sintesi delle esigenze dei singoli Borghi contigui, avrebbe la dignità di un Assessore per la Giunta Comunale.

Queste persone, retribuite secondo il possibile, dovrebbero sovraintendere alle questioni pratiche come la manutenzione delle strade, la pulizia dei fossi e dei chiusini, la gestione e la tutela del verde pubblico, dei beni comuni e dei centri civici, della raccolta differenziata. Essi potrebbero attingere ad un fondo ad hoc previsto nel budget comunale e gestito col metodo del "Bilancio Partecipativo" e rivolgersi alle competenze di operatori professionali dedicati al decentramento.

Sarebbe semplice, se la palude della Partitocrazia non avesse tracimato in ogni cosa, come accade (si tratta di un innocente esempio) alle acque reflue dei tombini quando piove di brutto.

 

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Elezioni 2022: è partita la giostra

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 30 Ottobre 2020

elezioni comunali

Spesso mi sono sentito ripetere, a fronte di una scelta amministrativa che criticavo, che non “avevo preso i voti”. C’era chi si era assunto delle responsabilità, candidandosi e facendosi eleggere, perciò occorreva: “Lasciarlo lavorare”.

Questa risposta un tantino tronfia prendeva spunto (a essere buoni) dal modello della cosiddetta democrazia rappresentativa che trova nell’esercizio della delega (il “ti voto e poi pensaci tu”) il suo elemento discriminante. Al momento però questo approccio non gode di grande popolarità, molte persone si sentono tagliate fuori da ogni decisione e avvertono la politica, quando va bene, come una zavorra.

Abbiamo letto più volte della cosiddetta democrazia diretta (la piattaforma Rousseau, per capirci) dove il concetto “una testa, un voto” viene preso alla lettera, a prescindere dall’argomento su cui si è chiamati a decidere, mentre si evolvono altre forme di pensiero democratico come quello partecipativo o, per i più raffinati, deliberativo.

Si è rafforzata, anche nel nostro Paese, la richiesta di maggiore autonomia decisionale sui propri spazi vitali da parte delle piccole Comunità (il modello partecipativo), contro i processi di omologazione indotti dalla globalizzazione. Ha trovato nuove sponde culturali la volontà di riappropriarsi del proprio destino prossimo attraverso un pubblico dibattito e una presa di coscienza collettiva.

La partecipazione si realizza innanzitutto su base territoriale: la città è suddivisa in circoscrizioni o quartieri. Nel corso di incontri pubblici (che possono avere forma fisica o virtuale, e tutta una gamma di diversi gradi di inclusività e rappresentatività, dall’assemblea, alla giuria di cittadini estratti a sorte) la popolazione di ciascuna zona è invitata a precisare i suoi bisogni e a stabilire delle priorità in vari campi o settori (governo del territorio, ambiente, educazione, salute…).

A questi Tavoli si aggiunge talvolta una partecipazione complementare organizzata su base tematica attraverso il coinvolgimento di categorie professionali o lavorative (sindacati, imprenditori, studenti..), ciò permette di ottenere una visione più completa della città, attraverso il coinvolgimento dei suoi attori economici.

Difficile? Sì. La classe politica veronese è talmente conservatrice che risponderebbe con un’alzata di spalle a qualunque sollecitazione che non la ponga in una posizione di supremazia o di controllo. Nessuno, nemmeno a sinistra, accetta il rischio dell’improbabile, esplorando oltre gli “eguali da sè”, i figli della stessa matrice ideologica e gli storici bacini di carenaggio delle preferenze "off shore".

Il problema non sta nel merito, tutti (o quasi) sono per la pace nel Mondo, anche Miss Italia, ma nel metodo, nella capacità di includere e ascoltare senza prevaricare.

Quello della partecipazione comunitaria è un tema centrale delle prossime elezioni comunali di Verona.

Se nessuno saprà cogliere in tempo l'importanza di questo argomento, chi invece lo ritiiene strategico, storicamente indeclinabile, troverà il modo e gli strumenti per rappresentarlo in proprio.

Per una volta, amici politici di professione, ci starete ad ascoltare prima di servirci il solito sciapo piatto precotto. Questo, se non altro, per il timore di perdere una manciata di voti.

Perchè voi lo sapete già, a volte è proprio quell'ultima maledetta manciata, porca miseria, a far saltare il banco...

 

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Chimere

Written by angelo jasmeno On Domenica, 18 Ottobre 2020

dna

Il 25 febbraio del 2017 la prestigiosa rivista Nature riportava un articolo di David Cyranoski, suo corrispondente per l’Asia-Pacifico. Questo l’incipit tradotto:

A Wuhan, in Cina, sta per essere inaugurato un laboratorio in grado di gestire gli agenti patogeni più pericolosi del mondo. La mossa è parte di un piano per costruire tra i cinque e i sette laboratori di biosicurezza di livello 4 (BSL-4) in tutto il continente cinese entro il 2025, e ha generato molta eccitazione, ma anche perplessità.

Fuori della Cina, alcuni scienziati si preoccupano infatti che gli agenti patogeni possano fuoriuscire dall'impianto, aggiungendo una dimensione biologica alle tensioni geopolitiche tra la Cina e altre nazioni...

Per la precisione oggi, nel sito della prestigiosa rivista internazionale, a questo proposito è stata introdotta una puntualizzazione, che traduco: Molti hanno promosso una teoria non verificata secondo cui il laboratorio di Wuhan, discusso in questo articolo, ha avuto un ruolo nell'epidemia di coronavirus iniziata a dicembre 2019. La rivista Nature non conosce prove che ciò sia vero; gli scienziati ritengono che la fonte più probabile del coronavirus sia il mercato degli animali.

Dunque solo una maledetta coincidenza.

In questi giorni è stato assegnato il Nobel per la chimica alle due scienziate Emmanuel Charpentier e Jennifer A. Doudna per avere sviluppato il sistema di editing del genoma Crispr/Cas9, che permette di modificare parti di materiale genetico con grande precisione (e costi contenuti). Si tratta delle cosiddette forbici genetiche che consentono, tra le altre cose, di praticare terapie mediche un tempo ritenute impossibili.

Questo metodo scientifico potrebbe presentare però un tratto preoccupante: esso metterebbe in grado dei malintenzionati di creare potenti armi biologiche (Science del 5/10/2018) e pratiche di manipolazione della vita eticamente inaccettabili.

Alle tecniche descritte possono infatti accedere, visti i costi accessibili, aziende private ed apprendisti stregoni, i cosiddetti biohacker e la questione pone enormi problemi di sicurezza, bio-etica, rischio ambientale e salute pubblica.

Non c’è nulla di complottista in ciò che ho scritto, e si può chiaramente evincere dagli allegati sottostanti. Ho solo chiarito che oggi possiamo competere con la natura nel creare qualcosa di indicibile, le cosiddette chimere (organismi pluricellulari composto da cellule dal patrimonio genetico differente).

Noi però, a differenza della natura non possediamo una visione d’insieme delle consenguenze della mamonissione del DNA e procediamo per tentativi. Il rischio è di rompere il vaso di pandora dell’eugenetica, della guerra biologica e di una prossima pandemia come conseguenza dell'errore umano, o dell'inadeguatezza (o l'assenza) di rigorose procedure di sicurezza.

        

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Fratelli tutti, o quasi...

Written by angelo jasmeno On Domenica, 11 Ottobre 2020

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Ho una preghiera per gli amici cattolici veronesi. Vi prego di risparmiarmi le numerose tiritere sugli “stili di vita” che ho dovuto subire dopo l’uscita della Enciclica “Laudato si'”. Questa volta leggiamola con onestà, non potremo sfuggire, per dirla con Jorge Maria Bergoglio, Vescovo di Roma: alla “Realtà stessa che geme e si ribella “.

A Verona esiste un cattolicesimo conservatore e vandeano, mani giunte e pellegrinaggi balcanici, miracolistico, antiscientifico e autoritario il giusto. Negli ultimi anni ha conquistato spazi su spazi e questi cavalieri pre-conciliari li possiamo trovare ovunque: determinati e privi di qualsivoglia dubbio.

Ne esiste poi un altro, “democratico” moderno e filo-calvinista, che vive il cristianesimo come una sorta di stato d’animo, un percorso new age, dotato di una visione estetica della fede; è tollerante, caritatevole, benestante, si abbevera mitizzante ai Teologi a partita Iva e come gli altri di cui ho accennato prima non ha dubbi, ma nel senso che non se li pone.

Questi due filoni, nun unici ma insieme maggioritari, non differiscono poi tanto nel rapporto con il potere, semmai il loro punto di attrito consiste nel confronto con la modernità.

Temo che Francesco anche questa volta non verrà capito, rifiutato come "comunista" dai primi, banalizzato in una ridotta buonista dai secondi.

Una frase però, di questa nuova enciclica dovrebbe inchiodarli entrambi: “Se qualcuno pensa che si trattasse solo di far funzionare meglio quello che già facevamo, o che l’unico messaggio sia che dobbiamo migliorare i sistemi e le regole già esistenti, sta negando la realtà”.

E poi il passaggio sul “conflitto inevitabile”, “Il rispetto umano non porti a venir meno alla fedeltà in ossequio a una presunta pace familiare o sociale”.

Nel Vangelo di questa settimana ci sono spunti assai interessanti al proposito. E’ celebre per via della Parabola dove gli invitati alla festa non si presentano e allora vengono chiamate persone “comuni” dai “crocicchi delle strade”. La traduzione però, secondo alcuni teologi, appare lacunosa, si tratterebbe di quei luoghi dove le strade terminano e iniziano i sentieri. Oggi li chiameremmo i “Capolinea”, o meglio ancora le Periferie.

Se questa persona venuta dall’Argentina rende cardinale il vescovo di Agrigento e non quello di Milano forse vorrà dirci qualcosa...

E poi la figura del tizio che si presenta alla festa senza veste nuziale, cioè senza una conversione radicale del proprio essere, omettendo una revisione che spezza il principio della doppia morale. Egli non prova nemmeno a tracciare un modello di società alternativa, il punto di arrivo, appunto il capolinea, della Storia, ma desidera soltanto attovagliarsi.

Bergoglio ci dice che se rescindiamo il nostro rapporto vitale con il territorio e con le nostre Comunità native e sociali (quante volte ha usato nell’Enciclica questa parola, Comunità) noi cessiamo semplicemente di esistere e così, per chi si dice cristiano, se aboliamo la percezione di una dimensione trascendente che ci strappa alle nostre piccole necessità umane, alle nostre uscite laterali e sotterfugi, ci limitiamo ad un atteggiamento, una postura. Lumen Fidei, Laudato si' e poi Fratelli tutti, chiudono il cerchio di un cristianesimo compiuto: dimensione spirituale, dimensione vitale, dimensione umanistica.

Per quel che mi riguarda noterei che, tra un cristianesimo cattivista ed uno buonista, ci sarebbe necessità di un cristianesimo realista. Nel periodo storico dove la narrazione favolistica ha preso il posto della realtà, sarebbe nostro dovere leggere le carte (come avviene questi giorni in Vaticano a proposito dei 30 denari) e raccontare come stanno veramente le cose. Invece noto tanta voglia di zittire, di sopire e di edulcorare.

Che Peccato (con la maiuscola)...

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Il Partito Democratico veronese? Un Bunker

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 05 Ottobre 2020

bunker

Un amico mi ha chiesto un commento sul PD veronese, a proposito delle Regionali, ma io il Partito Democratico lo posso descrivere solo in soggettiva, dalla periferia.

Confesso di avere ceduto alla tentazione di interagire con esso. Il motivo era semplice e nasceva da uno stato di necessità: come si fa in una città come Verona, dove si esercita la quintessenza del conservatorismo nazionale, a ignorare il maggiore partito di opposizione? E poi volevo capire perchè nelle vicende ambientali e sociali di cui mi sono interessato, da semplice cittadino, me li sono trovati sempre dall'altra parte. Che cosa impediva loro perlomeno di ascoltarmi?...

Credo di averlo parzialmente capito e i motivi sono molto più politici di quanto si possa immaginare. E' un ambiente sulla difensiva, molto ancorato a storie del passato, richiuso nelle sue logiche interne, autoreferenziali. Non c'è alcuna disponibilità verso chi parla un'altra lingua, o proviene da culture aliene, anche per interposta generazione, dai filoni storici ex-comunista ed ex-democristiano che gli hanno dato vita.

Se mi si chiede il ruolo che ha avuto il Partito Democratico nelle ultime elezioni regionali non posso che rispondere con le parole di Anna Maria Bigon, l'unica eletta PD a Verona: "...La mia non è una critica a Lorenzoni, che si è speso con tutte le sue energie, ma un invito a guardare a quello che è successo in modo onesto. Parte del gruppo dirigente regionale del Partito Democratico ha gestito la questione della scelta di un candidato Presidente portando il PD ad abdicare al proprio ruolo di leadership dell’alternativa, svilendo e soffocando qualsiasi ipotesi di partecipazione dal basso. Non è così che il Partito Democratico può ritrovare il dialogo con la società veneta"....

Io durante la recente campagna elettorale non sono stato contattato da alcuno del giro locale del PD, fatto salvo qualche messaggio whatsapp, che non si nega neanche ai cani. Ho ricevuto invece la graditissima visita di Giandomenico Allegri, vicesindaco di Sommacampagna, a cui mi unisce una comune militanza giovanile e una reciproca simpatia.

Posso far notare, da elettore del centrosinistra, che il voto di opinione è davvero importante e che limitarsi alle partite Indoor tra consanguinei, mentre gli altri governano tutto può essere appassionante, o arrapante, ma solo per chi gioca. Il punto critico è stato superato a Verona con quel 78% a Zaia, così rimane ben poco spazio al consueto ruolo di sparring partner della maggioranza. Occorrerebbe una mossa del cavallo, abbassare che so, un ponte levatoio...

Personalmente vedo che l'alterità, il pensiero laterale, non sono ben accolti. L'impressione è quella di trovarsi di fronte a un Bunker dove si esce più facilmente di come si entra e quando si entra ci si trova in un simulacro vuoto perchè le attività oggetive sono delegate altrove, sopratutto agli eletti.

Cito Maurizio Facincani, Segretatio veronese del Partito: "Servono però idee, sia valoriali sia concrete. Serve onestà intellettuale e un diverso stile di confronto, con gli elettori e tra di noi, un partito in cui sia condivisa la consapevolezza che non è possibile che ogni mattina qualcuno si sveglia e pensa, individualmente, di essere il migliore, di avere l’idea migliore, e freme dal desiderio di comunicarlo al mondo attraverso i social, saltando il confronto necessario per trovare una sintesi comune attorno alla quale costruire idee e strategie - come fa ogni vera comunità - perché insieme si possa avanzare. La politica si fa insieme o è altra cosa".

Personalmente getto la spugna. E a questo proposito, citando Ignazio Silone, imbocco l'Uscita di Sicurezza.

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Dove finiscono gli alberi abbattuti?

Written by angelo jasmeno On Domenica, 04 Ottobre 2020

biomassa

Se parliamo di economia circolare è importante sapere che fine fanno gli alberi e le ramaglie abbattuti dalle tempeste o dagli esseri umani per fare spazio ai cantieri, all’interno della città di Verona.

La legislazione applicata è assai complessa e le norme italiane ed europee, come spesso avviene, sedimentano le une sulle altre, determinando una vera e propria “giungla legislativa” di interpretazioni in particolare per “rifiuti vegetali provenienti da aree verdi urbane, quali giardini, parchi e aree cimiteriali” che sono spesso trattati come rifiuti.

La domanda che mi pongo è precisa: esiste un’economia parallela legata allo smaltimento delle piante cadute o abbattute nei cantieri e, quando si tratta di legno pregiato, esso viene conferito in discarica? Altrimenti, chiedo, esso finisce nel cosiddetto “cippato” valorizzato in biomassa, o nel Combustibile Solido Secondario, nelle Falegnamerie o presso qualche Legnaia?

Quanto costa il taglio al Comune, quanto il trasporto e quanto può ricavare il privato da un quintale di materiale, magari suddiviso tra legno pregiato e “ramaglie”?

Se esiste un valore aggiunto legato agli alberi caduti, allora si è creato un mercato. Ammesso e non concesso quanto appena affermato, una sorta di mano morta spingerebbe verso una maggiore caducità delle piante, in un tempo dove la “sicurezza” preventiva, per un albero magari recuperabile, può fare premio sulla salute collettiva, almeno nei tempi medi.

Sappiamo tutti che i grandi cantieri mal tollerano gli alberi e le loro radici. Tutto ciò che può essere asportato e valorizzato (ad esempio la ghiaia) talvolta prende strade impervie e sconosciute. Per questo va chiesto alle persone che si preoccupano del perché il platano davanti a casa è scomparso e alle associazioni che desiderano più equilibrio ambientale, di non limitarsi al climax (il taglio), ma di produrre uno sforzo di cultura e verità, guardando all'intero processo. Per dirla con Bergoglio nell'ultima enciclica, qui: “È la realtà stessa che geme e si ribella…”.

E se si risale alle origini del problema ci si potrebbe ritrovare tra le sterpaglie degli affari e magari imbattersi in qualche amico insospettabile. Siamo disposti ad entrare nei dettagli, a travalicare la semplice indignazione privata?

Vorrei si smettesse, per rispetto, di esaltare, nei nostri incontri, i difensori delle foreste in luoghi remoti, assassinati sistematicamente dai signori delle materie prime. Siamo disposti a pagare almeno un decimo del prezzo del loro sacrificio? No? Allora lasciamo perdere.

Con le mozioni dei buoni sentimenti non si muove una paglia, semmai, come ampiamente provato, la si lascia ardere il più a lungo possibile.

   

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Elezioni venete: non è stato un meteorite

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 24 Settembre 2020

dinosauri

Già, la sconfitta era nelle cose, ma non questa ecatombe...

Va detto: non è stata una meteora a provocare la desertificazione dei consensi per il centro-sinistra, ma delle precise scelte politiche, anche sul piano comunicativo.

Analizziamo alcune evidenze che ci aiutino a circoscrivere il problema, dal mio punto di vista:

Trattandosi di un’elezione Presidenziale, la figura del candidato presidente era trainante quanto la lista a lui associata (Il Veneto che Vogliamo) che ne identificava il “sentiment”, le priorità, le aspettative. Se essa avesse ottenuto il triplo dei consensi saremmo qui a parlare di qualche eletto in più, anche a Verona, perchè avrebbe trascinato l'intera coalizione grazie al voto di opinione.

Il Simbolo era strategico per chi non era già un personaggio mainstream.

Esaminiamone i colori: bianco, poi marrone e turchese chiari. Cosa evocavano? A me niente.

Il Veneto sullo sfondo cosa richiamava? il Veneto.

Io temo che il combinato disposto abbia ottenuto un effetto mimetico. Forse frutto di un eccessivo timore, magari inconscio, di spaventare l’elettorato moderato (ma quello aveva già scelto il proprio candidato...).

Il concetto ricavabile dal contesto, il refrain all’orecchio nei discorsi e negli appelli del candidato Presidente era: “nessuna appartenenza”, nessun richiamo al passato. Ne è conseguito il rischio di nessuna tematica identitaria, nessun'eco lontana di tamburi di guerra, ma un tono buonista che oggi le persone, tutte molto incazzate, considerano alla stregua della peronospera.

Lo slogan: "il Veneto che vogliamo" è semanticamente involuto. Se io esordisco: “L’automobile che desidero…” e la finisco lì, tu mi guardi attonito/a e mi chiedi: “Quale? Elettrica, monovolume, spartana, veloce…”. Mancava l’attributo, nello slogan di Lorenzoni, ma spiccava (almeno io avvertivo) un'assenza, ciascuno poteva metterci quello che voleva, anche il nulla.

E infine l’onda lunga comunicativa e vengo al dunque politico, cito: “E’ un’occasione storica per portare una politica centrata non sull’appartenenza ai gruppi politici, ma sulla condivisione di contenuti e di obiettivi che stanno a cuore ai cittadini del Veneto”. Questo è il civismo dei “migliori” (peccato che i veneti abbiano pensato che lo fossero gli altri), che vuole distinguersi dalle culture tradizionali del centrosinistra.

L'Inappartenenza è un tema ricorsivo nei discorsi del candidato padovano, che non disdegnava di affiancargli, talvolta, la sua corta esperienza nella politica attiva, quasi come nota distintiva.

Entrambe le cose mi hanno fatto sobbalzare, per tanti motivi.

L’esperienza municipalista “Barcelona en comù” della sindaca di Ada Colau, richiamata più volte durante la campagna elettorale, già riverberata da noi nella lista Verona in Comune alle elezioni del 2017 (che riuscì ad arrivare seconda nella sua pur striminzita coalizione) ha alcuni padrini tutt’altro che stinti nella città scaligera, altrochè civici, e poi qui le Ramblas non ci sono, al massimo le Regaste.

Nell’era del sovranismo montante e di una visione unilaterale dei rapporti sociali basata sul denaro e sullo sfruttamento indiscriminato del territorio, la risposta non poteva essere una lista civica sul modello “Insieme per...”, ma una presa di posizione altrettanto radicale, ancorchè opposta, che usasse un linguaggio assai diretto, un intercalare alla Andrea Scanzi, per intenderci.

Pur non essendo mai stato comunista, né democristiano ma: "ricco, senza soldi, radicale diverso ed uguale" citando Guccini, richiedo ai candidati un’appartenenza esplicita e un carico di esperienza e talento politici equliibrati, se si desidera guidare una regione da 5 milioni di abitanti.

Detto questo, esimi capi del centrosinistra veneto e veronese, spero che non vi limitiate semplicemente ad attendere che passi a'nuttata.

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Facciamo che non diventi una Waterloo

Written by angelo jasmeno On Giovedì, 17 Settembre 2020

waterloo

Domenica e Lunedì ci sono le Elezioni Regionali.

Mi rendo conto che un voto dal risultato così scontato, dove al massimo ci è consentito di assistere alla competizione tutta mediatica tra Lega A e Lega B, sovranisti contro autonomisti, non possa suscitare un grande entusiasmo.

Se si verificherà una Waterloo per l'opposizione, come potrebbe, ci troveremo a vivere in una regione all’ungherese dove saremo ancora più mal sopportati e dove il collateralismo con il potere politico, per chi necessiterà di un qualsivoglia rapporto con il pubblico, potrebbe divenire una Condicio sine qua non.

Albicokka ha una missione pluralista e innovativa, è espressione di un progetto totalmente alieno agli immarcescibili Cambronne che ispirano il centro sinistra veronese dai tempi degli ABBA (gruppo svedese che nel 1974 dedicò una canzone iconica all’ultima battaglia di Napoleone).

Il mio voto personale lo comunico personalmente, ritengo però opportuno rendere noto chi, sul versante politico, ha aperto con questo Blog un dialogo proficuo, destinato a continuare anche oltre il 21 settembre.

Noi gestori della piattaforma riconosciamo il lavoro di Michele Bertucco (Il Veneto che vogliamo) che ci ha sempre garantito, grazie al suo staff, informazioni precise e carte dettagliate sulle vicende del Comune di Verona. Un lavoro prezioso, spesso solitario ed incompreso.

Non possiamo omettere il rapporto con il Consigliere Regionale uscente Manuel Brusco (Movimento Cinque Stelle), che ci ha aperto la porta di Palazzo Ferro-Fini, quando ve n’è stata la necessità.

A Franco Bonfante, dobbiamo molte delucidazioni di carattere burocratico e amministrativo (ricordiamo le breaking news ricevute nei periodi più duri della Pandemia). Giandomenico Allegri (Partito Democratico) ha garantito l’apertura di un canale di consultazione stabile anche su quel versante.

Come si può constatare, anche se la nostra è una piccola esperienza, essa non è affatto isolata.

Personalmente ho cercato nuove fonti anche in altre direzioni, ma ho fallito. Come diceva Albert Einstein: "È più facile spezzare un atomo che un pregiudizio" .

In ogni caso non restate a casa. Va garantita a Zaia, nel caso prevalesseuna puntuta Opposizione.

Come affermava il grande Corso: “Posso perdere una battaglia, ma non perderò mai un minuto”...

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Il mio NO è diverso

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 14 Settembre 2020

Il Referendum sul taglio dei Parlamentari è un argomento che riguarda la mia libertà.

Assisto allibito all’edificazione di un altro muro, che pare eretto per impedire la contaminazione del ceto dominante da parte di coloro che non sono ancora classe dirigente. Questo problema nasce dal fatto che ci vorranno molti più elettori per conseguire un seggio e molti più soldi (perchè le campagne elettorali costano) per superare l'ulteriore sbarramento che, "de facto", provocherà la riduzione di Deputati e Senatori (da 945 a 600).

Io sono convinto che a forza di tutelare l’esistente celebrando il tema dell’efficienza, si finisca per ottenere l’effetto paradosso di una maggiore burocrazia e inefficienza. Infatti, se non si favorisce l’insorgere della concorrenza, anche in politica, la stagnazione è assicurata.

Sono persuaso che non sia la semplificazione, ma la singolarità, le anomalie, a generare le innovazioni, in ogni campo. Tali mutazioni, almeno in democrazia, vanno tutelate, non soffocate sul nascere. Questo è il cuore della laicità e del pluralismo.

Il taglio dei Parlamentari nella situazione data concorrerà ad emarginare le minoranze, quelle di oggi e quelle di domani che potrebbero emergere come risorgive vitali nel normale decorso della storia di una democrazia, senza dar loro alcun diritto di accesso, né di tribuna, favorendo nel contempo le grandi città a discapito dei piccoli centri.

L’idea forte che sorregge l’impianto del Parlamento percepito come “ente inutile” è in fondo quella del pensiero unico neoliberista, della “fine della storia” seguito alla caduta del muro di Berlino. Secondo questa concezione aberrante bastano pochi grandi elettori, qualcosa di simile ad un consiglio di amministrazione, capaci di rovesciare sul tavolo notevoli capitali di consenso eterodiretto, a determinare i destini di una nazione: è il "mercato che si autoregola" tradotto in politica.

E se mai fosse una questione di soldi, come volgarmente si accenna, non basterebbe tagliare gli emolumenti anzichè i Parlamentari?

A ben vedere è in corso nel nostro Paese un riflusso conservatore su diversi argomenti strategici, ma forse pochi se ne sono accorti:

Qualcuno ha forse dimenticato i recenti decreti sicurezza, mai riformati, ed in particolare le norme, criticate da diversi costituzionalisti, che sanzionano pesantemente gli “assembramenti”, comprese le proteste operaie spontanee (4000 Euro di multa pro capite)?

Nell’Associazionismo non si è di fatto reso professionale il volontariato con la legge sul Terzo Settore, rendendo la vita difficile (grazie ad una burocrazia esorbitante) alle realtà associative medio-piccole (e più vivaci)?

Per quanto riguarda il Web non ci apprestiamo a recepire la legge Europea sul Copyright, che apporterà, dopo le stringenti normative sulla Privacy, un mutamento epocale nell’utilizzo della Rete, spingendola verso una strisciante privatizzazione?

Vogliamo parlare poi della legge “Sblocca Italia” che bypassa il diritto di comitati e singoli cittadini di sottoporre a osservazioni i nuovi macro-insediamenti cementiferi in nome della “pubblica utilità”?

Il cerchio della libertà, lentamente, si riduce.

Per quanto riguarda la legge elettorale, che non cambierà a breve, non è forse grazie a normative che comprimevano i diritti delle minoranze d’opinione, drenando seggi verso realtà più radicate (ad es. legge Acerbo, 1924) che alcuni dei peggiori regimi della storia conquistarono i cosiddetti "pieni poteri" per via “democratica”?

Ne consegue che al referendum io voterò un NO senza calcoli, un NO per chi ama le differenze, un NO social-democratico e sentimentale, diverso da chi userà il prossimo Election Day solo per regolare i conti all’interno del proprio e degli altrui partiti o per mettere in difficoltà l'attuale Governo.

Agli amici va detto chiaro quando sbagliano, anche se il vento li spinge da tutt'altra parte.

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Votare SI', perchè no?

Written by marisa sitta On Lunedì, 14 Settembre 2020

parlamentodeserto

Ricevo e pubblico, nello spirito pluralista di Albicokka, un contributo per il SI' al referendum sul taglio dei Parlamentari.

Non suscita entusiasmo questo referendum sulla legge che riduce il numero dei parlamentari, ma a votare è sempre giusto andarci, secondo me, e fare la propria scelta.

Ho letto diversi interventi di persone competenti, alcune a favore del sì, altre del no e alla fine gli argomenti per il sì mi sono sembrati più chiari e convincenti.

Ne elenco alcuni:

- La legge sul taglio dei parlamentari è stata approvata circa un anno fa dal Parlamento quasi all’unanimità e molti che l’hanno votata subito dopo si sono attivati per indire il referendum abrogativo. Non è serio.

- E’ dai lontani tempi della bicamerale di D’Alema che aspetto invano, come tanti cittadini, una riforma sensata del nostro sistema istituzionale che non funziona e va sempre più degenerando.

La riduzione del numero tocca solo un aspetto e da sola sicuramente non basta, ma è un inizio concreto che dovrebbe spingere i nostri rappresentanti ad altre necessarie modifiche.

- E’ vero che il risparmio previsto è piccolo, ma poco è meglio di niente.

- Riducendone il numero, si può sperare (forse illudersi) che i parlamentari futuri siano scelti dai partiti anche per competenza ed onestà e non solo per fedeltà al capo; inoltre i lavori in aula e nelle commissioni potrebbero essere organizzati in modo più snello ed efficiente.

La garanzia che questo succederà non c’è, ma la desolazione dello spettacolo dei lavori parlamentari a cui assistiamo legittima il tentativo di ridurre il male.

- Non vedo nella riduzione dei nostri rappresentanti a 400 deputati e 200 senatori i grandi rischi per la democrazia paventati dai dai sostenitori del no.

Finora abbiamo sperimentato che non è la quantità a garantire una efficace rappresentanza.

Marisa Sitta

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La via della Plastica

Written by angelo jasmeno On Sabato, 05 Settembre 2020

plastiche

Sarebbe corretto spiegare ai tanti cittadini che si impegnano nella raccolta differenziata il reale destino del loro laborioso impegno, così come rappresentato dai documenti ufficiali.

Secondo il rapporto dell’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA), l’anno scorso solo il 28% dei Rifiuti Urbani, a livello nazionale, si è convertito in “recupero di materia” e il 21% è stato il trattamento biologico della frazione organica.

Purtroppo, ancor oggi, almeno un quaranta per cento dei materiali presenti nei rifiuti viene conferito in discarica o bruciato negli inceneritori e nei cementifici.

Ora, questo è perfettamente legale e sono sicuro che un certo mondo “riformista” ritiene naturale chiudere il ciclo dei rifiuti in atmosfera, ma il fatto che ad esempio la plastica fatichi ad essere riciclata dovrebbe porci qualche domanda in più. In Italia, nonostante il nostro Paese presenti una situazione nella raccolta in linea con la tendenza media europea, secondo i dati Corepla del 2017, di tutti gli imballaggi in plastica immessi al consumo, solo poco più di 4 su 10 vengono effettivamente riciclati, 4 invece vengono bruciati negli inceneritori, una extrema ratio nella gestione dei rifiuti nell’ambito dell’economia circolare, e i restanti immessi in discarica o dispersi nell’ambiente.

Ora, nelle basse di San Michele si stanno progettando epocali sistemi di stoccaggio e riciclaggio (se così si può dire) dei rifiuti anche grazie alla produzione dei cosiddetti CSS End of Waste, Combustibili Solidi Secondari.

La domanda è, perché questo avviene nel silenzio generale, fatti salvi i soliti azzecca-guai?

Sicuramente tutto è in regola, ma fallibile come tutti i fenomeni umani dotati di una potenziale pericolosità. Per questo è un dovere civico chiedere chi saranno i controllati e chi i controllori della filiera e se l'orizzonte sarà sgombro da ogni conflitto di interesse tra le entità pubbliche e private coinvolte. Nel contempo è utile che venga richiesta ad AMIA la massima trasparenza sul ciclo della raccolta differenziata a Verona, chiarendo se nel cosiddetto riciclo sia considerata anche la parte da incenerire.

Purtroppo la nostra provincia è assurta agli onori della cronaca per i rifiuti pericolosi ammassati nei capannoni dismessi da parte della malavita, perciò qualche rassicurazione in merito, per le nostre tremebonde coscienze, risulterebbe salutare.

Forse...

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Da Navalny ad al-Mousa, sono i Blogger a f

Written by angelo jasmeno On Sabato, 29 Agosto 2020

almousa

Vorrei spezzare una lancia a favore dei colleghi Blogger. Personalmente distinguo questa categoria da quella dei giornalisti, visto che questi ultimi, in Italia, sono e restano legati al filone della stampa periodica, all’iscrizione all’ordine e all’idea che solo a determinate categorie e condizioni sia concesso di esprimere un’opinione.

Non sono certo un fautore dell’uno vale uno, ma in Italia abbiamo un articolo della Costituzione che garantisce a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione, assumendosene ovviamente la responsabilità.

Ovunque nel mondo, laddove un regime totalitario determina le regole per accedere alla comunicazione mainstream, non sono i giornalisti ufficiali a lottare per la giustizia e l’uguaglianza, ma i blogger “senza autorizzazione”.

Centinaia, forse migliaia di coraggiosi divulgatori “senza tessera”, vengono uccisi o privati della libertà a tutte le latitudini, spesso in modo truce, per aver espresso sulla rete critiche al regime, ai narcos, agli oligarchi, agli integralisti, ai signori della guerra e agli sfruttatori di varia estrazione e ideologia.

In particolare desidero ricordare i blogger di raqqa-is-being-slaughtered-silently, che durante il regime dell’ISIS, hanno saputo raccontare, uccisi uno/a per uno/a metodicamente, la quotidianità di quel buco nero apertosi nella storia.

In Italia ricordiamo con devozione le figure “emerse” di Peppino Impastato e Giancarlo Siani, ma non erano essi stessi “blogger” ante litteram? In vita, infatti, il “tesserino da giornalista”, non lo avevano mai avuto.

La rete, sebbene sempre meno “democratica”, è uno strumento che mal si concilia con il “pensiero unico” e questo riguarda anche la nostra città e non solo per la sua parte più retriva.

Ho letto su un magazine online locale “progressista” un articolo sprezzante sul fatto che non tutti possono ritenersi giornalisti e per fortuna rispondo io. Forse anche i fighetti del centro che eleborano argomenti buonisti e perbenino, frequentano le parrocchie giuste, le scuole opportune, i circoli ben abbeverati, si saranno accorti che il giornale cartaceo o malamente trasposto in digitale è diventato uno strumento arcaico, che “comunicatore” è la parola del domani e “crossmedialità” è la frontiera semantica da superare per fare informazione oggi.

Loro, gli iniziati, si incamminano sempre su vie canoniche, non si confrontano mai, non sperimentano nulla che possa essere esposto a critiche o che non sia già legittimato dall’esistente. Di destra o di sinistra che siano, essi sono solo conservatori e invece occorre esporsi all’Underground, anche sugli argomenti della comunicazione.

C’è poco da fare, chi desidera cambiare gli orientamenti in questa città necessita di un nuovo racconto e chi ha condiviso le responsabilità, anche morali, di quello presente non ha i titoli per elaborarlo.

Siete così tanti a leggere Albicokka che sarebbe ora cominciaste a compromettervi, condividendo i nostri post e fornendoci le dritte giuste per essere ancora più efficaci.

Il ponte levatoio sta cedendo, fate la vostra scelta signori e signore, rien ne va plus.

Nella foto il reporter Ahmad Mohamed al-Mousa, ucciso nel 2015 a Idlib.

        

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Elogio dell'indipendenza

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 07 Agosto 2020

giovannicaboto

Tanto tempo fa fui assunto in un’azienda prestigiosa, in una posizione qualificata. In seguito a questo venni avvicinato da una persona che conoscevo in quell’ambiente ed egli mi pose la seguente domanda: “Tu, di chi sei?”…

Io ero giovane e mi ci volle un po’ a comprendere il significato di quella richiesta, perché la preoccupazione di questa persona non era comprendere la mia linea filosofica, il mio pensiero politico o la mia fede religiosa, ma la banda a cui appartenevo.

Alla mia risposta, che mi parse ovvia: “Di nessuno”, il suo volto si allargò in un sorriso di compatimento: “Vedi, non è possibile da queste parti, o mi racconti una bugia oppure, semplicemente, non te lo hanno ancora rivelato”.

E’ una storia vera e chiarisce quanto in questa città conti l’appartenenza familistico-clientelare. Un tempo essa ebbe contaminazioni ideologiche, ma adesso è mutuata in una ragnatela di interessi che vedono ancora la famiglia, nel senso romano di gens, come perno del sistema. La questione del nomen gentilitium, della cordata competitiva, è un “mood” che connatura e avvelena la nostra convivenza civile ed economica.

Se la marchetta la fanno gli altri, sono disonesti, ma se metti la firma (o il tuo voto) su un progetto discutibile, ma dove partecipano anche i tuoi o le tue associazioni e aziende "di area", fossi anche Torquemada, scatta subito l’indulgenza plenaria e il “caso di necessità” diventa occasione di autoassoluzione.

Questo lo dico ai miei amici, sempre presi dall’ansia dei risultati e della concretezza, anche nell’ambito del sociale. Come non sapessero che per qualunque proposizione, anche rendere vincente una squadra di calcio, occorrono anni, a parità di condizioni (perché i soldi per comprare Cristiano Ronaldo non ce li abbiamo).

Nessun progetto ha fondamenta resistenti, se si velocizza grazie alla “generosità” pelosa di un ”pater familias”, di qualunque natura esso sia.

Rivedo sui volti di alcune persone, che peraltro mi vogliono bene, la stessa espressione di quell’antico interlocutore, perché di qualcuno dovrò pur essere e se mai non lo fossi la cosa risulterebbe preoccupante. Avrebbero riposto fiducia in un sognatore inaffidabile, convinto che oltre l'oceano si celino cieli nuovi e terre nuove da esplorare, mentre lo sanno tutti che la Terra è piatta!

La risposta è sempre quella di trenta anni fa perciò rassegnatevi, si può vivere raminghi, con un po’ di fatica e accettando i compromessi strettamente necessari per prendere il mare, ma sempre da uomini liberi.

Nella foto Giovanni Caboto, esploratore e icona del Blog di Albicokka...

 

Il disagio infuria, ma non solo al Saval

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 24 Luglio 2020

casacolonica2

Ho appreso che nella Terza Circoscrizione di Verona, più precisamente al Saval, arriverà un finanziamento di quattro milioni di euro dedicati ad un progetto Europeo, “Urban innovative actions”, per la creazione di nuovi luoghi di incontro, incubatori di imprenditorialità, centri di riuso, formazione e informazione, spazi di vita condominiale per favorire rapporti di buon vicinato, così come di orientamento al lavoro.

Tutto il Piano si incardina attorno ad una casa colonica in disuso, ultimo lembo di un passato comunitario ormai dimenticato.

A qualcuno non fischiano le orecchie?

Questi argomenti sono stati affrontati a San Michele sulla questione dell’ex Tiberghien, ma lì la riposta è consistita in un respingimento (fatti salvi tre consiglieri circoscrizionali) e un muro di diffidenza, edificato anche dalle brave persone locali che ritenevano questi progetti “impossibili”, “troppo ambiziosi”, “presuntuosi”.

La capofila di questa iniziativa al Saval, una cooperativa bresciana di altissimo livello, l’avevamo invitata noi di Azione Comunitaria a Verona e i loro “ganci” locali sono persone che conosciamo assai bene.

Ora, che il disagio sia solo in Terza è una battuta, nè si immagina una espansione a macchia d'olio di questa esperienza. Il rischio elitario di un progetto ritagliato intorno al bando europeo è da valutare, aldilà della sua bella narrazione.

Le recenti leggi sul no profit hanno costruito un’autostrada per i progettisti dei grandi bandi, nazionali e internazionali, ma hanno ridotto al lumicino gli spiragli di partecipazione dal basso per le piccole realtà native. Quelli cioè che portano la carriola. Per loro è impraticabile mettere in piedi filiere che arrivino fino a Bruxelles, specialmente se desiderano tenersi le mani libere per criticare, proporre alternative, o chiedere un ruolo attivo nelle decisioni...

La questione che sollevo è la necessità di un protocollo grazie al quale la popolazione locale possa interagire con il Progetto, obiettivamente interessante, senza esserne solo i "beneficiari". Siano essi soggetti e non solo oggetti.

Perciò: felicitazioni al Saval, ma quelli che per tanti anni hanno usato il badile da volontari non si facciano chiudere fuori.

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La solitudine è una malattia micidiale

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Luglio 2020

solitudine

La solitudine può essere peggio della morte, perché ti priva della memoria degli altri.

Forse si può pensare che questo sia un argomento “alto”, ma basta guardarsi intorno, anzi ascoltare il proprio intorno, per capire che si tratta di un’emergenza sociale.

Il “distanziamento” è diventato la sublimazione di qualcosa che si respirava già nei nostri quartieri, da tempo, ma ha trovato il suo punto critico durante l’emergenza pandemica, specialmente per chi era già in difficoltà.

Se della fame ci si vergogna, dell’isolamento ci si ammala. Non parlo degli altri con tono moralistico, parlo di me. Si può pensare che dovrei stare zitto: pratico una buona professione, ho una famiglia unita, degli amici, eppure sono solo.

Questo perché abito in un posto che non riconosco, con il quale, malgrado tanti anni di convivenza, non ho stretto alcun legame stabile, empatico.

Io ho avuto la ventura di sperimentare la differenza tra abitare e vivere un luogo.

Sulla montagna da cui provengo, chiunque fosse accettato nel cerchio comunitario veniva identificato con una serie di attributi sociali riconoscibili. Di lui si sapeva tutto, a volte anche troppo e a sproposito, ma chiunque tu fossi, eri “qualcuno”.

Parafrasando Zygmunt Bauman io sono un esempio degli "sradicamenti" degli individui dalle comunità naturali e dei "reimpiantamenti" in comunità fittizie, periferie cresciute in fretta per supportare una industrializzazione prepotente (allora). L'epoca attuale, poi, ha fatto il resto: all'insegna del disimpegno, della flessibilità e dell'outsourcing (anche nella gestione del potere) ha distrutto completamente una seppur precaria sicurezza e un sistema minimo di certezze.

Non ci sono più, infatti, punti di orientamento che indichino un ambiente sociale "stabile", e avanza così la tendenza a non mettere le radici in nessun dove: una strana forma moderna, di "cosmopolitismo" che nega a priori la comunità.

Non vorrei che alla fine rimanesse solo qualche fotografia, come quando ho vuotato la casa dei mei.

E questo mi terrorizza.

  

Una Vicinia per ogni Quartiere

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Luglio 2020

viciniatenno

In questi giorni stiamo valutando la proposta di fondare una Vicinia per ogni Quartiere di Verona.

Vicinia è un termine utilizzato per indicare un insieme di persone abitanti nella medesima località, con interessi o beni comuni, ma anche un organismo triveneto di antica memoria, dove ci si confrontava sulle necessità incombenti, le regole di convivenza, le prospettive economiche e l’utilizzo degli spazi e delle risorse condivise che offriva il territorio.

Attenzione, non si intende sostituire la politica locale, nonostante ci regali alcune situazioni oggettivamente grottesche, ma affiancarla, incalzandola sulle questioni “collettive” che interessano i nostri Quartieri e nel contempo difendere i nostri interessi in ogni sede, quando essi vengano prevaricati.

C'è un errore di lettura che riguarda i protagonisti della politica, ma anche vasta parte del mondo del volontariato. Appena ci si occupa dell'acqua che si beve, dell'aria che si respira, degli alimenti che si raccolgono e si lavorano qui, dei processi formativi primari presenti sul proprio territorio, degli spazi aperti collettivi, di un’economia locale in crisi pandemica, si diventa "politici" o aspiranti tali e si può aprire bocca solo se ci si connatura come amministratori o futuri candidati.

Va chiarito: Cittadinanza Attiva e Politica non sono la stessa cosa! La prima si occupa di progetti concreti per la Comunità, a prescindere dalla burocrazia, dagli alambicchi del "do ut des” e dagli schieramenti. Da questo tipo di entità scaturiscono le domande e i bisogni collettivi, altro dalla richiesta di una cortesia privata.

La politica resta motore fondamentale della democrazia, se è messa in campo in nome di una visione (prima la salute, o prima i soldi?), di competenze specifiche e, prosaicamente, se dotata dell’abilità di sopravvivere tra forte competitività, giochi di ruolo, inganni, brutalità e guerra proseguita con altri mezzi...

Noi cittadini semplici, comunque, dobbiamo trovare una risposta alle nostre esigenze.

P.S. Meglio evitare di mettere il cappello elettorale a questa iniziativa, non garantirebbe alcuna soddisfazione...

   

Settima diminuita

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 03 Luglio 2020

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La Settima Circoscrizione comprende i quartieri di Madonna di Campagna, San Michele, Porto San Pancrazio e l’area verde a Sud-Est del Comune scaligero.

Si tratta di un territorio tormentato, postindustriale, dove i grandi cantieri si immaginano, ma raramente si portano a termine (si veda alla voce Filobus).

Da molti mesi, in Settima, la politica è ferma. Gli ultimi due verbali audio delle sedute del Consiglio sono risalenti al 30 gennaio e al 4 febbraio 2020 e riportano le tracce di sessioni durate rispettivamente 183 e 171 secondi.

Nei confronti del Presidente Marco Falavigna è stata presentata una mozione di sfiducia già a gennaio (allegato arancio). I motivi sono, per i firmatari, le “gravi negligenze” e la “gestione lacunosa”. Il periodo di Lock Down è passato sotto i ponti, fino al Consiglio del 29 giugno scorso, dove è mancata per un voto la maggioranza qualificata (10 su 15) per sfiduciare lo stesso Falavigna.

Adesso ci aspetta un lungo assedio.

Per alcuni la Circoscrizione è un ente inutile, buono per garantire uno stipendio aggiuntivo al Presidente. Io credo invece nella sua importanza come presidio sul territorio a patto che ciascuno faccia il proprio dovere.

Incombe un autunno duro, almeno sotto il punto di vista economico, scolastico e della prevenzione sanitaria e sarebbe grave se avvenisse in “absentia” della Circoscrizione.

Presidente, prenda atto della situazione, non ci tenga in ostaggio, ci risparmi di mobilitare la cittadinanza per chiedere conto, minuziosamente, degli atti effettivamente portati a termine.

E’ importante che lei comprenda che non sono solo fatti di “chi ha preso i voti”, ma anche di chi li ha dati, perché questo lungo letargo dell'Istituzione ha un costo per la collettività.

Come cittadini, lavoratori, artigiani, piccoli imprenditori di San Michele ci sentiamo in balia di noi stessi e a questo punto non escludiamo di organizzare un bell’Arengo in stile Repubblica di Venezia per difendere i nostri interessi in ogni sede e con ogni mezzo, legale e non violento.

Come si dice dalle nostre parti: “Ne tocarà rangiarse da noaltri”…

linkarancio  

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Il Filobus ed Elton John

Written by angelo jasmeno On Sabato, 20 Giugno 2020

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foto Gomiero

Dopo che il sindaco di Verona Federico Sboarina ha parlato di “ripensamento” sul Filobus, ho immaginato per lui una visita in sogno di S.Eligio, protettore dei Vetturini.

Secondo un antico detto napoletano, PURTÀ 'E FIERRE A SANT'ALOJA, i vetturini da nolo solevano portare alla chiesa a lui dedicata i ferri dismessi dei cavalli ormai fuori servizio.

Solo che il “Pupparin” (soprannome popolare del Filobus), in servizio, non ci è mai entrato...

Più seriamente, che ne sarà dei (nostri) soldi spesi fino ad oggi (cantieri, vetture, progettisti) compresi gli investimenti in una sontuosa campagna pubblicitaria che doveva far entrare nel cuore dei veronesi la nuova Filovia?

Dopo tante vie sventrate, viabilità rivoluzionate, cantieri ancora aperti, una messe di alberi e semafori spenti, i veronesi si indigneranno, ci sarà un bella marcia come quella per le lepri in Lessinia, con il Vate in testa? No...

Fatti salvi i soliti ambientalisti e i collezionisti di plastici e carrozze in miniatura, non si distinguono fuochi di barricata all'orizzonte.

Ho potuto constatare di persona quanto la revisione del trasporto pubblico fosse vissuta dalla maggioranza dei concittadini, toccati sul vivo dai cantieri, come un fastidio privato e mai come una opportunità collettiva. Il progetto “vincolato” era anacronistico, ma è rimasta l'impressione che il bus fosse percepito da tanti come mezzo “par poareti” e non come misura di civiltà.

Qui scatta la domanda Teologica ai miei amici cattolici, quelli che non si immischiano, architrave sociale della “Città dell'amore”:
Dove siete fratelli e sorelle, perchè la vostra voce non si erge sopra i tetti come recita il Vangelo di questa Domenica? La laudato si' l'ha scritta Elton John?

Se la risposta è che “disturbare il manovratore”, tanto per restare in tema, fa venir meno il sostegno dei benefattori, ricordo che solo l'albero buono (e magari ancora in piedi) può dare frutti buoni...

Non so più come chiedervelo, perciò lo faccio con le parole del genio del Middlesex:

When are you gonna come down? When are you going to land?...

news art1    

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Anima Grigia

Written by angelo jasmeno On Domenica, 14 Giugno 2020

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Quando scrissi Anima Grigia nel 2006 e ne parlò la stampa veronese, un politico locale, adesso importante, lo definì un: “Romanzo di Fantascienza”.

Forse leggendo l'Espresso di oggi potrebbe ricredersi, ma la storia travalica “la città dell'amore”, cercando di cogliere i nodi di un potere che buca la narrazione penetrando inopinatamente nella realtà.

Scelgo di riproporlo adesso perchè è ora e lo faccio in uno di quei siti lillipuziani che sostengo con contenuti e risorse mie (Damanto) nei quali, con argomenti ed ascolti diversi, dibattiamo di politica, religione e letteratura.

Mi rendo conto che la “legittimazione sociale” sia di ostacolo a una loro diffusione più capillare, io non vado in televisione né ho migliaia di follower, anche per gli argomenti che tratto, ma vi sento molto presenti nelle visualizzazioni e potrebbe capitare, un giorno o l'altro, che cominciaste a condividere con altri/e quella che non è autopromozione ma un semplice desiderio di confronto e verità.

Il protagonista di questo romanzo, Angelo Jasmeno, è un giornalista del sud che potrebbe somigliare a Mario Francese, cronista del Giornale di Sicilia ucciso nel gennaio 1979 dai corleonesi, perchè fiutava una pista buona e ne scriveva senza ritegno.

Lui aveva capito come funzionava, era un ottimo analista sociale che si peritava di mettere insieme indizi, rivelazioni, carte giudiziarie e amministrative e imbastirci una storia.

Quello che non capiscono molti amici e amiche è quanto sia importante regalare una contro-narrazione agli eventi delle nostre città, proporre nuovi personaggi, idee, fascinazioni...

La retorica del “Noi non siamo come loro” o “Noi lo faremmo meglio” non regge se i nostri racconti, i nostri sogni, non si discostano dai "loro".

Ho scelto la strada di un Podcast, semplice, originale e multistrato che può essere ascoltato agevolmente puntata dopo puntata ed evocare sentimenti e contesti che in molti sentiremo risuonare come i "nostri".

Ringrazio che mi ha voluto aiutare, prima passando la storia alla radio ed ora, riveduta nei modi e nei tempi su una piattaforma più adatta allo Smartphone.

Cosa c'entra Albicokka? Beh senza Angelo e le sue avventure semplicemente essa non esisterebbe.

 
 podcast

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Flavio e noi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 07 Giugno 2020

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Io ritengo che Flavio Tosi sia un politico scaltro e moderno, ma egli rappresenta, per i progetti urbanistici che ha portato avanti e le persone che si è scelto come sodali, l’antitesi del mio modo di intendere la politica e la vita.

La sua esuberanza fisica (il bagno nel lago il primo dell’anno), la sua memoria fotografica (capace di ricordare il tuo nome a distanza di anni), l’abilità nell’entrare in empatia con discorsi facili e mirati praticamente con chiunque, lo hanno reso il beniamino di molti veronesi, ma in lui si specchia (è un'opinione politica) una platea in odore di nichilismo neoliberista, dove il “carpe diem” ha preso il posto di qualunque altra credenza.

Sui social locali, quando qualcuno si richiama alle regole e al senso comune, diversi concittadini rispondono: “Tu vivi male”. Lo capisco, il loro immaginario è un piccolo baule di pulsioni, accatastato tra il tinello e il cassonetto.

Un'inchiesta chiama in causa l’ex sindaco come indagato per peculato. Per me giudizio politico e giudizio penale sono cose diverse. Si vedrà, ma questa vicenda non aggiunge e non toglie nulla all’andazzo esistente, anche perché la città che conta, al solito, ha risposto con una scrollata di spalle.

Non vorrei che anche questa volta, fatta salva la presunzione d’innocenza, ci si fermasse sulla soglia del caso isolato, come è già avvenuto nel recente passato, mentre è un intero sistema, non solo di eletti ed elettori e non solo tosiano, che andrebbe messo in discussione.

Esiste una scuola, nel mondo della sinistra veronese, che insiste sulla necessità di trovare nella destra la sponda per arrivare al governo della città.

La domanda è: con le politiche ed il mondo di Tosi il centrosinistra si può alleare in modo strategico, come è avvenuto già in alcuni comuni della provincia?

Io non ho dimenticato, al proposito, l’endorsement dell’allora segretario nazionale democratico Matteo Renzi il 23 giugno del 2017 a Patrizia Bisinella, compagna e candidata sostenuta da Tosi alle ultime elezioni comunali.

La risposta dovrebbe venire naturale...

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Nessun dolore

Written by angelo jasmeno On Domenica, 31 Maggio 2020

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Tra qualche mese in Veneto ci saranno le elezioni.

La sovraesposizione mediatica del Presidente Zaia, al netto di catastrofi che nessuno di noi si augura, lo riporterà sul suo scranno, i sondaggi parlano chiaro.

Quello che si fa fatica a comprendere è se esista qualcos’altro nel panorama politico e su quali argomenti riuscirà perlomeno a manifestarsi.

Io non mi ricordo come si chiamano i candidati alternativi all'ex ministro e questo non recita a favore né della mia attenzione, né della macchina comunicativa dell’opposizione.

So di certo che il Paris Saint-Germain ha acquisito il contratto di Icardi in via definitiva, che l’equipaggio della Crew Dragon è arrivato con successo alla Stazione Spaziale Internazionale e che negli Stati Uniti è in corso una rivolta per questioni razziali.

Quali siano i temi portanti dell’opposizione in Veneto o il fascino della sua narrazione, invece, mi è del tutto ignoto.

Il rischio c’è, alle elezioni regionali, di una ecatombe del centro-sinistra, ma anche delle altre forze governative, con elettori talmente demotivati da non recarsi nemmeno alle urne, tenendo conto di un risultato così scontato.

Mai come ora, invece, ci sarebbe necessità di un pensiero magico, di un’epica visionaria.

C’è un momento, nella vita politica, dove è il caso di cambiare marcia, inerpicandosi su temi arditi e impossibili, disperati, oserei dire. La questione ambientale, per esempio, è un punto debole del presidente, ma occorrerebbe una coerenza e una dedizione, sul piano locale, che pochi possono vantare.

Invece a Verona vedo che le strategie non cambiano mai, non c’è tensione, non c’è emozione, come scrisse il poeta, nessun dolore... Allearsi con una parte della destra per contare qualcosa da un lato, rimanere orgogliosamente sulle proprie posizioni legalitarie, ma senza strategie espansive, dall’altro.

Che facciamo allora, ci scansiamo?

Il morbo infuria e il pan ci manca, ma io credo che i non-leghisti siano in difetto di consapevolezza sulle complessità che ci stanno sfidando.

Il mondo ha decisamente voltato pagina. Nel caso, siamo sicuri di avere indovinato almeno il titolo del libro?

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A te che non sei più mia Sorella

Written by angelo jasmeno On Sabato, 23 Maggio 2020

radioaut

Cara sorella, ho saputo che ieri sei andata a rendere omaggio alla casa-museo di Peppino impastato. Bel gesto, complimenti, peccato che di quello che succede nella tua città, che non è Cinisi, tu non voglia accorgerti di nulla.

D’altra parte sei stata sempre la prima della classe, ossequiosa all'autorità. Ricordo il tuo astuccio così lindo e pulito da provocare invidia la mattina, prima di andare a scuola: colori a matita, pennarelli, matita, gomma, temperino, forbici, righello. Tutti gli oggetti al loro posto, tutto in ordine, mentre io faticavo a tenere insieme la mia roba, disordinato com’ero…

Delle cose che scrivo qui so che hai un certo ribrezzo, perché non ho nessuna certificazione del bel mondo che tanto ambisci a conquistare. Non ho la tessera di giornalista, la stessa che fu conferita a Peppino solo 20 anni dopo la sua morte.

Che razza di presunzione paragonarsi? Allora parliamoci chiaro: il Peppino Impastato in carne ed ossa, quello che venne infangato come terrorista, il “comunista”, quello che faceva casino su "Tano Seduto" nello stanzino di Radio Aut, tu a suo tempo non l’avresti nemmeno sfiorato, perché posti e persone come quelli rappresentano la tua antitesi morale.

Hai una profonda ansia di zittire tutto ciò che non si intona ai tuoi colori, perché altrimenti dovresti ammettere che ne esistono degli altri che nel tuo astuccio non ci entrano, nè ci vogliono entrare.

Quello che voglio suggerirti, e per l’ultima volta, è che loro, i criminali, sono qui, nel tuo perimetro di persona per bene. Tu che separi il secco dall’umido e ti dai dell’ambientalista, tu che popoli un IBAN e ti dai della volontaria. Loro ci parlano all’orecchio, continuamente e io percepisco il loro fetore, quel respiro gelido sulla nuca e mi domando: come fai a non accorgertene?

Non hanno il volto di Toto û Curtu, anzi, sono ineffabili e profumati colletti bianchi che hanno studiato nelle scuole migliori, conoscono ogni dettaglio della burocrazia e hanno una montagna di soldi, frutto di immani sofferenze umane, grazie ai quali drogano il mercato, scacciano le aziende buone praticando prezzi impossibili, sfruttano le debolezze di un sistema economico che verrà reso ancora più fragile dalla Pandemia.

Qui al nord non ammazzano, ma cancellano, come la tua gomma immacolata che ancora custodisci da qualche parte. Ti suggerico la lettura di ZERO ZERO ZERO di Roberto Saviano, anche se immagino tu preferisca qualcosa tipo ESSERE MIGLIORI di Vito Mancuso.

Quando verrà il mio momento, spero tardi e per cause naturali, non voglio il tuo nome sul necrologio, perché disconosco la nostra consanguineità.

Se qualcuno volesse conferirmi qualcosa gli suggerisco la maglia di Esteban Cambiasso, straordinario e sottovalutato centrocampista dell’Inter del Triplete, almeno lui, a differenza di te e del tuo mondo perfetto, mi ha dato qualche soddisfazione.

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21 maggio sciopero degli invisibili

Written by angelo jasmeno On Sabato, 16 Maggio 2020

braccianti

In questi giorni, non molto lontano da casa mia, è scoppiato un incendio, conseguenza di un probabile cortocircuito.

Ho letto a questo proposito sui social dei commenti degni del “Manifesto della difesa della razza” del 1938, perché in queste case abitano degli stranieri e a loro, anzi alla loro “sciatteria”, veniva attribuita tutta la “colpa”. Pubblico ministero, giudici e giuria. Per fortuna dopo poche ore il post è stato cancellato, con tutti i suoi osceni commenti.

Un breviario di luoghi comuni che si riferivano a case tenute come porcili, di taniche di benzina nei garage, fili scoperti e tutto l’armamentario che ebbi modo di sentire a proposito dei nostri emigrati in Germania negli anni ’50, che avrebbero tenuto: “La Capra nella vasca da bagno”. Come se le case non avessero dei locatari, per i quali la parola "manutenzione" non è stata bandita dal vocabolario.

So bene che nelle nostre città vi sono case fatiscenti, affittate a gruppi di stranieri che si ammassano in pochi metri quadrati.

Il mio primo pensiero però non va al loro vivere sotto il limte dell’accettabile per i nostri standard di igiene e convivenza, ma a chi profitta sulla loro necessità con una pigione esorbitante, a chi li sfrutta nei campi o nei cantieri, ai loro caporali.

Gli stranieri che vivono ai margini della nostra società sono esseri umani nè migliori nè peggiori degli altri, ma meritevoli degli stessi diritti e doveri, non so se alcuni speculano sulla bontà di coloro che li aiutano nella quotidianità, so però che è nel mio interesse fare in modo che nessuno possa vivere in quelle condizioni e, se qualcuno ne approfitta, deve essere prontamente perseguito.

So bene che alcuni/e mi diranno che sono belle parole, che i diritti sindacali per chi lavora nelle cooperative per modo di dire o solo a giornata, dove capita, sono i soliti discorsi, da "anima bella" per non dire di peggio. 

Forse queste persone non potrebbero permettersi altro, si può dire che qualcosa è meglio di niente almeno per chi vive nell'ombra, ma se la nostra “ospitalità” di sussistenza è questa, io mi chiedo cosa si intenda oggi con la parola accoglienza.

Mi è capitato di trovarmi in paesi lontani e di cogliere le evidenti incongruenze di certa cooperazione, solerte nell’aiuto nella quotidianità, quanto potente nel co-gestire l’economia di interi territori.

Là non ho colto alcun interesse nel sostenere la presa di coscienza civile, l'autonomia economica di prossimità e politica dei locali, almeno per chi aspirava all'emancipazione, in luoghi dove parole come queste si viene gettati in prigione, “perché questo crea conflitto”, sì con il regime.

Ritengo che il conflitto con gli approfittatori, siano essi trafficanti, proprietari di tuguri, “capo-omeni” o latifondisti non sia solo utile, ma necessario se vogliamo parlare di cooperazione, sostegno e integrazione, appena moderni.

Regolarizzare tutti i braccianti agricoli, senza codici e codicilli che lo rendano impraticabile, è un dovere civile per chi ha un minimo di coscienza.

Lo hanno appena fatto, mi direte, ma siamo sicuri?

Ci siamo chiesti perchè il 21 maggio, le Ombre, sciopereranno?

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Le Corti Venete e l'Elefante Bianco

Written by angelo jasmeno On Sabato, 09 Maggio 2020

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L’8 dicembre 1965 usciva il Singolo del Mamas & Papas: California Dreamin'

Quella generazione aveva un sogno: “Cerco un po’ di blu, dove blu non c’è”…

Leggo sui social che uno dei sogni dei miei concittadini è la riapertura delle Corti Venete. Massimo rispetto per i gusti di ciascuno, però ci terrei a far sapere che se uno preferisce l’apertura dei teatri, delle sale da concerto, oppure andare al mare, non è un disadattato “che vive male”, come ho letto.

Ci sono un’infinità di piccole attività che stanno tirando le cuoia nel silenzio. Secondo alcuni è naturale, non stanno sul mercato, se gli ipermercati propongono prezzi imbattibili un motivo ci sarà, se i giganti delle vendite online vanno così forte…

Come si fa ad acquistare un oggetto a una pippa di tabacco se proviene dall’altra parte del mondo? Perché non chiedersi quali sono le condizioni delle persone che l’hanno assemblato, delle Comunità da cui provengono le materie prime, dei diritti minimi di chi lavora a catena e dei marinai delle Navi Cargo?…

Ci sono tanti artigiani e piccole e medie imprese che vivono sul filo del rasoio delle scadenze, delle fatture che non vengono pagate, delle banche che chiedono di rientrare e poi le tasse, inesorabili e in anticipo.

Per chi le paga, dirà qualcuno. Bene, ma in una situazione del genere chi le ha sempre pagate, se l’attività è chiusa, come le pagherà domani?

Mi ricordo un negoziante di tanto tempo fa, si chiamava Beppuccio e aveva un Emporio. Lui trovava sempre quello che cercavi, nel modo in cui l’avevi pensato. Aveva un negozio di 30 metri quadri, ma se gli chiedevi un Elefante Bianco per il tuo Circo, te lo avrebbe trovato, perché lui pensava alla funzione delle cose, non alla loro apparenza.

Il suo negozio era un luogo meraviglioso ai miei occhi di bambino e anche quando era in bolletta, mio padre ci entrava sempre per comprare un piccolo oggetto e scambiare quattro parole.

Compaesano: nei negozi in franchising di cui senti tanto la mancanza l’Elefante Bianco non lo troverai mai.

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Lo SNORT Working

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 01 Maggio 2020

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Quanta acqua è passata sotto i ponti... Da bambino pensavo che il mondo si dividesse in servi e padroni, poi mi avevano spiegato che era tutto più complicato, che c'erano i corpi intermedi e adesso rischio di ritornare al punto di partenza.

La narrazione "mainstream" di questo periodo esalta il lavoro da casa come un grande miglioramento, ma la realtà ha molte facce ed essendo un assertore e praticante dello smartworking da tempi non sospetti, vorrei ragionare con voi sulla differenza tra smart working vero e snort (in inglese sbuffo, disapprovazione) working.

Prima di raccontare in cosa consiste questo approccio al lavoro, che evidentemente si può applicare solo a determinati servizi (le fabbriche non sono state ancora vaporizzate), vorrei spiegare cosa non è: un modo per scaricare sulla persona che lavora costi fissi (corrente, pulizia, strumenti di lavoro), costi sociali (si pensi alla cura dei bambini e degli anziani) e un dispensatore di reperibilità H24.

Per me il lavoro, o la sua definitiva emancipazione, passa per quattro parole chiave: partecipazione, libertàflessibilità, autonomia, invece in questi ultimi trent'anni la pratica ha preso tutt'altra direzione e le parole chiave sono diventate altre.

Visto che adesso vanno di moda le D, tipo distanziamento sociale, ve ne cito altre quattro, e non a caso:..

continuabk

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La Resistenza di Adesso

Written by angelo jasmeno On Sabato, 25 Aprile 2020

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Io lo so cosa sia un nazista. Mi è stato spiegato per filo e per segno da mio padre, scampato per uno scherzo del destino alla strage di Lasa (Val Venosta) il 2 maggio del 1945, mentre i miei nonni in lacrime erano già convinti di averlo perduto a 16 anni.

Ci tenne, il mio compianto papà, appena avevo conquistato un barlume di ragione, a spiegarmi che cosa significasse trovarsi di fronte a quelle divise grigio-verdi, dell’assenza di vie di uscita o patteggiamenti possibili. Poi, e questo mi è rimasto impresso più di ogni cosa, mi spiegò a cinque anni che cosa avessi dovuto fare dell’ultimo colpo rimasto in canna, se circondato.

Sembra strano, o forse un po’ crudele raccontarlo ad un bambino, ma ho sempre avuto la sensazione che lui avesse l’urgenza, o temesse, che un giorno o l’altro, in una forma magari diversa, loro sarebbero ritornati.

Si fa un bel parlare di dopoguerra, ma non si può dimenticare che nella nostra bella Europa abbiamo vissuto diverse ostilità, alcune particolarmente sanguinose, dopo la seconda guerra mondiale. Come non ricordare i fatti di Ungheria e la Primavera di Praga, i conflitti Jugoslavi che hanno portato alla morte prematura di più di 130.000 persone, per non parlare dell’Ucraina (guerra del Dombass), del disfacimento cruento dell'impero Sovietico e degli irredentismi diffusi, cito su tutti quello Nordirlandese cagione, a suo tempo, di migliaia di morti che arde ancora sotto la cenere.

Il lato oscuro dell’Umanità si riorganizza sempre, questo forse voleva significare mio padre e occorre essere preparati, perché basta un inciampo della storia e forse uno ne stiamo vivendo proprio ora, a cambiare nel tempo di un amen le carte in tavola nelle vicende del Pianeta.

continuabk

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La Fase boh

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Aprile 2020

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Come ci racconta l’attore veneto Natalino Balasso siamo nell’era dell’enunciazione. Telegiornali, pubblicità, politici, attori, cantanti e comici toscani hanno iniziato la campagna promozionale: “Riapriamo l’Italia”.

Sono frastornato: il commissario per l’emergenza Coronavirus, Domenico Arcuri, che viene dalla Deloitte e non da un centro sociale afferma: “Senza la salute e la sicurezza la ripresa economica durerebbe come un battito di ciglia. Bisogna continuare a tenere in equilibrio questi due aspetti, alleggerire progressivamente le misure di contenimento, garantendo sicurezza e salute di un numero massimo di cittadini possibile. No a improvvisazioni ed estemporaneità”.

Ma noaltri gavemo Zaia e Mantoan e ad oggi è difficile capire cosa significhi che il lockdown, come dise el presidente: “Non esiste più”. Se è proprio così, possiamo organizzare un Party?

Eppure vi sono dottori sul territorio che, dopo 60 giorni di lotta contro il Corona Virus, il primo tampone l’hanno fatto ieri. Strano, in TV un mese fa si parlava della: “Campagna a Tappeto”…

Siamo nel regno dell’enunciazione ma, lasciatemi dire, se certi giornalisti si ponessero delle domande non potrebbero ripetere a nastro che si potrà lavorare in fabbrica: “Rispettando il distanziamento sociale e con gli adeguati dispositivi”. Hanno la minima idea di come sono fatte le fabbriche italiane?

Nelle grandi aziende dove il sindacato è ancora presente e conta qualcosa si prenderanno dei provvedimenti, ma nelle piccole e medie aziende, nei luoghi dove l’Imprenditore è anche Padrone (c’è una differenza tra essere l’uno o l’altro che si chiama responsabilità sociale) o nelle realtà sommerse del subappalto chi si farà carico degli eventuali controlli?

Ho l’impressione che per riaprire la “Stanza dei Schei” ci sia chi ha già messo in conto un prezzo umano molto alto, specialmente se a pagarlo saranno i poareti, mentre el sior si rifugia nel suo chalet di Zermatt.

Questo è sempre avvenuto e accadrà ancora, ma non può accadere per sempre...

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Buona Pasqua Raminghi/e

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Aprile 2020

pasqua2020Che farò, che farò, alle tre del pomeriggio e poi... E' Pasqua! Dedico a tutti i gruppi di Albicokka, sulle diverse piattaforme digitali, una struggente canzone di Ivan Graziani 

Pasqua di rappresentanza

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Aprile 2020

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E’ un peccato originale, una grave sgrammaticatura istituzionale per chi è amministratore, tipo scrivere un’analfabeta al maschile con l’apostrofo, la richiesta ai massimi organismi nazionali da parte della conferenza dei sindaci veronesi, o della sua presidenza, unita alla Direzione dell’ULSS 9 di: “Permettere in via straordinaria ai sindaci veronesi di partecipare alle celebrazioni liturgiche nella domenica di Pasqua, in rappresentanza dell’intera cittadinanza”. 

Non ci vuole un raffinato costituzionalista per comprendere che nessun sindaco o direttore può aderire ad una funzione religiosa in nome e per conto di chi non si riconosce nella sua religione.

Il passaggio che più mi ha colpito però, è stato quello di un alto funzionario della sanità: “...Per questo trovo significativa la proposta dei nostri sindaci: esserci, anche solo simbolicamente come comunità”.

Comunità? Per cortesia non si usi questa parola a sproposito. Insieme ad altri costituenti Giorgio La Pira, un grandissimo sindaco cattolico (nella foto), ci ha tramandato nell’articolo due della nostra costituzione che noi non facciamo parte di una sola comunità, ma interagiamo con diverse, sia come singolo/a sia nelle formazioni sociali ove si svolge la nostra personalità.

E se di una sola Comunità noi dovessimo far parte, inderogabilmente, volenti o nolenti, è quella dei viventi. Cito al proposito un fraterno amico, Silvano Nicoletto: “Nessuno può dire questa aria è mia”… Sarebbe così anche per l’acqua, la scuola, l’ospedale e la medicina sul territorio, gli spazi di socializzazione, la natura nella sua incondizionata bellezza… Cosa pensano, al proposito, i nostri pii governanti locali?

Veniamo al sodo: quando sulla questione dell'ex lanificio Tiberghien fu posta, e lo è tutt’ora, la sua conversione in equilibrio con gli interessi economici a “Telaio Comunitario” con attenzione agli spazi di socializzazione (aperti, condivisi), ai negozi di quartiere, all’ambiente falcidiato proprio in quella zona dalle PM10, l’ostacolo più invalicabile è stato posto, bipartisan, da politici cattolici.

Steso un velo sul fatto politico, mi soffermo sulla ragione teologica. In riferimento ad un sala della Comunità arcobaleno, dove tutti potessero accedere, non in funzione di una appartenenza, ci siamo sentiti rispondere: “Alla socialità, al teatro, alla sala polifunzionale, pensano già le Parrocchie”.

Cosa trovate di diverso, in questa affermazione, dalla lettera della conferenza dei sindaci? Niente, se non una lettura preconciliare del cattolicesimo.

In questi tempi di distanziamento sociale e non solo da Coronavirus, occorrerà trovare degli spazi di avvicinamento, dove la gente re-incontra la bellezza e non mi interessa se prega un altro dio, non ne prega alcuno, ha una pelle diversa, o si chiama Matteo...

In quanto “respira la stessa aria” lui/lei è parte integrante di quel consesso naturale, incardinato sul bene comune che i sindaci dovrebbero rappresentare, questo sì, nella sua interezza: la Comunità Sociale.

E per quanto riguarda le Chiese cattoliche, mi piacerebbe si riammantassero di quella spiritualità, di quella dimensione metafisica e di raccoglimento che rischiamo, tutti presi dalla "concretezza" dell'oggi, di lasciare in mano agli integralisti, con i loro riti esclusivi.

Se non ammettiamo a noi stessi che esista qualcosa di inafferrabile che balla con la nostra fragilità, aspetti “altri’ che ci sfuggono nel loro linguaggio, ma così presenti, nel bene e nel male e nel tempo, non possiamo dirci cristiani, se decidiamo di affermarlo.

Se l’immagine di Dio è un bel quadro da scrutare dietro una teca anti-proiettile, un’ipotesi, una ballata new age dove la croce delle conseguenze dell’ingiustizia è stata sostituita dalla religione del buonismo, degli IBAN e delle manine giunte sui social, è giunta l’ora di parlarci chiaro.

Quello straordinario uomo e dio per chi ci crede chiamato Yeshua Ben Youssef ci ha chiamato ad una coerenza radicale, che non può prescindere dalla difesa del creato dai suoi saccheggiatori, affrontando le conseguenze dell’inevitabile conflitto di interessi che ne consegue.

Tornando ai sindaci:

Sia dato a Cesare quello che è di Cesare, ma non portiamo in chiesa la moneta della politica, della propaganda, del “Dio è con noi”. E' un doloroso ritorno al passato.

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Rifiuti Speciali

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Aprile 2020

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Vorrei condividere con voi il soggetto di un prossimo romanzo "Rifiuti Speciali" che potrebbe rappresentare la chiusura della trilogia di Griza, dopo "Anima Grigia" e "Piazza Vescovado".

SOGGETTO:

Nella periferia est della città di Griza appartenente alla opulenta regione di Vegonia, esiste una grande discarica che opera da decenni al riparo di ogni controllo, per il semplice motivo che i rifiuti sono un problema drammatico e nessuno sa dove metterli. Nel contempo si tratta di un affare miliardario e non vi è modo di sapere cosa si nasconda veramente sotto gli enormi teli verdi che ricoprono i cumuli di immondizia.

A dire la verità, un consigliere regionale è riuscito a recuperare alcuni 'X Files' che riporterebbero dati assai preoccupanti sul sito, ma giacciono dimenticati nel cassetto di qualche Procura.

Il management che gestisce l'impianto, costituito da colletti bianchi al di sopra di ogni sospetto e infarcito di relazioni a 360 gradi, sia nella politica che nella burocrazia, sa che la misura è colma e allora avvia un processo di ampliamento che porta la discarica ad oltre due milioni di metri cubi, in un'area fragile, carica di risorgive. Nel contempo però, a pochi metri, viene presentato un progetto parallelo di attività siderurgica per il recupero di materiali metallici pericolosi dai rifiuti e poi, guarda caso, dall'altra parte della strada è in ripristino un antico inceneritore dismesso dove, recuperato ciò che si può recuperare, si preparerà combustibile 'legale' da bruciare nei cementifici. Nel senso: 'Nel mio giardino no, ma nei tuoi pomloni, sì'. 

Jasmeno che ha un fiuto infallibile per le verità nascoste e i guai, anche perchè dotato di adeguate competenze finanziarie, non ci mette tanto a unire i fili dei tre progetti ed a capire che il punto debole sta nei controlli, nel senso che controllati e controllori appartengono alla stessa famiglia, intesa in senso lato.

Non si può partire dall'idea che il Padrone sia disonesto, ma si può certamente presumere che operi per il maggior profitto ed a questo servirebbero la politica e i servizi pubblici: a verificare, riequilibrare, mitigare, redistribuire...

In questa vicenda sono implicati tanti uffici, tante competenze e codicilli che solo il 'De Santis' di turno, consigliere comunale che sta sveglio la notte per leggersi le carte, è in grado di controbattere alla batteria di avvocati e lobbisti che circondano questo costituendo 'Distretto dei Rifiuti'. La sua attività viene però vanificata da alcuni suoi colleghi politici, di maggioranza e opposizione, che non vedono l'ora di esaltare il sito come un 'modello europeo' e di farsi fotografare sul posto, meglio se in compagnia di qualche membro del governo in carica.

Jasmeno si illude di contare sulle associazioni locali per cercare la verità ma, appena mette il naso fuori, accadono eventi molto strani: un camion gli taglia la strada, nella casa dei suoi amici si verificano episodi di 'autocombustione', gli stessi comitati entrano in crisi iniziando a litigare, qualcuno chiude.

Il Climax della storia si verifica quando una delle persone di cui Jasmeno si fidava di più in realtà si mostra per quello che è, un Giuda, simpatico e affabile, ma sempre Giuda, un infiltrato del sistema che trafuga le sue carte e le consegna al 'nemico'.
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Il finale non ve lo dico, devo ancora scriverlo.

Si tratta di fantasia, non preoccupatevi, siamo tutti brave persone, di quelle che non si farebbero mai mettere una bomba ecologica sotto al culo senza emettere un fiato, pronte a marciare, in un garrire di bandiere, per un albero tagliato e la pace nel mondo. Sì, possiamo restarcene tranqulli, da noi le zone grigie non esistono.

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Tra Viale Venezia e il MES

Written by angelo jasmeno On Sabato, 28 Marzo 2020

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In questa situazione drammatica dovremmo stare zitti, ma se si tratta di democrazia, allora è meglio parlare.

Al proposito mi domando cosa sappiamo del MES, il Fondo Salva Stati. Una entità politico-finanziaria sovranazionale al centro del dibattito e sotto controversa riforma.

Già ratificato nel 2012 in Italia, si incasella nel complicato Risiko degli organismi UE, ma quello che colpisce è il suo modello di governance:

  • Lo Stato in difficoltà avanza al Presidente del Consiglio dei governatori del fondo salva-stati richiesta di assistenza.

  • Il MES chiede alla Commissione UE di valutare lo stato di salute del Paese che ha chiesto aiuto e di definire il suo fabbisogno finanziario. In questa fase l’esecutivo comunitario e la BCE (e se necessario il FMI) analizzano se la crisi di quello Stato può contagiare il resto dell’Eurozona.

  • Dopo la valutazione, l’organo plenario del MES decide di agire e aiutare il Paese in difficoltà (il tutto più o meno nell’arco di 7 giorni dalla data di presentazione della richiesta formale di assistenza) con prestiti.

  • Le decisioni del Consiglio vengono prese a maggioranza semplice o qualificata e godono di immunità giudiziaria. I diritti di voto sono proporzionali rispetto alla quota versata da ogni Stato.

Tutto ciò non è gratis perché allo Stato che chiede aiuto sono intimati interventi sui conti pubblici, sulla ristrutturazione del proprio debito, che di solito si abbattono sul welfare.

Una entità terza di nominati può decidere del destino di un Paese sulla base di un meccanismo para-sociale?

Vi chiederete quale sillogismo unisca Viale Venezia a Lussemburgo, sede del MES.

Nei progetti commerciali invasivi che abbiamo cercato non di impedire ma di migliorare nella zona est di Verona, Il “mercato” si è interposto ad ogni osservazione di buon senso e la politica mi è parsa, salvo rari casi, deferente.

Investitori, tecnocrati e facilitatori non li abbiamo votati, eppure l'impressione è che 1000 cittadini contino meno di uno solo di loro.

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Sorprendenti Beghine

Written by marisa sitta On Sabato, 28 Marzo 2020

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Peccato che anche Angelo Jasmeno abbia usato il termine "beghine" nel suo recente scritto sui Corona-Pirlus con il tono spregiativo legittimato dal vocabolario.

Come la quasi totalità delle persone, non poteva sapere che dietro questo nome, BEGHINE, c'è la storia silenziata di un movimento di donne che nel XII e XIII secolo nel cuore dell'Europa hanno aperto una strada nuova e feconda, quella della "santificazione nella libertà".

Le Beghine erano donne religiose che, non volendo essere né spose né monache, hanno scelto di vivere in modo radicale i valori evangelici affrancate dalla tutela maschile. Fuori dal sistema clericale e senza rompere il legame con il mondo.

Hanno dato vita ad un movimento che ha raggiunto grandi numeri (circa duecentomila in Germania la metà del Trecento) strutturato in modi variabili, senza una fondatrice, senza una regola unica; donne libere di gestire i loro beni, di lavorare per mantenersi, abitando nella propria casa o in quartieri a loro riservati vicino a una chiesa.

L'autorità nelle comunità era affidata a una "Maestra" o "Grande dama" eletta per periodi brevi; la rotazione dell'autorità e delle responsabilità era un principio importante.

La loro vita era fatta di preghiera e di lavoro: davano assistenza ai malati e ai bisognosi, facevano scuola a bambini poveri e a ragazze anche di famiglie nobili ; praticavano la musica e le arti.

Leggevano e commentavano i testi sacri in lingua volgare.

Facile immaginare che siano state viste con diffidenza dalle autorità clericali, sospettate di eresia, qualcuna bruciata sul rogo e, col tempo, ricondotte a modalità più consone al sistema di controllo ecclesiastico.

Conveniva al sistema di potere religioso lasciar cadere la memoria di queste scomode donne; connotare il loro nome col discredito e la derisione si è rivelata una strategia utile a cancellarne la memoria.

Per saperne di più c'è un libretto prezioso e di facile lettura intitolato BEGHINE scritto dalla storica Silvana Panciera edito da Il Segno dei Gabrielli.

 

Cara Confindustria

Written by angelo jasmeno On Sabato, 21 Marzo 2020

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Io non faccio il virologo, né sparo puttanate pseudo scientifiche, ma leggo i giornali.

Tutti i telegiornali ripetono che i runner (quelli che fanno footing) portano sfiga e il 40% delle persone, incurante di ogni allarme, continua a spostarsi. Il punto è che tanti/e lo fanno non perché amanti dello sport all’aria aperta, ma perché vanno semplicemente a lavorare.

Dal momento che ci piacciono gli inglesismi il Lock Down vuole dire chiudere tutto, a parte i servizi essenziali di approvvigionamento: sanità, sicurezza, credito, energia, trasporti, ma non è quello che sta succedendo. E’ vero che le filiere sono complesse, occorre tenere presente i fornitori, ma sa il Signore cosa succede nelle Aziende, dove per amore o per forza si lavora a strettissimo contatto e non si può fare "on line".

Chi è stato in fabbrica sa che la sicurezza non è il fulcro dell'attività. Come si fa a parlare di dispositivi di autotutela se non li hanno nemmeno i dottori?

La metropolitana di Milano porta almeno 1.400.000 persone al giorno (wikipedia), se abbattiamo del 60% i transiti in periodo di pestilenza superiamo le 560.000 unità.

Qualche giorno prima del grande allarme mi ci sono trovato alle ore 18.00 di un giorno feriale, eravamo come sardine e una dolce signora che è inciampata nel mio Tolley per ringraziarmi mi ha soffiato in faccia.

Non siamo un sistema totalitario e non possiamo trasformarci nel Cile del 73 con i militari per strada, il punto è, come dice il sindaco di Bergamo Giorgio Gori che: “abbiamo sbagliato anche noi, anche io” … “Eravamo preoccupati per il virus, ma anche per le attività economiche delle nostre città” ... “Ma quell’equilibrio non poteva reggere”.

Ora io credo che una zona grigia di questa crisi stia in una fase di minimizzazione che potrebbe costarci cara. Spicca una intervista al Presidente di Confidustria, Vincenzo Boccia, al Corriere della Sera del 27 febbraio, mentre infuriava la bufera.

Voleva subito un piano di “rilancio”, #ripartire. Verso dove?

 news art1

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Giorgetti e il dottor Google

Written by angelo jasmeno On Venerdì, 20 Marzo 2020

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Non faccio polemica antipatriottica, ricordo che appartengo (a vita) al Reggimento di Gioacchino Bellezza, le leggendarie Batterie a Cavallo. Durante la battaglia di Santa Lucia, 6 maggio 1848, egli si spinse fino in vista di Verona, sotto incessante fuoco nemico e attese invano che la città si rivoltasse contro l’invasore. Siamo ancora qui ad attendere.

Giancarlo Giorgetti, allora sottosegretario alla presidenza del Consiglio, al recente meeting di Rimini di CL (e dove sennò?) ha pronunciato le seguenti parole: "Nel mio piccolo paese vanno a farsi fare la ricetta medica, ma chi ha almeno 50 anni va su internet e cerca lo specialista. Il mondo in cui ci si fidava del medico è finito". Come a Los Angeles dove al supermercato ti curi (?) da solo.

Lo dica adesso, che per motivi privati mi trovo asserragliato a fare il “reporter di guerra” senza tessera dell’ordine.

Lo dica adesso che non c’è un attimo di tregua nelle telefonate e dove emerge, mentre origlio i continui consulti tra colleghi, che un fattore di mitigazione del danno, importante, è la compostezza e la presenza capillare di professionisti che fanno medicina di gruppo coordinata sul territorio, operano scelte e triage drammatici in stretta connessione con il 118 e le strutture ospedaliere PUBBLICHE.

Lo dica adesso che molti operatori sanitari si sono ammalati e così i loro famigliari per stare al loro posto, senza scappare nelle seconde case o nascondersi al riparo di un certificato. Eccoli i veri patrioti!

L’idea del depauperamento della Sanità PUBBLICA, spinta al parossismo, corrisponde con l’epicentro della crisi, ma sarà uno sfortunato caso. E poi, scusatemi tanto, i fidanzati non si possono tenere per mano lungo la strada ma LA METROPOLITANA DI MILANO E’ ANCORA AFFOLLATA? Quale sorta di spettacolo deve continuare?

Non invitatemi più a sostenere economicamente ospedali religiosi, cliniche private o consimili e basta con “andrà tutto bene”.

Il fatalismo non guarisce, una buona sanità per tutti, anche sì!

 

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I Corona-Pirlus

Written by angelo jasmeno On Sabato, 14 Marzo 2020

In questi giorni di emergenza, tra i tanti aspetti che emergono dal mare ritirato della socialità, c’è la figura del deficiente prossimo.

A partire dai pretoriani di facebook che distribuiscono consigli alla ca**o. Tipo quelli che invitavano ad accalcarsi in piscina “perché c’è il cloro” in piena emergenza, dimenticando che esistevano gli spogliatoi e i bar interni (purtroppo) aperti.

Segue quello che va in gita al supermercato con tutta la famiglia, in gemellaggio, nella stupidità, con chi lo fa entrare con il pullman. Ci sono supermarket che, in seguito a segnalazioni e per senso di responsabilità, hanno operato secondo le regole ed altri che sono stati più laschi sulle distanze, per usare un eufemismo.

Parliamo del ristoratore che tenne aperto oltre le 18.00 facendosi beffe delle normative, assieme a numerosissmi clienti semi-deficienti che, alla vista dei carabinieri, non addusse alcuna motivazione di ignoranza legis, ma: “Qua semo a Verona e mi fasso quel che voi mi!”.

Un accenno al bar sport dei giardini, dove semi-anziani convinti di essere Bruce Willis, celebre il suo film “umbreakable” dedicato ad un supereroe incolume alle disgrazie, discorrono come beghine a mezzo metro di distanza, scatarrando, ma solo in caso di necessità.

Una particolare menzione al tizio che, adducendo il controllo delle analisi, si presenta in ambulatorio con una tosse "fine di mondo”, fottendosene allegramente della possibilità di contagiare dottori, segretaria e decine di persone al seguito.

Poi ci sono gli inconsapevoli, questa mattina (giuro) ho visto una signora di mezza età che camminava con quattro strappi di carta igienica sulla bocca, in vece dell’introvabile mascherina. 

Perciò bene i tricolori, il blu dipinto di blu e lo smartworking (concetto più articolato che lavorare da casa), ma molto meglio se, di fronte al virus dell’imbecillità, interveniamo tutti/e, denunciando, rimproverando e, se necessario, alzando la voce.

Senza rivendicarne alcun merito, potremmo salvare una vita. 

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Il Gran Premio Verona Est

Written by angelo jasmeno On Sabato, 07 Marzo 2020

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La Federazione di F1 ha messo gli occhi sulla nuova configurazione di viale Venezia a Verona. Infatti, terminati i lavori del nuovo Eden Adige Docks, dell’immaginifico centro commerciale-abitativo-terziario dell’ex Tiberghien e del supermercato ex Albi, con il sistema di rotonde che ne conseguirà, si pensa a disputare un Gran Premio.

Una delegazione dell’ONU sta da giorni negoziando una soluzione sulla nota vicenda della Cercola. Proprio lì dovrebbe trovare posto la Tribuna, all’inizio del lungo rettilineo di via Dolomiti, nel frattempo sgombrato della stessa speranza del Filobus. Non si è ancora rinunciato all’idea del canale navigabile “Pupparino”, ma potrebbe essere deviato in via Monte Bianco, utilizzando come appoggio le leggendarie pozzanghere.

Curva a gomito in via Marmolada e via Aldo Fedeli a manetta, curvone in via Tiberghien, dove si imbocca la rotonda e si entra nel centro commerciale, sulla strada interna che la collegherà all’altra rotonda situata su viale Venezia. Chicane su via del Capitel dove alloggerà un’altra rotonda ancora e a capofitto fino a via Quattro Stagioni, inversione a U sul rotondone con albero triste ma compensativo al centro, per poi infilarsi nel sottopasso Adige Docks, stile Montecarlo e via Galilei dove nel frattempo i balconi sporgenti saranno abbattuti e gli abitanti sfollati.

Al ritorno via Pisano, Rossetto, Torre Telecom, via Sgulmero per poi, una volta affrontato il girone dantesco dell’autostrada, ritrovarsi sotto la tribuna della Cercola, assiepata di tifosi.

Fantasia? Salvo le rotonde, certamente, ma c'è chi ha immaginato un ascensore per favorire un passaggio ciclopedonale sopra i fili dell’alta tensione della ferrovia per recarsi nel centro sportivo.

Seriamente, la nuova configurazione di Via Unità d’Italia renderà ancora più insopportabili la qualità dell’aria e gli sforamenti dei livelli di PM10, che secondo OMS si portano via decine di migliaia di persone ogni anno in Italia, ma niente zone rosse, per questo...

news web
EUROPA OMS

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Mondadori a Verona? L'ultimo amico va via.

Written by angelo jasmeno On Sabato, 15 Febbraio 2020

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In questi giorni l’ultimo reparto operativo interno di ciò che fu l’Arnoldo Mondadori Editore a Verona cesserà di esistere, verrà ceduto ad un’importante azienda di servizi.

Si tratta della factory che garantiva i servizi informatici all’intero Gruppo, mentre i funzionali che la supportavano potrebbero avere una nuova collocazione logistica.

Negli anni, molte delle attività che portarono la nota Casa Editrice a sfiorare le 4000 persone a Verona (per non parlare dell’indotto), sono state cedute a terzi, così come i processi di stampa (nei capannoni opera Pozzoni, ad esempio). Quello degli informatici AME non è che l’ultimo tassello.

Le grandi aziende ormai sono galassie di centri di costo attratti da un concentratore di interessi. Oggi è impossibile, sopra un certo livello di fatturato, vedere l’intero ciclo produttivo trattenuto all’interno dello stesso comprensorio territoriale-aziendale.

La globalizzazione e la finanziarizzazione dell’industria, unite ad una digitalizzazione rivoluzionaria, hanno tolto centralità alle abilità delle persone, spingendo verso il basso gli stipendi, verso gli utenti i disagi, verso una minoranza di privilegiati i vantaggi.

Certo non si può fermare il treno con le terga, ma immaginare una economia diversa, un rapporto più equilibrato tra interessi del territorio e industria manifatturiera, sarebbe il compito di una classe dirigente illuminata.

Invece stupisce che questo “cupio dissolvi” della fabbrica più innovativa e interessante della storia di Verona, sia dal punto di vista industriale che socio-politico, presente in città da un secolo, non abbia provocato un solo commento da parte di molti (se non tutti) i portatori di interesse.

Alcuni di noi troveranno il modo di celebrare 100 anni di storia, sia industriale che sindacale, della Mondadori a Verona, ma non è stato il maltempo a lasciarla scivolare via, ma l'insipienza e talvolta i piccoli interessi di un notabilato locale miope e provinciale...

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Zenti: Almirante vs Segre? Sterile polemic

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 03 Febbraio 2020

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Abbiamo ricevuto un comunicato del SAE, Segratariato Attività Ecumeniche, un'Associazione Interconfessionale di Laiche e Laici per l'ecumenismo e il dialogo a partire dal dialogo Ebraico-Cristiano.

Dal momento che pare non abbia ricevuto riscontro nella "grande" stampa cittadina, svolgiamo il compito istititutivo di Albicokka, che è quello di raccogliere le informazioni che altri, per convenienza o distrazione, lasciano cadere.

Giuseppe Zenti ritiene una "sterile polemica", un argomento marginale, il tema di via Almirante a Verona, mentre l'Autonomia dei Veneti è: "Un dovere sacrosanto" (vedi allegato 1)! Non c'è altro da aggiungere...

Nella foto, a nostra memoria, padre Massimiliano Kolbe, a cui l'"argomento" del nazi/fascismo costò la vita.

COMUNITATO

Il gruppo SAE di Verona, nella persona della sua rappresentante, condivide il rammarico espresso da Bruno Carmi della Comunità ebraica di Verona in merito alle parole del vescovo, Monsignor Zenti, che ha definito “sterili polemiche” la vicenda che ha visto l’accostamento del nome di Liliana Segre a quello di Giorgio Almirante. Ritengo infatti che queste non siano affatto “questioni marginali” in quanto non si possono mettere sullo stesso piano razzisti e antirazzisti.

Non si può ignorare il ruolo avuto da Giorgio Almirante durante il periodo fascista, in modo particolare durante la repubblica di Salò, epoca in cui fu resa possibile la deportazione dall’Italia verso i campi di sterminio dei cittadini ebrei.

Come associazione interconfessionale di laici e laiche impegnati nel dialogo ecumenico a partire da quello con l’ebraismo vogliamo esprimere il nostro rammarico per quanto detto e accaduto in questi giorni, con l’augurio che anche le autorità civili di Verona sappiano prendere atto dell’incompatibilità delle loro posizioni e possano agire in pieno rispetto delle vittime dello sterminio fascista, come espresso in parole durante queste giornate in memoria delle vittime della Shoah.

Bertinat Margherita
Responsabile SAE Verona.

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Arriva il Cassonetto Figo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 01 Febbraio 2020

cassonettofigo

Molti cittadini della zona est di Verona hanno ricevuto l’opuscolo dell’AMIA sulla raccolta porta a porta e i cassonetti “intelligenti”.

Bene, ma le persone ragionevoli si pongono alcune domande.

Parafrasando Bennato: fra gente importante, io che non valgo niente forse non dovrei neanche parlare… ma in questo mese di gennaio abbiamo sforato il livello di polveri sottili almeno per 20 giorni e cuore e polmoni restano i miei.

    • Sapendo che, nella Zona Est sono in atto dei mega progetti tipo Ca’ del Bue Revamping e i futuri impianti di trattamento dei rifiuti ubicati nei pressi di San Martino;

    • Prendendo atto che il tema è Druidico, nel senso che questo dell’immondizia è un mondo sacerdotale, guai a mettere in discussione gli sciamani di turno e sottovalutare i loro incantesimi…;

    • Osservando che i Cittadini intasano i social con le loro preoccupazioni sui cassonetti strabordanti, ed esercitano pressioni per risolvere il problema;

Chiedo:

1) Se gli impianti che vanno a costruirsi nel nuovo “distretto dei rifiuti” di Verona Est servono a recuperare Umido, Carta, Vetro, Lattine e infine Metalli dalla parte secca; il resto (plastica, carta, fibre tessili, ecc.) verranno trasformati, dopo opportuna lavorazione, in CSS cioè materiale che si brucia da qualche parte. Non è che faccio la differenziata per cose che poi riciclerò, semplicemente, respirandole?
2) Dovremo assistere al sorgere di discariche a cielo aperto, da parte dei “refrattari” alla modernità, mai perseguiti, come avviene in diversi luoghi della campagna veronese (ad esempio nei fossi intorno alla Mattarana) o lungo gli Argini. Non è giunta l’ora di punire questi criminali ambientali, piccoli o grandi, con la massima severità?
3) Seguendo quali processi avverrà il RICICLO e in quale realistica percentuale?

Voterò candidati alle elezioni Regionali che forniscano qualche risposta e non mantengano rapporti troppo stretti con il mondo dei “Druidi”, facendosi finanziare la campagna elettorale (anche) da loro.

     

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Sorry, We Missed You

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 20 Gennaio 2020

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Se decidete di andare a vedere l’ultimo film di Ken Loach portatevi il Maalox Plus.

Mi hanno colpito alcuni pensionati nostrani alla fine della proiezione, che tra di loro bofonchiavano: “Ma è una cosa possibile? Bah, forse solo in Inghilterra”…

Non si accorgevano di fare il verso ad una scena del film: la moglie del protagonista, pagata a cottimo per la cura degli anziani, alla dodicesima visita domiciliare sente la paziente affermare: “Ma l’orario di otto ore?”…

Senza rivelarvi la trama, posso dirvi che si tratta della storia di un povero cristo che, nel tentativo di sfilarsi di una vita di precarietà come muratore, giardiniere, idraulico partime, prova a “mettesi in proprio” comperando un furgone, lavorando per (loro dicono “con”) quella mega struttura logistica, ma anche politica, che è l’universo dell’acquisto on line.

Firma un contratto carico di “opportunità”, che richiede poi una disponibilità totale e dove i rischi (l’incidente, la malattia, il furto) sono scaricati su di lui, ecco cosa significa “autonomo” e non ci sono sindacati, partiti, istituzioni che lo difendano dal suo senso di inadeguatezza e da una fatica invalidante.

L’Italia è piena di queste situazioni, di imprenditori di se stessi sulla carta, di cui nessun telegiornale parla e mediatori che “distribuiscono lavoro” a pedaggio, in una giungla di subappalti.

E questo andazzo è accompagnato da depressione, orari impossibili, speranze vanificate, famiglie che vanno in pezzi sotto il peso della precarietà e dell’assenza.

Per consolarmi ho letto il Manifesto delle 6000 Sardine, ma di questi argomenti non ho trovato traccia, magari loro nuotano in un mare diverso...

Faccio parte di una generazione che mise in discussione le distorsioni della globalizzazione e fu “interrotta” alla scuola Diaz, il 21 luglio 2001.

I problemi sollevati dal regista inglese sono seri: Il fascismo, nella sua forma realizzata, è passato, mentre il "Moloch" si aggira sereno tra noi.

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San Pieretto, mi e la Maria

Written by angelo jasmeno On Sabato, 18 Gennaio 2020

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Durante le recenti feste Natalizie, ho avuto l’occasione di visitare la chiesa di San Pietro in Colle, a Caldiero.

Si tratta di un sito di cui si trovano tracce nei registri già nel 1130, come bene della Curia.

È una struttura romanica, ad unica navata, con tetto a capanna. All’interno si trovano importanti affreschi e lacerti di dipinti murali di stile bizantineggiante, che vanno dal XIV al XVI secolo, riproducenti il titolare, San Pietro apostolo, ma soprattutto svariate Madonne con Bambino, di varia fattura e originalità, ad esempio una Madonna in trono ed un Bambin Gesù che accarezza il volto della madre.

Secondo alcune fonti si trovava sulla via dei Pellegrini che da Est erano diretti verso Gerusalemme, Roma o Santiago, già in epoca medioevale.

Il punto è che, come molte cose belle che possediamo, rischia di andare in pezzi e le attività di conservazione andrebbero messe in atto con urgenza, perizia e continuità.

E’ un luogo magico, ma gli unici a presidiarne il ricordo sono uno sparuto gruppo di cittadini, ma specialmente cittadine, che a quel luogo hanno associato il concetto di “Alma Mater” alla quale affidare storie secolari di famiglie e Comunità.

Quindi onore a Stella, alla Ornella, la Gabriella, la Maria e le altre, oltre agli amici di San Pieretto, che non desiderano vedersi cancellati, spazio dopo spazio, i propri riferimenti relazionali, affettivi, ambientali e culturali.

Occorrono soldi, progetti ma sopratutto la consapevolezza che, se si viene meno alle proprie radici, si perde una parte di se stessi.

Sarebbe ora che le Istituzioni si prendessero cura di un doveroso, quanto urgente, restauro specialmente della copertura, per evitare che alla cantilena del ”padroni a casa nostra” corrispondesse un’evidente amnesia sul dove si trovi, in particolare nei siti che ne costituiscono le fondamenta religiose.

Necessita un pio “facilitatore” amministrativo che, per una volta, si occupi (a gratis) di un'opera dello Spirito e non del consueto centro commerciale.

    

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Ca' del Bue Revamping

Written by angelo jasmeno On Sabato, 11 Gennaio 2020

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“Ca’ del  bue Revamping”, sembra il titolo di un film di Tarantino. Ne ha parlato l’Arena, tornando a fare esplicito riferimento al tema Inceneritore in un articolo del 22 ottobre (allegato 1), prendendo lo spunto da alcune dichiarazioni ai margini di un convegno universitario del Presidente di AGSM, Daniele Finocchiaro.

Va detto che lo stesso Finocchiaro, il giorno dopo, ha smentito recisamente di riferirsi al "nostro" impianto, affermando di aver parlato: “A titolo personale” (allegato 2).

Ma qualcosa non mi convince. Così ho aperto il dossier “Oceania” (ispirato dal Telegiornale): Nella mia ipotesi si tratterebbe di reperire nelle Sgauje, magari già differenziate, le cose che si possono bruciare e grazie ad esse produrre calore-energia, anche in un luogo diverso. Per quello che si rilascia in atmosfera poi ci sarebbero gli “esperti” che garantiscono, come sempre, a gratis.

L’attuale ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, durante la sua esperienza nel dicastero Conte Uno ha affermato: “Con i Termovalorizzatori si pone fine al significato stesso dell’Economia Circolare, che si basa sulla logica delle quattro R: Riduzione, Riuso, Recupero e Riciclo”, mentre per Finocchiaro, par di capire, la Termovalorizzazione è parte integrante di detta Economia.

Acquisite le questioni filosofiche, ciò che si riesce ad evincere dalla recente presentazione in Regione del nuovo progetto Ca' del Bue di AGSM è la volontà di: “Massimizzarne il recupero (sgauje ndr) sia come riciclabili che come produzione di materiale combustibile in funzione della qualità del materiale in ingresso”. Fonte il Consigliere Michele Bertucco (Allegato 3).

Combustibile? E dove verrà bruciato? Sul posto, ceduto, o verrà approntato in loco un apposito Museo dell’Ecoballa?

La mia impressione è che, anche a proposito questo argomento, abbiamo a che fare con una strategia comunicativa a bassa intensità, a zig zag, ma con un approdo puntuale, che può contare su una rete collaudata di svagati, a 360 gradi.

      

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Il Profugo Ignoto

Written by angelo jasmeno On Domenica, 05 Gennaio 2020

fiaccolata
Ho partecipato alla commemorazione di Kofi Boateng ai giardini di Porta Vescovo antistanti la stazione.

E’ stato un momento di commozione e partecipazione, soprattutto da parte degli instancabili componenti della Ronda della Carità, delle persone che conoscevano questa persona e di coloro che, a vario titolo, si oppongono attivamente all’espulsione degli ultimi dalla vita civile, alla loro marginalizzazione nel girone degli “Inutili”.

Ho condiviso nel dettaglio le parole del rappresentante della Ronda, orientate alla prevenzione di altre morti, firmato la petizione come era previsto dall’invito e ascoltato con interesse le parole di Jean Pierre Pessou, mediatore culturale, sul senso della memoria in Africa.

Per alcuni la vera notizia è stata la proposta, poi attuata, di svellere dalle panchine lì intorno i cosiddetti divisori, simboli di inciviltà e separatezza ma, consentitemi, per me il tema portante è stato un altro: le assenze.

Mentre la polizia in borghese, facendo il proprio mestiere, osservava tutti noi e forse ci catalogava per “appartenenze”, anche io, nel mio piccolo ho fatto il mio censimento.

Ho letto di numeri importanti, quello che ho visto con i miei occhi era altro, per una tragedia che ha interessato i media nazionali, ma ciò che più che mi ha colpito era l’assenza della chiesa veronese, o almeno così mi è parso.

Kofi Boateng era il “profugo ignoto”, non garantiva punti sulla tessera del Paradiso, anzi semmai ne toglieva alla nostra coscienza. Purtroppo, se sei fuori dal perimetro dei “conosciuti”, diventi invisibile, anche se ci sei. Va considerato che, se ci sono centinaia di persone che dormono all’addiaccio, ciò significa che tutti noi, credenti e agnostici, abbiamo un grosso problema.

Come è possibile che nell’era del governo giallo-rosa siano ancora in vigore i cosiddetti decreti sicurezza e che nella “città dell’amore” non avere i documenti possa diventare sinonimo una sentenza definitiva?

Una ripensamento collettivo è necessario.

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La Pace è un tentativo

Written by angelo jasmeno On Sabato, 04 Gennaio 2020

Ho partecipato ad alcune marce della pace, pur non essendo pacifista nel modo in cui molti veronesi declinano questo termine.

Mi ha colpito, durante queste iniziative, la latitanza dell’oggi, quasi un rifiuto di affrontare la complessità contemporanea, come se bandiere colorate e inni di lode rappresentassero un antico rito apotropaico.

Oggi il mondo non è sull’orlo di una guerra, il mondo è in guerra permanente e per le solite cose, ma con armi molto più sofisticate. Il dramma della violenza lo avvolge, le contromisure sono difficili, il rischio della vacuità di certe iniziative, altissimo...

La Pace non è un mestiere che garantisce vitalizi, la Pace è un tentativo doloroso che ogni volta va adeguato ai tempi ed al progresso. La Pace non è immobile, né si può custodire dentro un mobile di casa, in un cassetto impolverato come una banconota destinata a finire fuori corso. E questo riguarda anche il movimento verde diversamente declinato che porta diritto all’eredità di Alex Langer, lui che alla successione di famiglia volle rinunciare...

Il movimento ecologista e pacifista a Verona dovrebbe sì rimettersi in marcia, ma sull'attualità; nel piccolo contestando le politiche inquinanti “centovetrine” della matassa consociativa che domina città e provincia, nel grande sulla comprensione dei fenomeni, che non sempre rispondono "amen" alla litania del “cessate il fuoco”, come sulla questione Curda.

“Certo, un'azione di forza per ristabilire un minimo di legalità internazionale può essere solo un primo passo, pre-condizione di ogni ulteriore soluzione politica”.

Sono parole di Alex Langer, in un articolo del 1995 nel quale chiese, fuor di metafora, un intervento armato della NATO in Bosnia montivandolo con la difesa dei più deboli, a qualunque etnia essi appartenessero.

Io penso che il migliore alleato della Pace sia il dubbio, il porsi domande alle quali abbiamo paura di rispondere, non basta più sventolare buoni propositi su strade fredde in faccia ai volti assenti dei passanti...

  
Langer - Tuzla

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Buon Natale, Raminghi

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

Mi rendo conto che per molti concittadini/e questo blog è un atto di superbia, per loro ciascuno deve posizionarsi là dove il destino, il censo, o i “capi” hanno deciso.

I Raminghi come me, e come una parte rilevante di voi che mi leggete di nascosto, non hanno mai avuto un luogo “assegnato”, anzi siamo aberrazioni che non dovrebbero nemmeno presentarsi.

La città di Verona è attraversata da un narrazione di sé che mi fa, sinceramente, ribrezzo. Nella vulgata è la città dell’amore: opulenta, tranquilla, paciosa. Ma noi Granpassi la scorgiamo da tutt’altra angolazione e non possiamo distogliere lo sguardo, per citare Tolkien, dall’occhio di Sauron e dalla sua dimora nella Terra di Mezzo. Non è poi così difficile distinguere, se ci si affida ad uno sguardo sincero, la torre fiammeggiamente di Barad-dûr.

Lui ci vede e noi lo vediamo, ma molti amici e amiche preferiscono ignorarne l’esistenza ed esserne, a sua volta, ignorati.

Che io sia matto è chiaro come il sole oppure, ribaltando il punto di vista, Lo sono quelli che hanno una risposta per tutto, un cassettino o un mantra dietro al quale nascondere ogni questione irrisolta, coloro che non tollerano contraddizioni, conflitti, o cambiamenti. Citando un poeta greco: i tiranni li odio tanto, tanto quanto ho schifo di loro.

Ritengo pertanto di avere diritto di scrivere quello che penso, anche se non ho il timbro del Ministero della Cultura Popolare, anzi esattamente in virtù di questo.

Solo dalle periferie esistenziali, dalle marginalità della Contea, potranno giungere pensieri innovativi, ma è anche compito di ciascuno/a di noi mettere da parte il Ramingo che siamo finiti/e per diventare e assumerci la responsabilità di ciò che siamo nati per essere.

    linkarancio
granpasso  raminghi

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Navi Cargo e pacchi regalo

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

navecargo

Nelle ultime settimane è stata citata la Nave come alternativa “ecologica” ad altri mezzi di trasporto pesante, ma è difficile immaginare stronzata più puntuale (a meno che non ci si riferisca a velieri e pedalò).

Secondo diverse fonti autorevoli (si consultino gli allegati in calce), un Cargo porta container consuma quanto milioni (sì, avete capito bene) di automobili, basta un centinaio di queste navi per inquinare più di tutto il parco auto mondiale.

Oggi, le navi Cargo continuano a solcare gli oceani sfruttando carburanti (olio pesante, bunker oil) il cui tenore di zolfo può raggiungere addirittura il 3,5%: a parità di distanza percorsa una nave da crociera emette inquinanti atmosferici pari a 5 milioni di automobili.

A Genova, ad esempio, sono state evidenziate concentrazioni molto elevate di particolato ultrafine, superiori addirittura a 40 volte quelle registrate in zone con aria pulita, mentre a Venezia, secondo l’Associazione “Cittadini per l’aria”, le emissioni di zolfo delle grandi navi arriva a 20 volte la quantità dello stesso inquinante prodotta dalle automobili nell’intera area comunale, Marghera e Mestre comprese.

E’ un problema molto serio, ma sul trasporto marittimo si basa una parte rilevante, se non strategica, dell’economia globale. Si produce a costi bassi, si trasporta a costi bassi, si rischia la vita a costi bassi, sia nelle fabbriche, magari situate in regioni remote e senza democrazia, sia sulle navi che affondano con una certa frequenza portandosi dietro i loro marinai.

Dunque quello splendido “crunch” che udiamo quando apriamo il pacco che un povero cristo ci consegna, smistato a tempo di record da un altro povero cristo, confezionato (può succedere) da una persona priva dei diritti più elementari non rappresenta sempre una “festa”, anzi, potrebbe essere l’ultima stazione di una filiera indecente.

Grandi esportatori internazionali, come la Maersk, si stanno ponendo il problema, ma la soluzione, purtroppo, non è ancora dietro l'angolo.

     

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Via Dolomiti e il Pupparin

Written by angelo jasmeno On Domenica, 22 Dicembre 2019

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Tutto da rifare per via Dolomiti. Si sta predisponendo alla Cercola un nuovo porto fluviale dedicato al cineasta Sergej Michajlovič Ėjzenštejn, indimenticato regista del capolavoro cinematografico: La corazzata Potëmkin.

Visto lo stato dell’arte, è più realistico infatti immaginare che un ramo dell’Adige venga deviato a colpi di vanga. Si attende per il 31 gennaio 2022 l'arrivo di un Pupparin, barcone della Repubblica di Venezia.

Ci eravamo un po’ insospettiti da quando, sulla stampa locale, ogni mese c’era una pagina intera dedicata a quanto: “L’è Belo el Pupparin” e così la Batela el Batelon, el Bragozzo el Burchio e la Caorlìna.

Se il Partito Centovetrine, che va per la maggiore, manterrà intatta la sua vena immaginifica grazie al canale, preoccupano il Partito DeiPoetiEstinti (tutto attaccato) e il Movimento degli Onesti. Il primo ha presentato una delibera per togliere la seconda P da Pupparin, visto che la forma l’è anca sostanSa, il secondo si affiderà alla piattaforma Pearà per decidere se il canale sarà meglio più alto che largo o, altrimenti, più largo che alto.

Secondo fonti locali, le recenti tracimazioni dei tombini e la caduta di transenne per colpa del vento non sono frutto dell’incuria, ma di una oculatissima strategia navale. In gran segreto sono in corso di sperimentazione brevi crociere di imbarcazioni in miniatura tipo Tochi del legno e Topette a fondo piatto.

Non è un caso se le transenne, che si spostano di notte come se fossero dotate di anima propria, sono state soprannominate dai residenti: Fiocco, Spinnaker, Gennaker e Tangone.

Nell'ultimo plenilunio si sono udite distintamente inquietanti voci marinaresche, del tipo: “Cazza la Randa!”. Al mattino però i pensionati, che ogni giorno presidiano il cantiere, hanno assicurato trattarsi di un più prosaico: “Vien Zo la Banda” cosa, peraltro, puntualmente avvenuta.

Qualcuno affermerà che su queste cose non si può scherzare, nè prendere in giro gente che patisce disagi da mesi, la risposta è: ESATTO.

   
pupparin   viadolomiti

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Lago di Tenno e Canale

Written by angelo jasmeno On Lunedì, 16 Dicembre 2019

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Il lago di Tenno è situato nel comune di Tenno (Trento), a pochi passi dal borgo medievale di Canale di Tenno (o Villa Canale).

Il lago ha una superficie di circa 195,190 m², un'altezza massima di 47,7 metri ed è il sesto lago per estensione del Trentino.

Il periodo di nascita del lago si fa risalire attorno all'anno 1100. Una frana di proporzioni colossali, staccatasi con molta probabilità dal monte Misone, ha riempito la zona formando una conca e sbarrando il corso del torrente Rì Sec.

Il toponimo dell'omonimo Comune ha la sua prima attestazione, del 1205, è già “de Tenno”. I primi insediamenti umani risalgono invece all’età del bronzo, come testimoniano i numerosi reperti. La comparsa dei primi nuclei abitati fu dovuta principalmente alla massiccia frequentazione della zona, dato che si trovava in un punto di connessione fra diverse vie e territori.

Da segnalare la frazione di Canale di Tenno. Le sue origini risalgono al XIII secolo, quando si viveva di agricoltura e pastorizia, le case di costruivano le une attaccate alle altre, cercando di ancorarle tra loro e strappare qualche piccolo spazio alle pendici della montagna. A Canale tutto sa di pietra e di legno, di ciottoli e di ferro: materiali poveri che hanno saputo vincere l’usura dei secoli per arrivare fino a noi.

A questi particolari si aggiungono ballatoi sbiaditi dal sole, vecchi solai ricoperti di pannocchie, affreschi, capitelli e tutto il rosso dei gerani in fiore. Sempre che ci si vada d’estate. Durante la seconda settimana di agosto il borgo si trasforma: diventa il “set” di una magnifica rievocazione storica con giullari in costume, artigiani, dame e menestrelli dietro ad ogni angolo. L’inverno, fino al 15 dicembre, qui si svolgono i mercatini di Natale, assai originali perchè messi in opera da artigiani e produttori locali, assiepati nelle stanze di antiche dimore.

Trovate il modo di visitare questi luoghi incantevoli, meglio se lontano dai periodi di grande afflusso turistico.

 linkblu   linkarancio
     lago         Canale

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